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Usa e Iran ai ferri corti, nuova guerra all’orizzonte?

Le notizie su ciò che sta accadendo nel golfo Persico, in particolare dallo stretto di Hormuz dove transita più di un terzo della produzione petrolifera mondiale, e sulle tensioni tra gli Usa e l’Iran, arrivano con il contagocce. Washington e Teheran sono gli attori principali di questa partita che potrebbe trasformarsi in tragedia, ma i comprimari sono di tutto rispetto: l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar e il Bahrein, praticamente il gotha dei produttori di petrolio, con Israele che potrebbe intervenire nel caso fosse chiamata in causa come lo fu durante la prima guerra del golfo. Per capire la situazione attuale e gli eventuali sviluppi, bisogna fare un passo indietro al 30 aprile 2018 quando il Premier israeliano Benjamin Netanyahu, che non aveva mai creduto alla buona fede di Teheran, mostrò al mondo ben 500 chilogrammi di documentazione Top Secret sul nucleare iraniano che il Mossad, il servizio segreto dello Stato Ebraico, aveva recuperato in un magazzino di Teheran. La documentazione, esaminata anche dagli esperti statunitensi che dopo la figuraccia delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein non possono più sbagliare, il mondo non aspetta altro, provava che l’Iran non ha rispettato gli impegni presi con la firma dell’accordo di Ginevra che metteva fine all’embargo USA. Per Trump, sempre alla ricerca di motivi per demolire ciò che Obama è riuscito a inventarsi durante i suoi due mandati, l’OK ricevuto dagli specialisti della C.I.A. è stato il gancio che gli ha permesso di ritirare la firma degli Stati Uniti dal trattato e davanti allo stupore di Obama e John Kerry, che non credevano arrivasse a tanto, ha anche rinnovato le sanzioni contro Teheran. Da quel momento gli Ayatollah hanno ricominciato a minacciare gli USA e Israele mentre l’Europa della lady PESC Mogherini cercava di barcamenarsi pur di salvare il salvabile.

Le minacce più serie e delicate riguardano proprio il blocco del traffico marittimo nello stretto di Hormuz e l’aumentare del traffico marittimo militare iraniano nel golfo Persico, in particolare la presenza di numerose barche veloci dei Pasdaran che nel periodo Obama misero più volte in difficoltà le poche navi da guerra che il Pentagono impiegava in quella zona, hanno fatto scattare le contromisure di questi giorni. Martedì 8 maggio l’Iran ha reso noto che non avrebbe più rispettato le limitazioni sull’arricchimento dell’uranio imposte dal Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), l’accordo sul nucleare firmato il 14 luglio 2015 da Teheran, Germania ed i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, quali USA, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina,  e il Pentagono in risposta ha schierato nel golfo Persico i bombardieri B-52 Stratofortess facendo passare la manovra come mossa preventiva alla minaccia di attacco da parte dell’Iran contro le forze statunitensi nella regione. Dall’otto maggio è continuata l’escalation di notizie sempre più inquietanti come la notizia, poi smentita, che 120.000 soldati sarebbero stati inviati nella regione mentre il 9 maggio la portaerei USS Abraham Lincoln e la sua squadra navale, superava il canale di Suez e si dirigeva verso il golfo Persico.

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9 Commenti

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  1. Secondo un modesto parere, credere alla bontà dei programmi futuri Iraniani sarebbe da stolti.
    Ricordiamoci che in quella area comprendente Iraq e Iran esiste la cultura del ” vincere ad ogni costo”.
    Ricordiamoci che l’Iraq nel recente 2001 non esitò ad usare gas nervini contro la popolazione Iraniana, causando in una unica volta la morte di più di 10mila persone.
    Ed ultimamente anche l’Iran ha usato gas velenosi verso popolazioni inermi avverse.
    Questo cosa significa?
    Significa che uno stato come l’Iran, una volta prodotta la bomba nucleare , e una volta messo all’angolo, non esiterebbe ad usarla verso lo stato Ebraico.
    Causando ovviamente la risposta dello stesso ;creando quindi il temuto olocausto nucleare.
    Obama a suo tempo fu alquanto INCOSCENTE a riservare fiducia verso un simile stato!

  2. La “storia dei 500 kg” di dossier in cui si incolpava l’Iran di nn mantenere i suoi impegni nel JCPOA si sono rivelati inerenti a prima della stipula dello stesso,e la recente operazione di recupero di un tecnico iraniano venduto ad Israele da parte di mossad,mi6 e parrebbe cia,si è rivelato un boomerang della propaganda anti-Iran dal momento che lo stesso ha confermato che i persiani si stanno attenendo ai patti e soltanto in questi giorni(per far pressione sui Paesi ancora dentro il JCPOA)si stanno discostando per l’evidente minaccia che si sta profilando all’orizzonte.
    Nn ci sono scusanti nella gestione mediorientale di Trump che mettendo all’angolo l’unico paese NON arabo dell’area,sta innestando una spirale in cui la sua proverbiale capacità di fare bancarotta,nn finirà con i libri in tribunale.
    Oltremodo le pressioni comunistoidi fatte alle aziende americane dell’hi-tech(tra cui google che nn fornirà piu a Huawei le patch commerciali di Android)di belligeranza commerciale con la Cina,porteranno acqua al mulino della stessa superpotenza asiatica che sono già diversi anni che,fiutato l’arrivo del socialismo in USA,sta installando componentistica hi-tech autoctona.
    Se Trump nn fosse arrogantemente convinto di essere il miglior venditore di tappeti del pianeta e si fosse posto il perché la tecnologia del 5g fosse la più avvanzata nello sviluppo in casa Huawei,si sarebbe risparmiato l’ennesima bancarotta col culo degli altri.
    Grandi colpe le imputo anche ai dem americani che stanno contrastando Trump lasciando via libera alle interpretazioni sinistrate dei suoi giovani-vecchi,tipo Ocasio e O’beto fautori di una linea politica talmente vecchia da essere usata da dei vecchi come Sanders e Trump.
    Patetici e pericoli tutti i politici USA in codesto tratto di storia di immani cambi di paradigma in ogni settore.

