Se c’è una cosa che ho imparato nella mia vita da cronista è a fidarmi dell’istinto, se una cosa mi sta a pelle sui cogli*** ci deve essere un motivo e prima o dopo lo trovo. La giaculatoria della Nazionale femminile di pallone mi stava sui coglio** per l’evidente sproporzione tra il fatto e l’enfasi, del calcio femminile, per dirla come va detta, non frega niente all’umanità, è non evento, non notizia in funzione puramente enfatica e io ricordo un povero pusillanime di tendenze patriarcali che, in segno di sottomissione verso una matura carogna comunista che lo aveva sposato, ostentava passione per queste bercianti di cui nessuno si accorgeva salvo lui, quel povero coglio** che diceva “le nostre ragazze”, così la mogliettina comunista, ossutamente ferocemente ambiziosa, la concedeva anche a lui tra un collega e l’altro. Ma la televisione moralista è la stessa sotto tutti i regimi, altro che “teleMeloni”, e per giorni abbiamo dovuto subire le aperture dei tigì su questa Nazionale berciante perché era arrivata in semifinale a un torneo europeo. Dove sta la notizia, mi chiedevo, sapendo già la risposta. E la risposta arrivava, inesorabile, nel pippone dei diritti, della retorica femminista ma lesbica condita da ammiccamenti e inginocchiamenti, “no al razzismo, no al fascismo” che ovviamente era la solita bionda, molto attivista, per niente fascista.
Poi va a finire che la gloriosa Nazionale di cui nessuno si accorge perde con l’Inghilterra, mi pare, ed è tutta una valle di lacrime, per non dire dei fiumi, alluvioni di commozioni, “le nostre ragazze” dure e orgogliose, tronfie, convinte di valere come la Seleçao di Pelè nel 1970 si scioglievano in inopinati pianti, gli occhietti asciugati con le unghiette lunghe e laccate alla lady Gaga, ma come è possibile su un campo di calcio? Le altre avevano pareggiato quasi fuori tempo massimo, che scorrette, non si fa, allora tornava fuori tutto il naturale patetismo femmineo, “Ah, che dolore, è una ingiustizia ma siamo contente lo stesso, abbiamo vinto lo stesso”, nella filosofia woke si vince quando si perde, come dicono gli imbecilli convinti che “non dovrebbero esserci vincitori e vinti” con ciò di fatto privando di senso lo sport, metafora incruenta della guerra.
E poteva benissimo finire lì, col mancato trionfo finito in rivendicazione infantile, nel frignare deamicisiano che si perdeva nel vento delle altre notizie trascurabili, guerre, bombardamenti, scalate bancarie siccome anche la politica, gira che ti rigira, risponde all’aforisma di quel famoso impresario di pugilato: “Non è mai per soldi: è sempre per soldi”. Invece no, come direbbe Raimondo Vianello. Eh, di quella lì non ti libererai più. Quella lì sarebbe una tale Elena Linari leader delle “nostre ragazze” capace di desolanti uscite gretesche sul petulante narcisistico: “Ci hanno rubato un sogno. Non mi do pace, ma siamo grandi”. Ma poi l’altra, più cogente, più impegnata: “Con questo governo l’Italia ha fatto passi indietro sui diritti civili”. Detto da una intervistata siccome ha perso, però è lesbica dunque sale sul pulpito. Da sei o dieci anni che lo fa sapere a tutti nel chiaro intento di vender cara la pelle, oggi ce l’ha con la perfida Albione che le ha rubato il sogno, però sta in trattativa e lucrosa trattativa per andare a giocare e frignare nel Regno Unito, che è più accogliente, più avanti nei diritti civili, cioè i suoi. L’abbiamo già sentita questa solfa, dalla lunga della pallavolo, la Paola Egonu che più dice che l’Italia è un bianco Paese di merd* e più ci torna, perfino a Sanremo, perché come si monetizza nel Paese di merd* da nessun’altra parte, neanche a Dubai.
Se c’è una cosa che si può rimproverare a donna Giorgia è esattamente l’opposto, quel camminare sulle uova dei diritti civili, cioè quel starsene alla larga, quel non voler combinare frittate sulla retorica gender che la fa da padrona oggi come ieri, oggi più di ieri; e le uscite delle capitane vittimistiche ma calcolatrici sono emerite cazzate, dette non si sa in spirito pavloviano o per tattica elettorale, Piddì sono qui, cara Lella sono qui, noi ci capiamo, che aspetti a caricarmi? Lo vedi come sono già brava adesso nella propaganda. Lo spettacolo di sempre, mortificante, squallido, ma proprio per questo comincia a starci nella gola e ad uscirci per rigurgito. Sarebbe da chiedere a questa Linari dove, come si camminerebbe a passo di gambero nei diritti lesbo che ormai sono dovuti, corsia preferenziale, elemento di discriminazione al contrario che questo governo sulle uova non si azzarda neppure a discutere nelle sue arroganze peggiori. Non li vede la calciatora gli spettacolini del consumo moralistico, i Sanremi genderizzati, le cerimonie e i pride coi Cristi e le Madonne ridotti a personaggi da privé sadomaso e tutto il resto, non la vede l’alluvione di privilegi all’insegna di un gender pretestuoso e idiota? O è perché non passa ancora, ma pretenderlo dalla Giorgia sarebbe davvero troppo, una delirante, spaventosa legge Zan per la quale, cito alla lettera dal documento ufficiale, pagina 11: “A completamento della legislazione di contrasto delle discriminazioni, occorre infine richiamare il decreto-legge 122/1993 (c.d. Legge Mancino), il cui contenuto è confluito nel codice penale solo limitatamente all’aggravante dell’art. 604-ter. Sono tuttora disciplinate dal decreto-legge (articolo 1) le sanzioni accessorie in caso di condanna per discriminazione: dall’obbligo di prestare un’attività non retribuita a favore della collettività all’obbligo di permanenza in casa entro orari determinati; dalla sospensione della patente di guida o del passaporto al divieto di detenzione di armi, al divieto di partecipare, in qualsiasi forma, ad attività di propaganda elettorale”.
Capito che storia? Il lockdown a confronto è un giardino dell’Eden, se non ti consegni mani e piedi alla retorica genderfluid; se la discuti, se non aderisci, ti aspetta il processo, il carcere, il tso. Questo sarebbe far passi avanti per la sconosciuta Linari? Pensasse piuttosto a vincere qualcosa prima di blaterare. Dio che noia che barba (femminile) che noia questa gente che ciancia a vanvera, senza sapere cosa dice, tanto nessuno gliene chiede conto. O quel golletto inglese a tempo scaduto gliel’ha segnato un uomo travestito da donna?
Max Del Papa, 24 luglio 2025
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