
Celebriamo oggi la Festa della nostra Repubblica. Come sappiamo, il 2 giugno 1946 gli italiani tutti, uomini e donne (queste ultime per la prima volta), si recarono alle urne per la scelta referendaria tra il mantenimento della monarchia e il passaggio alla repubblica. Come sappiamo, gli italiani votarono a favore della repubblica. In quei frangenti la politica scrisse una delle sue pagine più belle: re Umberto accettò il risultato del referendum e partì per il suo esilio in Portogallo, una scelta di grandissima responsabilità, perché il rischio di una guerra civile tra monarchici e repubblicani era elevatissimo, i partiti tutti iniziarono a collaborare per la stesura della Costituzione che, firmata il 31 dicembre 1947, entrò in vigore il 1° gennaio 1948. Momenti belli e altrettanto drammatici della nostra storia, momenti che devono essere il modello per la nostra classe politica che spesso, in alcuni suoi esponenti, pare essere più interessata a logiche di parte, allo spirito divisivo, più che al bene della collettività. Quando, infatti, all’interno del dibattito politico, sento usare espressioni che si appellano ad un passato dal quale, sia a destra che a sinistra, si sono prese le distanze e del quale sono state riconosciute le colpe, mi chiedo: cui prodest? Si tratta, infatti, di un modo di fare politica che nulla ha a che vedere con il bene dei cittadini che, soprattutto nelle fasce più fragili, sono indotti a pensare unicamente allo spirito di contrapposizione e di parte. Questo non è un atteggiamento coerente con le fondamenta date dalla nostra Costituzione, i cui estensori appartenevano a mondi, culture e provenienze assai differenti. Per questo invito la nostra classe politica a livello locale e nazionale a custodire i valori della democrazia, della libertà, della giustizia, dell’uguaglianza, delle pari opportunità, valori che possono essere custoditi solo tramite una scuola veramente libera, in quanto liberamente scelta dai genitori, proprio come l’avevano pensata i padri costituenti. Infatti il progetto della modernità occidentale di realizzare una società ispirata a libertà e uguaglianza si rispecchia nel compito che le società moderne idealmente attribuiscono ai sistemi educativi. Questi dovrebbero trasmettere conoscenze e competenze e, al tempo stesso, valori e norme che i bambini portano con sé dalle origini familiari. Le scuole devono permettere che gli individui meritevoli possano raggiungere i gradi più alti degli studi indipendentemente dal fatto che le loro famiglie possiedano le risorse economiche, sociali o culturali per sostenerli. Questa è la funzione egualitaria o di mobilità sociale che i sistemi educativi dovrebbero svolgere. Eppure questo ideale educativo è stato tradito, in quanto si è preferito mantenere una separazione economica e culturale tra i cittadini. Festeggiare la nostra Repubblica, allora, vuol dire riportare l’attenzione sulla scuola, sul suo ruolo, sulla sua struttura giuridica, affinché si avvii quel processo tanto atteso che la conduca ad essere come la Costituzione la vuole, ossia libera a presidio della libertà. Viva la Repubblica, Viva la Costituzione!
Suor Anna Monia Alfieri, 2 giugno 2025