Zuppa di Porro: rassegna stampa del 15 maggio 2020

Moriremo di distanziamento sociale

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00:00 Diciamo senza ipocrisia che con il distanziamento sociale siamo morti

03:35 La fine degli aeroporti e delle compagnie aeree.

06:10 La follia di addossare le responsabilità all’imprenditore se un dipendete si becca il virus.

07:45 Per i dipendenti pubblici nessun problema…

10:44 Nel decreto manca la velocizzazione delle opere pubbliche.

11:33 Tutte le mancette del decreto spiegate da Repubblica…

12:20 Il ministro Franceschini sul Fatto Quotidiano abdica al suo stipendio…

14:20 Il Daily Mail racconta la lotta tra le maestre che vogliono tornare a scuola e i sindacati che lo vietano.

14:40 Zingaretti intervistato su La Stampa spiega che non c’è alternativa a questo governo. Lo stesso Zingaretti che non troppo tempo fa non voleva un accordo con il M5S.

15:08 Gualtieri intervistato su Repubblica dice poco o nulla se non che i 55 miliardi diventano 155 miliardi.

15:20 Fantastico Giordano oggi si cucina der Kommissar Arcuri.

16:40 Quel bonus del 110% per le ristrutturazioni edilizie che non serve a nulla…

17:55 Rai, è battaglia tra Pd e M5S sulle nomine

 

 

 

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23 Commenti

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  1. Posto una risposta rivolta a Kim, che mi pare adatta anche questa zuppa:
    Kim, penso che tu stia parlano senza conoscere un centesimo della realtà. Io possiedo immobili e patrimonio che sto gestendo per i miei giovani nipoti. Derivano da quattro generazioni di teste pensanti e di gente che ha lavorato anche 18-20 h al giorno tutta la vita, differenziando gli investimenti, e nel frattempo pagando le tasse sui redditi percepiti. Negli ultimi venticinque anni abbiamo pagato, lavorando, tre mutui. In questi mesi mio padre è morto relativamente giovane, per le attuali aspettative di vita, e ritengo che, in base al contribuente che è stato per questo schifoso stato italiano, sia stato curato male, anzi ucciso. Sono sempre stata contraria alla sanità privata e non la uso, ma mio padre è morto per mano della sanità pubblica, che abbiamo finanziato con le tasse. Ora affrontiamo la successione e il nostro caro “socio occulto” ci svenerà di nuovo di tassazione ( ndr: di questo neanche un cenno nel decreto, i succhiasangue si intascheranno le tasse di successione di 35.000 morti- 35mila!).
    Nel frattempo sto cercando di avere la liquidità che serve sul conto corrente per gli stipendi e la successione, con la speranza, e l’incubo, che i tafani di governo non me ne RUBINO una percentuale per “patrimoniale” finanziaria, per finanziare terroristi e nullafacenti. Ti faccio notare che la patrimoniale sui beni immobili, sebbene dichiarata INCOSTITUZIONALE, viene comunque applicata mediante IMU e TARI ecc ecc, per non parlare dei bolli e tassazioni sulle auto e mezzi di trasporto.
    Per portare avanti le nostre attività ora rischiamo processi per dolo, nel caso si ammali un dipendente, danni milionari per malattia e morte, abbiamo un costo del lavoro e tassazione di impresa spropositati rispetto all’universo mondo. Perché mai la nostra generazione dovrebbe stare qui a creare lavoro e non portarsi via il poco che rimane e VIVERE sereni altrove?
    Riflettete: Invece di prendervela con la classe media che PRODUCE ricchezza, prendetevela con chi spreca i vostri soldi, tenendo in piedi carrozzoni, enti inutili, vitalizi, caste improduttive, fatte di seggiole e incapaci, che producono solo norme ANTI-LAVORO, ANTI-italiani, ANTI -operai, ANTI- economiche. Perfino ANTI-motivazione. Esisteva, prima di costoro, un diritto allo studio, per cui se avevi testa e ti impegnavi, anche un figlio di un operaio o un contadino, come mio padre, poteva diventare medico, ingegnere, dirigente di un’azienda. Insomma potevi migliorare la tua vita. Anche senza studiare, potevi diventare un ottimo artigiano, quanti inventori di lavoro abbiamo avuto! Ma le nostre ultime generazioni se ne sono andate, e ci sono rimasti gli scarti a governarci. Che tristezza quando il popolo non vede che li stanno riducendo a plebe.

