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126 agenti feriti, ma Schlein esulta per le piazze pro Pal

Striscioni pro Hamas, statue imbrattate e bandiere d’odio. In piazza va in scena la violenza, ma la sinistra festeggia

Schlein scontri roma Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Cosa rimane delle manifestazioni in piazza indette da sinistra e sindacati? Che benefici hanno portato? Quali riflessioni? Quali spunti politici e sociali? Insomma, a conti fatti, gli scioperi hanno rappresentato un momento di protesta collettiva, edificante e costruttiva oppure sono stati solo l’anticamera di violenza ingiustificata e di becera propaganda antisemita?

Basta vedere qualche immagine per avere risposta ai quesiti posti sopra: le piazze sono sì state una grande dimostrazione di partecipazione popolare, ma allo stesso tempo hanno finito per legittimare gli estremisti, che possono rivendicare così il successo delle strade gremite di gente. Insomma, tantissimi (certamente la maggioranza, c’è quantomeno da sperarlo) sono stati gli italiani scesi in piazza in buona fede; eppure questi ultimi non hanno compreso che organizzatori e estremisti radicali li hanno sfruttati per una mera e brutale prova di forza verso il Governo.

E non si tratta di una semplice supposizione o di una complessa analisi dei fenomeni sociologici successivi alle manifestazioni: quando si assiste ad un corteo capitanato da uno striscione recante la scritta “7 ottobre giorno della resistenza palestinese” oppure a migliaia di manifestanti che seguono un carro sopra il quale un tizio grida che gli fanno schifo gli imprenditori perché “sono tutti stronzi”, la realtà è semplicemente lampante.

In tanti diranno “io non c’entro”. Eppure perché nessuno sul momento ha protestato? Perché gli italiani pacifici, i tantissimi moderati che hanno riempito le piazze, non hanno chiesto la rimozione di quell’orrido striscione? Perché chi ha parlato di politica o economia interna non è stato invitato dai manifestanti a parlare piuttosto del tema della manifestazione, ovvero della tragedia umanitaria in corso a Gaza? Perché gli idioti che hanno imbrattato (per l’ennesima volta) la povera statua equestre di fronte al duomo, o il monumento di Papa Giovanni Paolo II non sono stati allontanati dal corteo da qualcuno dotato di buon senso?

E solo questo è ciò che resta e resterà delle manifestazioni degli scorsi giorni: rimarranno le bandiere di Hamas e di Hezbollah nelle piazze italiane (che vergogna immane…), i numerosi agenti feriti negli scontri, i tanti danni a luoghi pubblici e anche ad attività commerciali (come a Torino, dove alcuni ristoranti sono stati devastati senza alcun motivo), le prevaricazioni e le aggressioni fisiche agli ebrei rei semplicemente di essere tali, la pericolosità dei discorsi di alcuni fra gli organizzatori come Maya Issa, leader del movimento “studenti palestinesi” che senza alcuna remore afferma: “Il 7 ottobre è stato un momento di resistenza”. Eh già, resistenza uccidere migliaia di giovani innocenti ad un party. Bravi, partigiani avanguardisti.

E poi chiaramente rimarranno le figuracce dei politici, dei pacifisti che però davanti alle bandiere dei tagliagole non hanno neanche un vaghissimo sussulto di dignità: come Fratoianni, agghindato con la Kefiah che afferma: “Meloni ha paura di queste piazze.” Anvedi er pacifista!
Rimarrà la bandiera di Israele calpestata, roba che neanche più all’ingresso dell’università di Teheran, dove ormai gli studenti iraniani si rifiutano di calpestare la bandiera USA.

Rimarrà dunque tanta, tantissima cattiveria e tanti violenti si sentiranno legittimati. E l’effetto dello sdoganamento della retorica filoterrorista è già realtà tangibile: oggi, 7 ottobre, il movimento “Giovani Palestinesi Bologna” scende in piazza per festeggiare quella che secondo loro è una grande giornata di resistenza. Insomma, sinistra, sindacati, studenti dei collettivi, siete contenti?

Alessandro Bonelli, 7 ottobre 2025

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