Caffè avvelenato

A casa dategli due sberle

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

Qui al bar abbiamo letto le impressioni raccolte dal Corriere della Sera nel gruppo di genitori che aspettavano i figli, fermati, davanti alla Questura di Milano, dopo gli scontri insensati con la polizia. Figli di tunisini, romeni, ucraini, gente in Italia da pochi anni o da decenni, che non si era accorta di quali sentimenti albergassero nel cuore di quei ragazzi. Non è un fenomeno da sottovalutare. Non è un elemento di colore. Perché lo Stato può reprimere e persino educare, ma non se le famiglie di questi ragazzi rifiutano di collaborare o, addirittura, remano contro. Cosa succede in quelle famiglie?

L’islam, nel caso dei nuclei che arrivano dal Nord Africa, è un fattore religioso che, prestandosi a una lettura deviata, alimenta odio verso le nostre società? Oppure è un elemento identitario come un altro, che fornisce a giovani senza guide e principi un orizzonte di senso e uno scopo di vita? Di cosa si parla in quelle famiglie? Questi genitori che, fino a prova contraria, hanno vissuto onestamente nel nostro Paese, lavorando, anche se qualcuno di loro nemmeno ha imparato l’italiano, possono recuperare il controllo di ciò che accade anzitutto dentro casa loro? E che soltanto quando i rampolli varcano l’uscio si trasferisce per strada, a Milano o a Bologna o a Parigi?

Per carità: non che problemi simili siano assenti nelle famiglie 100% italiane. Tra i rei confessi delle aggressioni con la mini car a Roma, per esempio, c’era addirittura il figlio di un carabiniere. Ma l’epopea dei maranza ormai sta diventando un’emergenza. E di quest’orda fanno parte persino dei bambini: 11, 12, 13 anni. Va bene reprimere, va bene inasprire le contromisure, va bene punire. Ma le famiglie cosa faranno? “Ero contento se ti avessero spaccato la testa”, ha detto un papà al figlio appena uscito dalla Questura. “Te la spaccherei io”. Ecco, quel signore non deve arrivare a tanto. Ma una bella lavata di capo ci vuole. Una bella presa di consapevolezza.

Se questa gente fa parte della nostra comunità, se vuole davvero crescere “nuovi italiani”, deve fare il primo passo. Non aspettare lo Stato. Battete un colpo. E date qualche sberla, prima che servano le manganellate.

Il barista, 20 ottobre 2026

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