  2. Con le nuove norme mascherine fino al 31 luglio RAGAZZI!
    Hanno già DECISO come andrà indipendentemente da come andrà nella REALTà!

    • Galli sarà contento, ieri dalla Gruber l’apoteosi, una serie di previsioni fosche e quel tono “paternalistico” sul fatto che “si, effettivamente ci rendiamo conto che è necessario riaprire” , bontà sua…

  3. Ciao Nicola, ti rinvio un pensiero scritto ad Aprile non appena questo “social distancing” cominciava dominare la comunicazione di massa e si cantava dai balconi.

    DISTANTIA ET IMPERAT
    La deriva della non società socialista

    “Stamme a’n palmo dar ****!”
    “No! sei tu che devi sta a du’ palmi dar **** mio!” (Amore tossico – Italia 1983)

    Potrebbe diventare lo slogan del cosiddetto “social distancing”; un altro subdolo epiteto per
    continuare ad erodere senza scrupoli le libertà personali o meglio la libertà.
    Politica tossica.

    La tirannia iniettataci per endovena attraverso quella siringa chiamata legge, ma che si legge DPR o quant’altro pubblicato sulla gazzetta ufficiale e prodotto – spesso su commissione e/o ad personam – da premi-bottoni cui concediamo l’onore di appellarsi Deputati della Repubblica e che in barba a qualsiasi freno ha di fatto trasformato il codice da civile in incivile, la polis in lager e i cittadini in cantanti a cui verrà presto fornita la casacca della Juventus a strisce orizzontali.

    Ad ogni “pera” grandissime sensazioni, splendide emozioni: il casco, le cinture di sicurezza, divieti di circolazione, ZTL, targhe pari e dispari, decibel, HCCP, divieto di fumare, seggiolini anti abbandono, sexual harassment, moral harassment, power harassment, quote rosa, pagamenti elettronici antievasione, vilipendio, fake news, diffamazione, privacy, sicurezza sul lavoro, omofobia, congedo parentale, reddito di cittadinanza, comportamento antisindacale, conservanti,
    coloranti, preservativi, eco tax, prelievi forzosi, daspo, certificato antimafia, omg, e hi più ne ha più ne metta fino all’olio di palma.

    Come un tossicodipendente in crisi di astinenza siamo noi a cercare di rincarare la dose. In preda allo “scimmio” del vero oppio dei popoli: il socialismo.

    Un continuo e lento degrado dell’umanità, della Legge (quella seria e vera, con la “L” maiuscola), del senso comune (sì! quello del buon padre di famiglia), voluto e purtroppo ottenuto da chi si fregia di essere più uguale degli altri e lo vuole essere senza rischi e per di più con il beneplacito di tutti noi maialini.

    La Legge – parola e concetto basi dell’evoluzione umana – (rimandiamo a Bruno Leoni “La libertà e la legge”), il buon senso e il senso comune (rimandiamo a Luigi Einaudi “Le prediche della domenica”), il “verbo” inteso come valore e forza della parola (rimandiamo ad F.V.Hayek “Il socialismo e gli intellettuali” e perché no… anche al Libro Sacro!)

    Legge, buon senso, logos.
    Questi i bersagli dei nemici della libertà e quindi della polis.

    Impattate dall’oppio, le fondamenta della res pubblica e dell’umanità tout court, ormai assomigliano alla dentatura e al fisico di un eroinomane che lascia andare il meglio di se appagato dalle endorfine sprigionatesi sotto l’effetto della droga, e dalle quali ormai quasi irreversibilmente dipende.

