Settembre è il mese delle valigie a metà: si torna, ma non del tutto. Resta addosso la luce di fine estate, insieme alla voglia di non farsi inghiottire subito dalle agende di Formigli e Floris. I libri sono complici perfetti: non allungano le ferie, ma permettono di portarle con sé. Ecco sei letture per il rientro — più qualche aggiunta per continuare a viaggiare con la mente.
L’errore di Cartesio (Adelphi), Antonio Damasio
Si comincia da un saggio che sembra scritto apposta per chi rientra dalle vacanze convinto di dover subito “ragionare” per rimettersi in moto. Damasio smonta pezzo per pezzo l’idea che la mente lucida sia quella ripulita dalle emozioni: dimostra, con casi clinici che si leggono come racconti, che senza il corpo e il suo linguaggio emotivo la ragione si spegne, si disorienta, smette di scegliere. È un libro che si porta dietro da decenni, eppure a settembre acquista un significato nuovo: dopo settimane in cui ci si è lasciati guidare dal corpo — dal sole, dalla fame, dalla voglia di tuffarsi — Damasio ci ricorda che quella non era una parentesi da archiviare, ma una parte non negoziabile di come pensiamo bene. Tornare a lavorare non significa spegnere il corpo. Significa, se lo si legge con attenzione, imparare finalmente ad ascoltarlo anche in ufficio.
La Trappola (Einaudi Ragazzi), Peter D’Angelo
Poi c’è un libro che brucia, ed è giusto dirlo subito: La Trappola non è una lettura consolatoria, è una lettura necessaria. Dal 2017 a oggi in Italia sono stati celebrati oltre quaranta processi a carico di tesserati sportivi per abusi sessuali su minori — un numero che le associazioni impegnate sul tema continuano a definire solo la punta emersa di un fenomeno molto più esteso, protetto da anni di silenzi istituzionali e familiari. Il caso più noto al grande pubblico resta quello che ha coinvolto la ginnastica statunitense, con Simone Biles tra le atlete che hanno trovato il coraggio di raccontare pubblicamente gli abusi subiti da un medico della nazionale: una testimonianza che ha aperto una crepa nel muro dell’omertà sportiva in tutto il mondo, mostrando quanto sia difficile, per una ragazzina che si allena per vincere, riconoscere come violenza ciò che le viene presentato come attenzione speciale.
D’Angelo costruisce la sua storia proprio su questo meccanismo. Lia ha dodici anni, un talento vero e un allenatore che la guarda “diversa dalle altre”. Il romanzo racconta con una voce adolescente feroce e disarmante come un sogno sportivo possa trasformarsi, gesto dopo gesto — un regalo, una parola in più, un messaggio la sera, l’isolamento progressivo dalle compagne — in una gabbia costruita apposta perché nessun singolo passo sembri mai abbastanza grave da giustificare un allarme. È qui che il libro trova la sua vera materia narrativa, ed è la più difficile da scrivere: non l’abuso in sé, ma tutto ciò che lo circonda in silenzio. Il silenzio della ragazza che dubita di se stessa prima ancora di dubitare dell’adulto. Il silenzio dei compagni che intuiscono e guardano altrove. E soprattutto il silenzio dei genitori — non complici, quasi mai, ma disarmati: increduli davanti a un uomo che chiamano “maestro”, che ha portato la figlia dove nessun altro sapeva portarla, e che per questo diventa, paradossalmente, il più difficile da sospettare.
È un romanzo che restituisce dignità narrativa a quel silenzio, senza mai usarlo come alibi: lo interroga, lo mette in scena, lo costringe a rispondere. E arriva, alla fine, a un’unica parola che vale come restituzione — no — pronunciata da chi ha imparato a dirla nel punto più buio della propria storia. Una lettura che chiede di essere affrontata con la stessa cura con cui è stata scritta, e che per questo — pur nato come romanzo per ragazzi dai tredici anni — parla altrettanto forte agli adulti: soprattutto a chi, da genitore, allenatore o semplice adulto responsabile, ha il compito di imparare a leggere i segnali prima che diventino trappole.
