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Usa e Iran ai ferri corti, nuova guerra all’orizzonte? - Seconda parte

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A questo va aggiunto che la USS Kearsarge nave da attacco anfibio è approdata vicino agli Emirati Arabi Uniti. Mentre alcuni droni di fabbricazione iraniana, in mano agli yemeniti, hanno bombardato dei siti petroliferi sauditi, 4 petroliere, due saudite, una degli Emirati Arabi e una norvegese sono state colpite da atti di sabotaggio e mentre gli specialisti stanno eseguendo le verifiche sugli scafi al fine di chiarire eventuali responsabilità, è trapelato che due cacciatorpediniere, l’USS McFaul e l’USS Gonzalez, hanno attraversato lo stretto di Hormuz.

Anche la nave ospedale USNS Mercy, la più grande del mondo, si trova nel golfo Persico e proprio questa presenza fa sospettare che questa volta la Casa Bianca faccia sul serio. Il presidente iraniano Hassan Rouhani ha fatto sapere che i Paesi che rimangono nell’accordo hanno 60 giorni di tempo per rispettare le promesse sulla protezione del settore petrolifero e bancario iraniano dalle sanzioni americane. Difficile capire come reagiranno Germania, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, considerando che Trump ha promesso sanzioni anche contro chi continuerà a fare affari con l’Iran. È chiaro che la situazione, sia nelle varie cancellerie che nei tavoli segreti di trattativa, sempre presenti dietro le quinte delle grosse crisi internazionali, sia estremamente tesa, e la speranza è che gli incaricati riescano a trovare una soluzione soddisfacente per tutti prima che si cominci a sparare, perché mai prima d’ora si era arrivati così vicini a una sanguinosa guerra regionale che oltre a infiniti lutti potrebbe riportare il mondo a vivere nuove disastrose crisi energetiche.