    Per lui la droga è Dio: il massimo. Il massimalismo. Stupefacente! Reddito di cittadinanza universale! C’è!

    L’unico modo per disintossicarsi è trovare un leader autenticamente e profondamente liberale (nel significato originario, vero ed unico dell’etimo) in grado di creare una comunità che riesca ad agire e ad innescare un volano i cui benefici si traducano nello stimolo per la rinascita delle istituzioni, delle nostre vite e dell’umanità piuttosto che lasciarla al suo “distanziamento”.

    Viva la libertà! Abbasso la schiavitù e la sua via!
    Stacci a un palmo dal ****, socialismo!

    P.S.
    Nonostante si parli spesso di liberismo e liberalismo selvaggi, ad oggi sulla terra non esiste un solo stato governato in base all’ideologia liberale.

    La veemenza della critica è rivolta all’ideologia socialista e a coloro che in malafede se ne
    approfittano; in alcun modo deve essere intesa come mancanza di rispetto verso chi ha creduto e crede in suddetta ideologia, ma a costoro chiederemmo dialetticamente di concedere dopo cent’anni di tentativi falliti ed un mese di arresti domiciliari l’onore della prova.

    Liberale non significa asociale o idiosincratico o disumano; ma persona che garantisce le condizioni per cui socialità, solidarietà, beneficenza avvengano spontaneamente e per convinzione piuttosto che per obbligo.

    La stessa differenza che passa tra uno scolaro che studia con passione e trasmette il piacere della conoscenza ed uno a cui viene imposto di fare i compiti suo malgrado e per il quale la conoscenza diventa una pena da sfuggire con ogni escamotage possibile.

    Antonio Mariani (Giappone)

  4. Non posso accettare che mio figlio, e non solo il mio, a metà del suo percorso di studi di pilota d’aereo, svolto con passione, impegno e bravura, e aggiungo sacrifici e impegni economici, oggi viva nell’attesa, nella speranza che tutto possa riprendere dal giorno in cui tutto si è stramaledettamente fermato ! Purtroppo è successo un disastro economico ma soprattutto umano e qualcuno, ne sono più che convinta, ne ha la responsabilità ! Tutti dobbiamo ripartire ne abbiamo il diritto, in primis i nostri ragazzi. Il nostro futuro non è domani è oggi stesso. Ripartire in sicurezza si può, solo e se tutti lo vogliono.

  5. Faccio parte della categoria invisibili al Governo ma non al fisco.
    Mi spiego: Fino a Dicembre ero assunto da una piccola societa sas composta da mia moglie e mia figlia per pagare onestamente i contributi come un buon cittadino. A Dicembre è finito il lavoro e non avendo all’orizzonte altre soluzioni e conoscendo quanto sono pesanti gli oneri INPS, INAIL e chi piu ne ha piu ne metta, ho deciso di licenziarmi in quanto scelta economicamente piu sostenibile per la societa sas. Bene arriviamo a noi: dopo due mesi di fermo totale (Gennaio e Febbraio), a Marzo arrivo il fermo di Stato chiamato CORONAVIRUS. Avendo rescisso a Dicembre, a Marzo non sono ne carne ne pesce, quindi niente CIG e niente 600 euro per la società. SENZA una lira e rispetto al 2019 fatturato “0” nel 2020. Come vivo? Con i soldi che a 58 anni mi passa mio padre pensionato. Sono arrabbiato e credo di non essere il solo. Sento solo giustificazioni senza senso e promesse da marinaio da questo governo e nel frattempo mi ritrovo a 58 anni a dover cambiare vita per l’ennesima volta e questa volta non per colpa mia.

  6. Porro ha perfettamente ragione!
    Altro che inxazzarsi, gli statali che vogliono stare a casa vanno assolutamente lasciati a casa. Per sempre però.
    Che sia la volta buona che si riesce a sforbiciare il numero di dipendenti pubblici?

