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Voto, turatevi il naso

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Voto, l’editoriale di Luigi Bisignani sul Tempo del 4 marzo 2018

Bisogna andare a votare per recuperare i 5 anni che la sinistra delle ripicche interne ha fatto perdere al Paese.

Ed è bene rivedere anche i foto grammi del film, iniziato nel 2013 con l’innocuo Letta (Enrico) che subisce il golpe di Matteo Renzi, il quale trasforma Palazzo Chigi in una succursale della periferia fiorentina. Ma i sogni di grandezza del rottamatore, Jobs act a parte, svaniscono tra leggi elettorali farlocche e una fallita riforma costituzionale che puntava all’abolizione di quel Senato che ora forse sogna di presiedere.

Poi, come in una vecchia pellicola in bianco e nero, arriva sornione il Conte Gentiloni, che negli ultimi mesi ha scoperto la sua vera natura di lottizzatore surclassando qualsiasi ministro della prima Repubblica.

Dalla incredibile nomina di un banchiere pacifista, «Arrogance» Profumo (che sta affossando Leonardo/Finmeccanica) al rinnovo anticipato dei vertici di Trenitalia, il cui disastro è sotto gli occhi di tutti. All’Ad renziano di Fs, Renato Mazzoncini, è stata affidata anche l’Anas con un accorpamento che fa inorridire chiunque si occupi di trasporti e, come se non bastasse, c’è chi vorrebbe fargli inglobare pure Alitalia anziché mandarlo via per manifesta incapacità.

Mentre sulla scrivania del ministro twittarolo Calenda sono colpevolmente ancora aperte centinaia di crisi con riflessi occupazionali drammatici come l’Ilva, per non dire di Embraco, posticipata a dicembre solo grazie alle misure di un Cipe elettorale che ha distribuito a pioggia 4,3miliardi o ancora il massacro che da Tim, a guida francese, stanno subendo le imprese italiane.

In politica estera, inoltre, la nostra inconsistenza è palese con Macron che la fa da padrone e laMerkel che, seppure azzoppata, si permette di dare buca al Premier italiano.

Una menzione va al cimitero a cielo aperto del mar Mediterraneo e nel momento in cui i cittadini entrano nella cabina elettorale è bene riguardare questo film dell’orrore.

E magari ricordare l’indomito Berlusconi, contrario all’intervento in Libia contro Gheddafi, che a Pratica di Mare mise insieme Putin e Bush, portò Draghi alla Bce e ora punta su Tajani, autorevole presidente del Parlamento Europeo, a Palazzo Chigi.

Oppure la grinta di Salvini nel trasformare la Lega, la coerenza della Meloni e la scommessa di Fitto e Cesa di far rinascere un partito cattolico.

Non andare a votare significa fare il gioco dei 5 Stelle e di tutti quelli che puntano solo ad un definitivo sfascio, come si augurano alcuni opachi apparati Usa e quelle banche d’affari di mezzo mondo per una speculazione senza precedenti. 

Luigi Bisignani, Il Tempo 6 marzo 2018