    Ps
    Caro Branzanti,colgo l’occasione di ringraziarti per il tuo passato appoggio ad miei commenti.
    Letta la tua sintetica nota sulla tua storia politica e personale,nn posso che sentirmi onorato delle tue attenzioni.

  3. Gent.mo Valter ho appena letto il Suo cortese commento e credo sia opportuno precisare alcuni aspetti che Lei sottolinea nelle mie opinioni. Anche perché non è, ahimè, la prima volta che mi viene attribuita la posizione più lontana possibile per me e cioè l’essere (o essere stato) comunista. In verità sono stato filoamericano (con la k si diceva allora) per oltre cinquant’anni, considerando che credo di aver sentito il primo fremito in proposito (e la contemporanea spinta anticomunista) al tempo della crisi dei missili di Cuba, quando avevo …sette anni. – l’anticomunismo lo maturai certamente con la visione de “Il dottor Zivago”, quattro o cinque anni dopo. Sono stato favorevole agli Usa per tutti quegli anni, ho assunto posizioni a loro favore in dibatti pubblici, nel corso della mia esperienza politica e di amministratore pubblico (nel PRI il partito italiano più vicino agli Usa), ho viaggiato al loro interno in ogni circostanza possibile, avevo persino pensato di andarci a vivere. Poi ho avviato un percorso di revisione, di riconsiderazione delle mie opinioni, su cui ha inciso, certamente, l’elezione di un presidente su cui non esiste aggettivo per definire il mio giudizio negativo (pessimo è riduttivo). Una riconsiderazione che mi ha portato a trovare impossibile, come in passato, ignorare gli enormi difetti del paese sul piano del sistema politico, dell’assetto economico e sociale, della posizione nel mondo. Maturando una critica, anche dura, ma da posizioni di democrazia liberale, che oggi gli americani mi sembra ignorino in modo preoccupante.

  4. Credere alla buona fede dell’Iran é da sciocchi o da ciechi abbagliati da immediati interessi commerciali.
    Se lascissimo che l’Iran sviluppi capacitá nicleare avremmo un caos inpredicibile nel Medio Oriente con terribili conseguenze sull’economia mondiale. Cedere in nome di parole vane nella politica internazionale é suicida, l’unica soluzione é agire quando hai il vantaggio, questa é una veritá elementare per chi abbia un minimo di senso comune. Non ci sará nessuna guerra fino a che l’Iran non sia sicuro di vincere perció ricordiamoci la saggezza romana:
    Si vis pacem para bellum.

  5. Ottimo articolo, come sempre. Credo che Trump, che ci ha abituato a mantenere quello che dice, non desideri assolutamente la guerra, come da sua affermazione. E’ vero che è necessario tenere a freno l’espansionismo iraniano, espansionismo che si avvale di prodi inclini al terrorismo. Non è pensabile che Iran possa arrivare al mediterraneo. Il tutto deve essere inoltre visto nella scacchiera internazionale dove la Russia deve stabilizzare il suo dominio in Crimea e Donbass, mentre la Cina si sta spostando verso l’Africa per avere più risorse naturali e portare le condizioni di vita interne più dignitose. Innegabile anche la caratteristica di superpotenza militare e tecnologica che sta lentamente consolidando. Venezuela e Corea del Nord, sono altri due punti di “gioco”, mentre ancora non sono ben definibili gli altri due grossi partecipanti: India e Brasile.

    • Quello che lei rimprovera agli USA è la ragione per cui vive in un occidente che non è nazista e neppure comunista (magari la seconda alternativa non le sarebbe dispiaciuta). E per lo stesso motivo ha la libertà di esprimersi come preferisce. Si aggiorni, perché usa gli stessi argomenti propagandistici del pacifismo dei partiti comunisti europei promosso dall’URSS del secondo dopoguerra, Stalin regnante. Che non usò l’atomica, anche perché nel ‘45 non l’aveva, ma non avrebbe esitato ad usarla anche contro i suoi alleati dell’epoca qualora l’avesse avuta. In compenso con il sistema del Gulag riuscì a farne fuori mille volte di più di quelli uccisi ad Hiroshima e Nagasaki, col merito aggiuntivo per un boia, che le vittime erano cittadini del suo paese.

  6. Quando c’è una contesa che può sfociare in un conflitto catastrofico ed uno dei contendenti é l’unico ad avere usato, nella storia, l’arma nucleare contro gli esseri umani e ad aver vissuto in pace solo 16 dei suoi 230 anni di esistenza, qualche preoccupazione bisogna nutrirla.

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