  7. Nicola, diciamo la verità , da operatore turistico , il distanziamento sociale equivale ad una condanna a morte . Abbiamo costituito un gruppo di operatori turistici del chianti e vogliamo sostenere tenacemente la libertà di riprendere ad ospitare come ospitavamo prima del Covid .

  8. Se non fosse che sono un dipendente pubblico, verrebbe veramente voglia di far di tutta un’erba un fascio ed incazzarsi. Quei cacasotto dei dipendenti della Banca d’Italia che vogliono stare a casa con lo smart working fino ad ottobre perché c’hanno paura del coronavirus, sono proprio dei gran dritti!

    E certo: ad ottobre comincia la nuova stagione influenzale 2020-2021… Mannaggia poverini! Ad ottobre si vedranno sempre costretti a stare a casa.

    E pensare che io faccio di tutto per non farlo lo smar working!

    • Mi complimento per la sua onestà
      In Sicilia i dipendenti pubblici hanno richiesto pure il rimborso luce e buoni pasto perché
      Lavorano… da casa…
      Non ho più parole

      • Sì, le parole dette tra noi non bastano.
        Questi temi vanno affrontati veramente, nelle sedi opportuni, non con le sole parole, ma coi fatti: licenziamenti, tagli di stipendi, e quant’altro.

    • Come scrivevo ieri non è giusto sparare nel mucchio, e questo commento ne è la prova. Se solo ci fosse più gente come lei nell’apparato pubblico.

    • Fabio,
      la ringrazio.
      Angela2,
      ringrazio per i complimenti, ma ad onor del vero, i dipendenti pubblici siciliani non hanno tutti i torti. C’è chi lo smart working, non lo vuole fare, come me. Io non l’ho fatto, almeno per adesso, per 2 motivi. Il primo, è che nella fase acuta ero volontario nella CRI e quindi stavo sul campo. Il secondo è che faccio un lavoro che in larghissima parte non può proprio esser fatto in smart working. E quella minima parte in cui può esser fatto in smart working, sono riuscito ad evitarla. Ma se fossi stato uno di quelli “obbligati” o se venissi “obbligato”, è poco ma sicuro che faccio tutto l’ostruzionismo possibile, soprattutto se poi alla base c’è sta “cacata” di virus para-influenzale (ci fosse la peste…). Lo dico sempre: se volevo fare un lavoro in cui si sta a casa, facevo lo scrittore. Ma non è questo il lavoro che mi sono scelto! Lavorare a casa non fa per me e non lo trovo nemmeno funzionale ai risultati. Per cui, se la MIA casa deve diventare il mio luogo di lavoro per obbligo e non perché IO, di tanto in tanto, reputo opportuno portarmi a casa del lavoro, ALLORA voglio anche il computer, il telefono di servizio e la connessione internet. Come minimo.

      • Io invece lavoro in smart working e ringrazio Dio tutti i giorni perché io lavoro e questo mi permette di mantenere la famiglia e aiutare i miei vicini
        Mai chiederei ulteriori soldi per luce, pasti etc.. mi sentirei un ingrata verso quelli che invece non sanno come arrivare a fine mese
        Ognuno aiuta come può

      • il primo post mi ha lasciato l’impressione di qualcosa che non quadrava in tutto il ragionamento espresso.
        Il secondo mi ha confermato che la sensazione era giustificabile.
        Lasciamo perdere luce, connessione e telefonino: lo smart working, a meno che uno non sia un funzionario di banca o assimilato, non prevede la necessità di un cellulare per essere sempre presente anche attraverso la comunicazione verbale; al massimo dall’ufficio se qualcuno ha bisogno, chiama e non si fa chiamare; luce e connessione non possono essere a carico del datore di lavoro perchè non c’è uso esclusivo; diversa è la storia del personal perchè se uno non ce l’ha e lo vuoi fare lavorare da casa glielo devi dare in comodato d’uso.
        Quanto al pretendere, beh….la realtà parla diversamente.

