
Buone nuove dalla roboante Bruxelles: la follia woke e inclusiva, in concomitanza con le feste natalizie, ha nuovamente trovato terreno fertile spingendosi a tal punto da arrivare a reinterpretare uno dei simboli più antichi e più radicati nella nostra cultura cristiana: il presepe.
L’oggetto della discussione è proprio la rappresentazione della nascita di Gesù allestita nella Grand-Place, quest’anno affidata alla stilista Victoria-Maria. Il suo team creativo ha deciso di realizzare tutte le figure usando tessuti riciclati grigi, rossi, beige, neri e marroni, ufficialmente dichiarando che l’obiettivo fosse “riflettere tutte le tonalità della pelle, in modo che tutti possano vedersi rappresentati”. Ufficiosamente invece il motivo è molto più semplice: per l’Islam radicale qualsiasi statua dal volto definito, con occhi e un’espressione delineata o persino qualsiasi disegno di una faccia o anche della testa di un animale sono proibiti, per via dell’aniconismo, derivante dal divieto di idolatria (ennesima dimostrazione di quanto poco culturalmente evoluta sia la dottrina musulmana più reazionaria…).
E quindi, per evitare di offendere la sensibilità di alcuni (diciamolo chiaramente, la minoranza islamica, peraltro sempre meno minoranza), via i volti dalle statue di Gesù, di Giuseppe e di Maria. Al loro posto, un tanto strano quanto orripilante “patchwork” di stoffe multicolori, un groviglio di tessuti che dovrebbe rimpiazzare i volti della tradizione cristiana ed europea.
Così la sacra famiglia e anche i poveri bue e asinello, più che far pensare alla gioia derivante dalla nascita del figlio di Dio e alla tenerezza della capanna, trasmettono delle sensazioni diverse, quasi da collaboratori di giustizia intervistati da un programma d’inchiesta e pixelati per la loro incolumità.
A tanto siamo giunti: al ridurre i volti della nostra tradizione a forme astratte, vaghe, totalmente svuotate di significato. Il presepe, ormai, non può più permettersi di raccontare un mistero religioso, perché per alcuni è irrispettoso. A casa nostra. Quando però gli alcuni sopra citati chiudono le donne in dei recinti di fortuna nelle nostre piazze per la fine del Ramadan tutti dobbiamo star zitti. Che disgrazia.
E il bello è che questa sontuosa opera è stata persino approvata dalla diocesi. Una scelta che lascia interdetti e che in fondo dimostra come una parte della Chiesa si stia fondamentalmente accontentando di una decrescita felice, di un arretramento culturale che però a furia di arretrare porterà la nostra Storia con le spalle verso il baratro. Purtroppo è così: ormai in Europa pare essere diventato un reato perfino ricordare che il Natale nasce da un evento religioso: “Buon Natale” viene sostituito sempre più spesso da un generico innocuo ma impalpabile e triste “buone feste”.
Giorno dopo giorno, piano ma costantemente, la cultura cristiana deve essere sterilizzata, neutralizzata, resa sempre più insipida. L’ateismo spicciolo è cool, l’unico credo è il finto rispetto per tutti, ma solo da un lato: il nostro.
Per fortuna c’è chi dice no; non soltanto la gente comune nei commenti sui social. Ma, grazie al cielo, anche qualcuno che ha un seguito più ampio di pochi follower: come il calciatore della Nazionale belga, Thomas Meunier, che senza giri di parole in merito alla riunione dei collaboratori di giustizia nella stalla ha scritto “Abbiamo toccato il fondo… E continuiamo a scavare”. Una frase che riassume perfettamente il sentimento di tanti di fronte a questo presepe che è una prevaricazione verso la nostra cultura, si traveste subdolamente da avanguardia artistica e a conti fatti tutto è fuorché un simbolo autentico del Natale.
E così l’Europa continua inesorabile ad offendere sé stessa nel tentativo di non offendere i suoi ospiti, rinunciando così alle sue radici per inseguire un’idea astratta di inclusione che in realtà esclude proprio ciò che ha dato senso alla sua esistenza. Almeno pixelandoli però è minore il rischio che qualcuno si fiondi su di essi con una macchina: questo, dopotutto, è un presepe halal.
Alessandro Bonelli, 29 novembre 2025
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