Caffè avvelenato

A Garlasco c’è il Paese reale

Ogni giorno un po’ di veleno sulle cose del mondo

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Alberto Stasi Andrea Sempio Garlasco (2)

Qui al bar non si parla già più del referendum. Io mi ero preparato a dotti dibattiti misti a sfottò. E invece, stamattina, solo qualche accenno. Perché alla fine, al Paese reale, la conta interna alla sinistra non interessava. La testa dei cittadini (persino di quelli che la cittadinanza l’hanno ottenuta dopo dieci anni di permanenza) è tutta presa dal delitto di Garlasco. Dai sopralluoghi. Da Sempio. Dalle gemelle Cappa.

Dalla testimonianza ritrattata dell’operaio. Dai misteri legati al santuario. Dalle suggestioni: le messe nere, i satanisti, i sicari, le scoperte scomode che avrebbe fatto Chiara Poggi prima di essere uccisa. Dai “sogni” (così li ha definiti lui, sornione) del difensore di Sempio. Ma non solo perché in questa vicenda ci sono tutti gli ingredienti del giallo, anche se le tante ipotesi, finora, non hanno portato a una granitica certezza. Tanto, qui al bar, ognuno ha già imbastito il suo processo e dichiarato il suo colpevole.

Il punto è che, tra un cornetto e un cappuccino, tutti riflettono su una cosa: e se da anni ci fosse in galera un innocente? E come questo potenziale innocente, se sapeva qualcosa, non ha parlato? E come le conducono le indagini gli inquirenti? E come le scrivono le sentenze i magistrati? Possiamo davvero fidarci di chi dovrebbe amministrare la giustizia? Perché, se è successo ad altri, non può succedere a noi?

Il Barista, 10 giugno 2025

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