      • giorgiop,
        cos’è che non le quadra nel primo post?
        Mi sembra un po’ riduttivo dire che il telefono di servizio serve solo ai funzionari di banca. Io devo telefonare a ditte, comuni, colleghi, uffici. Comunque, se è vero che “Quanto al pretendere, beh….la realtà parla diversamente”… è anche vero che tutto ha delle conseguenze. Cioè: se tu metti un qualsiasi lavoratore nella condizione di svolgere il proprio lavoro in un modo poco funzionale e che non gli piace, questo comunque il fio trova il modo di fartelo pagare. E questo l’ho provato, in altri casi e in altri tempi, anche nella prospettiva del capo. Ora per carità, se fossi stato uno di quelli obbligati a fare lo smart working, mi sarei adattato, vista l’emergenza, facendo capire MOLTO CHIARAMENTE la mia profonda disapprovazione ad ogni occasione. Ma al protrarsi della cosa, avrei fatto scattare quella che in ambito militare viene definita “che naja!”, cioè quella velata forma di ostruzionismo che crea problemi, come molti del resto fanno. Perché io sono d’accordo che nel lavoro si debbano anche fare le cose che non piacciono. Ma non se la natura stessa del lavoro che si fa viene completamente snaturata. Cioè: non si può, unilateralmente, cambiare un lavoro che consiste nell’avere ufficio, colleghi, scambio, interpersonalità, orari, in uno completamente diverso.

        • la citazione del funzionario di banca era evidentemente un esempio generico; in ogni caso, ovunque si pratichi lo smart working seriamente, il soggetto che opera da casa deve solo essere contattato e non contattare. Il primo filtro deve avvenire dove si alternano coloro che vanno in smart working a turno; colui che lavora da casa deve essere messo in condizione di procedere con a disposizione tutti gli elementi per farlo il più autonomamente possibile.
          So che potrebbe apparire pura utopia, o meglio, teoria, ma tant’è: c’è chi si adopera per farlo ad altri che lasciano a desiderare (parlando di datori di lavoro).
          saluti GP

    • Però bisogna anche dire tutta la verità ci sono molti in Smart working che non fanno proprio nulla perché il loro lavoro non può essere svolto da casa ( ma vengono messi lo stesso) sarebbe giusto una riduzione di orario per tutti o anche il part-Time e con I soldi che si risparmiano si aiuta chi un lavoro non lo ha più . Non si può assistere a questa ingiustizia

      • Se il lavoro non può essere svolto da casa, il lavoratore non dev’essere messo in smart working. Per cui se un lavoratore, contro il suo volere, viene messo a non far nulla, per di più chiuso in casa, già gli girano. Ma se gli tagli pure lo stipendio e lo metti part-time, allora lì sì che ti fai un nemico che ti farà la guerra con ogni mezzo! E per di più in gruppo, come un branco affamato di vendetta. Diverso è il discorso di chi vuole a tutti i costi fare lo smart working accampando la scusa che ha “paura” del coronavirus fino ad ottobre, quando – guarda caso – comincia la nuova stagione influenzale. Non dico di premiare chi lavora, ma almeno non premiare chi non fa un c…o!

  9. Guardi che 2 o 3 giorni fa ho letto una notizia Rueters che diceva come l’Europa abbia dispensato le compagnie aeree dal lasciare libero il sedile di mezzo.

  10. se ne fottono degli Italiani . Vogliono svuotare il paese per riempirlo di migranti a 3 euro all’ ora e potere viaggiare in autostrada con la Lambo e la Ferrari a 200 all’ora o andare in spiaggia o a Venezia senza folla etc.. Vogliono realizzare Hunger Games in Italia. Bisogna “cancellarli”.

  11. Caro Nicola, mi limito a farle i complimenti e ad incoraggiarla per continuare a denunciare e criticare la follia criminale che stiamo vivendo.

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