“Abbiamo paura, chi ci difende?”. La straziante lettera dopo le schifezze pro Askatasuna

Passata la tempesta, odo gli anarchici far festa. Abbiamo ricevuto questa missiva sconsolata e allarmante da parte di persone perbene

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Askatasuna

Dopo i misfatti di Torino m’è arrivata una lettera, sconsolata desolata lettera. “Abbiamo paura Max. Chi ci può difendere? Pare che l’imam avesse aizzato nei giorni precedenti. È come a fine anni 70. Quelli a volto coperto… ho dei ricordi terribili; andavo al Liceo, eravamo io e una mia compagna di classe ad aspettare che finisse il bailamme, il solito sciopero, per poter entrare a scuola da una porta secondaria, poi sentimmo un boato… era esploso un bar più avanti. Hanno tirato fuori un povero ragazzo tutto bruciato, che gemeva. Era Roberto Crescenzio [arso vivo, una torcia umana, e non vi auguro mai di vedere la foto allucinante di lui seduto su una sedia fuori dal bar, già carbonizzato, in attesa dei soccorsi], colpevole di essere entrato in un bar per prendere un caffè e pisciare, studente lavoratore. Il Bar L’angelo azzurro era stato preso di mira perché secondo i “compagni” lì si riunivano i fasci, poi risultò che non era vero [al contrario, era gestito da una coppia militante di sinistra]. Intanto quel povero Cristo è morto atrocemente. Io e la mia povera compagna di classe piangevamo in un angolino, sconvolte. La gente osservava attonita, poi è arrivata l’ambulanza. Non ne potevamo più di risse, paura, picchettaggi, catene e spranghe, avevamo paura a parlare, tutti si adeguavano perché se ti prendevano di mira ti aspettavano al varco. La differenza, allora, è che almeno qualche professore coltivava ancora il libero pensiero, e con loro ti potevi ancora sfogare, confidare. Adesso no. Adesso per entrare a scuola devi fare professione di fede. La collusione con gli ‘asciugamanointesta’ c’era già allora. C’è sempre stata. E me lo spiegò molto bene un compagno di classe ebreo, che poi scelse di andare in Israele, una volta ammogliato. Per cui quando ci fu Fiumicino, non fui sorpresa. Che fare?”.

Niente, non spetta a noi. Ma per tornare alla domanda iniziale, non ci può difendere nessuno perché non ci vuol difendere nessuno. Non veramente. Non seriamente. Basta seguire le cronache del giorno dopo: gli aspiranti assassini subito “contestualizzati”, resi leggenda, liberati, qualche testa di cazzo ribalta responsabilità sugli sbirri che non si son fatti ammazzare, la magistratura procede non per tentato omicidio ma per schiamazzi. Si vanno leggendo cose aberranti, indegne di un Paese decente, ci sono partiti, parlamentari che in nome della non violenza rivendicano moralmente le martellate, assai sedicenti intellettuali, per lo più scappati di casa, cariatidi, balordi in pensione, teleimbecilli (quasi) tutti a condannare l’atroce gesto difendendo con orgasmo chi l’ha fatto. Scampata l’emergenza, tanto quello non è morto, si è rialzato da solo, non si è fatto niente, qualche mazzata, che sarà mai, si tende come sempre a sorvolare, minimizzare, “non si ceda all’allarmismo”, Dio che frase odiosa, cialtrona. Complice. Lo Stato di diritto, la democrazia per questi sarebbe lo stato di coma, del poliziotto possibilmente e del Paese nel complesso.

Passata la tempesta, odo Askatasuna far festa. Piovono pure minacce, che fanno ridere chi ci è abituato ma sono indicative di un clima, una condizione, una situazione: questo toro, per le corna, non lo ripiglia più nessuno, la faccenda è andata troppo oltre, la verità è che comandano loro. E chi dice che non è niente di che, non è mica terrorismo, mente sapendolo. Travaglio, che per risolvere l’increscio, roba da niente, dovuto a chi non si sa visto che ha estrema cura di non nominare mai il centro sociale, trova la solita soluzione, assai democratica: più poteri alla magistratura. Come no, tutti i poteri alla magistratura che subito li ha mandati fuori con tante scuse, che ammorbidisce le accuse in modo oltraggioso: non è terrorismo? Non è associazione a delinquere in forma organizzata quella? Ma se hanno chiamato esperti di guerriglia dall’estero. Che altro vi ci vuole? Allora perché non tutti i poteri direttamente a Putin, che ci pensa lui? Eh, Travaglio?

E dopo la mattanza, potevano mancare le mamme coraggio dei balordi? “Mio figlio è un bravo ragazzo”. Pensa se no. Proprio un bel coraggio, mamma. Siamo un Paese mammifero ma rispetto alla provocazione, che poi era la verità, di Longanesi, “gli italiani pretendono di fare la rivoluzione scortati dai carabinieri” registriamo un salto di qualità: i giovani italiani pretendono di fare la rivoluzione martellando i carabinieri, scrupolosamente inerti (una specialità tutta nostrana). Con mammà antifà al seguito. Salve ragazzi. Tanto non rischiate niente e lo sapete, è già partita la manfrina, misure drastiche davvero, nessuna, pugno di fata in guanto di seta. I Daspo, una roba un po’ effemminata, io ti dico di non andare ma se vuoi vai tanto non ti faccio niente. Eh beh, vorrai mica traumatizzarli, poveri figli con la mazzuola. Per tutto il resto c’è Mattarella, che tronca e sopisce il pacchetto sicurezza: abbiamo scherzato, non è successo niente. Avanti così.

E sul non è successo niente, non ti faccio niente, ci crescono i cadaveri. Come han promesso gli Askatasuna: stavolta non ci siamo riusciti, la prossima due, per metterci in pari. Ma sì, lasciamo che quei bravi ragazzi si regolino da soli, tanto, testa spaccata più, testa spaccata meno… l’Italia è una repubblica fondata sulla mamma. Coraggio. Antifà. Leonessa con chi pizzica i suoi piccoli. Tutti bravi ragazzi. Talis (o Salis) mater.

Max Del Papa, 5 febbraio 2026

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