
Prima confessione, doverosa: siamo fan sfegatati di Checco Zalone, i cui film (i primi) riguardiamo ogni qual volta cala un minimo di tristezza in questa nostra caotica vita. Seconda confessione: abbiamo pagato volentieri il biglietto del cinema nonostante Tolo Tolo ci avesse deluso perché meglio due battute di Checco che un film impegnato che piace alla gente che piace.
Però anche Buen Camino ci ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca di chi sarà costretto ad attendere altri quattro o cinque anni per tornare a ridere a crepapelle durante una pellicola di Luca Medici. Non è brutto, il prodotto realizzato da Nunziante&co, sia chiaro. Si presenta come una discreta commedia, moderatamente divertente. Sicuramente meglio del precedente. Eppure non al livello di Quo Vado, Cado dalle Nubi e via discorrendo.
E allora ci siamo chiesti: perché? Togliamo subito dal tavolo il discorsetto del “politicamente corretto”, che grazie a Dio non ha infettato questo nostro benedetto comico. E allora? Possibile abbia perso il tocco magico? Possibile la vita l’abbia cambiato al punto da renderlo un po’ meno simpatico? Può darsi. Ma il vero motivo per cui in sala non si ride dall’inizio alla fine è che in questo film di Checco Zalone manca Checco Zalone. Ovvero il suo personaggio. Quel terrone di zero cultura che sogna il nord, che schifa gli omosessuali senza sapere perché, che sogna il posto fisso, che sbaglia una parola ogni tre, sgrammaticato, dall’accento marcatamente pugliese, dalle espressioni cretine, totalmente ignaro delle brutte figure che rimedia con la sua goffaggine.
Forse Luca Medici si è un po’ stancato di quel personaggio. Comprensibile. Forse sogna di andare un po’ oltre. Ma a noi, caro Zalone, manca Checco. Quel Checco lì.
Giuseppe De Lorenzo, 1° gennaio 2026
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