The War Below (Atria/One Signal Publishers), Ernest Scheyder
Cambio di registro totale, ma non di intensità. Scheyder, firma di Reuters per la transizione energetica, racconta la guerra invisibile che si combatte sottoterra per litio, rame e le altre materie prime che servono a costruire auto elettriche, pannelli solari e batterie. Non è un libro sugli ambientalisti contro le miniere: è un libro su un conflitto molto più scomodo, quello tra chi vuole salvare il pianeta scavandolo. Un giacimento di litio in Nevada che rischia di far estinguere un fiore che esiste solo lì. Un progetto di rame in Arizona che minaccia un sito sacro per una comunità nativa americana.
La corsa a liberarsi dalla dipendenza mineraria dalla Cina, che oggi domina la produzione mondiale. Scheyder scrive con il passo del reportage e la tensione del romanzo d’inchiesta, ed è la lettura giusta per chi torna dalle vacanze con la testa piena di buoni propositi verdi e vuole capire, senza sconti, quanto costa davvero — in terra, acqua e diritti — ogni promessa di energia pulita.
Diario notturno (Adelphi), Ennio Flaiano
Per chi a settembre ha bisogno di ridere con l’amaro in bocca, c’è Flaiano. Diario notturno è la raccolta più affilata del suo sguardo: aforismi, appunti, frammenti scritti nell’ora più onesta della giornata, quella in cui l’ironia smette di essere intrattenimento e diventa lucidità. Flaiano guarda l’Italia — il cinema, la politica, i salotti, se stesso — con la crudeltà elegante di chi ama troppo per illudersi. È un libro da tenere sul comodino e aprire a caso, perché ogni pagina è già una destinazione: qualche riga, e il rientro sembra improvvisamente meno greve, filtrato attraverso l’intelligenza di chi ha fatto della disillusione una forma di stile.
Una solitudine troppo rumorosa (Einaudi), Bohumil Hrabal
E infine un piccolo capolavoro cecoslovacco che è anche un manifesto d’amore per i libri stessi. Hanťa lavora da trentacinque anni in uno scantinato di Praga, comprimendo con una pressa idraulica carta e libri destinati al macero — e da trentacinque anni salva quelli che ama, li nasconde nella carne dei pacchi compressi, li porta a casa fino a farne crollare il soffitto. Hrabal scrive una prosa densa, quasi ubriaca, in cui filosofia e macerie convivono nello stesso respiro. È una favola sulla distruzione e sulla salvezza della cultura, sul valore delle cose che il mondo scarta, ed è impossibile chiuderla senza guardare diversamente la propria libreria — quella a cui si torna, a settembre, per rimettere ordine e finire per non toccare nulla.
Lunario dell’orfano Sannita (Adelphi) di Giorgio Manganelli
Prosa barocca e visionaria che trasforma il Molise in un territorio mitologico e la lingua italiana in un gioco spericolato; Lip to lip (Manni) di Giuseppe Bonaviri, con la sua vena fantastica e siciliana capace di far convivere il reale e il favoloso senza soluzione di continuità; Creaturine (Il Maestrale) di Alberto Capitta, voce breve e tagliente che racconta corpi e ferite con un’economia di parole spiazzante; e Pianissimo (Marsilio) di Camillo Sbarbaro, raccolta poetica del primo Novecento che resta, oltre un secolo dopo, una delle prove più nude e vere della poesia italiana — versi scarni, quasi sussurrati, che dicono più di molte pagine urlate.Lunario dell’orfano sannita.
In più, per chi non ha ancora voglia di fermarsi. Per chi vuole allungare la pila sul comodino. Sei — anzi nove — modi diversi di non lasciare andare l’estate. O meglio, di lasciarla andare portandosela dentro, tra le righe.
Peter Cameron Ellis, 26 agosto 2026
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