
Partiamo dalla cronaca. Un incendio è divampato nel tardo pomeriggio di ieri in una fabbrica di batterie al litio situata nella zona industriale di Azuqueca de Henares, nella provincia di Guadalajara, in Spagna. Secondo quanto riportato dai media locali, le prime segnalazioni sono giunte poco dopo le 19:00, seguite da diverse esplosioni all’interno dell’impianto.
Le fiamme hanno generato una densa colonna di fumo visibile nell’area circostante. Numerose squadre dei vigili del fuoco sono state mobilitate da Azuqueca, Guadalajara e Sigüenza, con il supporto richiesto anche alla Comunità di Madrid. A causa della nube di fumo tossico sviluppatasi in seguito all’incendio, la protezione civile della regione della Castiglia-La Mancia ha attivato un sistema di allerta (Es-Alert), inviando un messaggio di emergenza ai telefoni cellulari di circa 36.000 residenti nei comuni vicini. La popolazione è stata invitata a rimanere all’interno delle abitazioni, con porte e finestre chiuse e i sistemi di ventilazione spenti, nonostante le alte temperature.
In un primo momento non sono stati segnalati feriti, ma successivamente le autorità hanno confermato due persone coinvolte: un dipendente dell’azienda, assistito sul posto, e un vigile del fuoco di 37 anni, trasportato in ospedale. L’azienda coinvolta, Envirobat España, ha riferito che nessuno dei 22 lavoratori presenti al momento dell’incendio ha riportato gravi conseguenze. Il Comune di Azuqueca de Henares ha sospeso tutte le attività sportive e culturali all’aperto e ha attivato il piano di emergenza locale. Poco prima delle 22:00, l’allerta è stata estesa anche al comune di Chiloeches, con la raccomandazione di evitare gli spostamenti verso le aree interessate dalla nube. Secondo Cadena SER, il Servizio di Emergenza 112 di Castiglia-La Mancia ha raccomandato ai residenti di rimanere in casa. Le indicazioni sono perentorie: tenersi lontani dal luogo dell’incendio, chiudere porte e finestre e adottare le massime precauzioni a causa dell’intensa colonna di fumo e delle esplosioni in corso. Inoltre, si raccomanda vivamente di non utilizzare i condizionatori.
Insomma, una situazione di pericolo. Ma ora torniamo a quanto accaduto ieri mattina a Roma, nel quartiere Prenestino. Come ormai tutti sanno, un distributore ha preso fuoco a causa di un incidente durante la fase di scarico del gpl. Un malfunzionamento, dunque. Eppure tanto è bastato per scatenare i talebani del green, pronti a chiedere la testa di carburanti e gas. A lanciare l’assalto è stata Legambiente: bisogna diminuire i benzinai scegliendo altri mezzi per spostarsi. Quali? Ma è semplice: auto elettriche o mezzi pubblici. Legambiente non ha dubbi: “con gli eventi climatici estremi” c’è sempre “la possibilità del verificarsi di questi eventi”. Quindi basta un incidente per chiedere soluzioni così tranchant? E allora cosa facciamo in Spagna, stop alle elettriche per l’incidente nella fabbrica di batterie al litio? Oppure si tratta semplicemente di una forzatura ideologica? La risposta è molto semplice.
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La polemica è durata molto poco. L’incidente avvenuto in Spagna ha ribadito che anche l’elettrico non è privo di pericoli, anzi. Il rischio di incendio alle batterie è molto alto: possono esplodere o prendere fuoco in caso di surriscaldamento, urti violenti, difetti di fabbricazione, errori nella ricarica. E i roghi di batterie sono difficili da estinguere, senza dimenticare che possono rilasciare fumi tossici molto pericolosi per la salute e per l’ambiente. Con buona pace di chi punta il dito solo contro carburanti e gpl.
E c’è di più. Le batterie richiedono litio e altre terre rare, la cui estrazione è altamente inquinante per acqua, suolo e aria e spesso avviene con standard ambientali e sociali bassi. Inoltre, le batterie esaurite sono rifiuti pericoli e non tutte possono essere riciclate facilmente, oltre al fatto che il processo di riciclo è ancora costosissimo e a tratti inefficiente. In altri termini: perché polemizzare sull’incendio a Roma quando anche la linea green non è esente da rischi di ogni tipo? Chissà…
Franco Lodige, 5 luglio 2025
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