
L’incredibile finanziamento di 869 mila euro ottenuto da Francis Kaufmann, alias Axel Ford, dal ministero della Cultura avviene all’ombra del pasticciaccio brutto del Covid-19, così come avvenuto in merito alla valanga di quattrini gettati al vento per il catastrofico bonus edilizio del 110%.
Anche in questo caso, in forma evidentemente molto più ridotta, il delirio emergenziale sembra che abbia fatto abbassare la guardia per la concessione di un analogo credito d’imposta, o tax credit che dir di voglia, nei riguardi delle produzioni cinematografiche che si svolgevano in Italia. Ce lo spiega in un articolo molto dettagliato il Post in un lungo redazionale. Nel pezzo, dopo aver offerto una lettura assai positiva del provvedimento in oggetto, in cui si sostiene che nel “periodo in cui la legge Franceschini fu in vigore – 2017/2024, l’Italia fu uno dei paesi con il tax credit più conveniente di tutta Europa, concesso prima per il 30% e poi per il 40% delle spese sostenute sul territorio.” Ciò, secondo la tesi dell’articolo, avrebbe reso molto concorrenziale il Paese, attirando moltissime produzioni estere anche di alto livello.
Ma poi, come abbiamo accennato, cominciano i guai virali. “Il problema con il tax credit – sostiene l’articolista – è arrivato quando, per effetto delle misure di contenimento dell’epidemia da COVID-19, fu applicato il distanziamento personale in tutta Italia e i test COVID sui set dovevano essere continui. Questo rese le lavorazioni di film e serie più complicate, a fronte di incassi previsti minori. Il distanziamento personale infatti era previsto anche nelle sale cinematografiche, quindi si vendevano meno biglietti. A questo si univano il timore del contagio e la disabitudine ad andare al cinema dovuta ai lunghi lockdown. I film quindi costavano di più e potenzialmente incassavano meno”.
Insomma, per questo motivo il Mic cambiò alcune regole del tax credit “rendendolo più facile”. “A detta di tutti gli operatori del settore – insiste Il Post – queste modifiche non furono pensate bene e comportarono, negli anni successivi, diversi usi scorretti del tax credit. La produzione di Stelle della notte ne è un esempio: fu proprio grazie a quelle lacune normative che poté truffare lo stato e ottenere il credito con tanta facilità.”
Ora, sebbene dietro l’operazione c’era anche l’assistenza di una casa di produzione italiana, la quale presentò a suo tempo la domanda, resta il fatto che persino in questo particolare ambito l’ombra lunga delle costose idiozie virali sembra aver giocato un ruolo decisivo. Evidentemente, se ad oltre cinque anni da quella sciagurata stagione se ne manifestano i danni nei settori più impensabile, chi stava alla guida del Paese l’ha combinata veramente grossa.
Claudio Romiti, 21 giugno 2025
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