Cronaca

Abu, il killer Atif e la scemenza di mons. Parolin

Omicidio a scuola a La Spezia, il Segretario di Stato Vaticano chiede "più educazione e meno repressione". Ma...

Pietro Parolin omicidio La Spezia Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Sul caso di La Spezia, dove un marocchino ha accoltellato un egiziano per una banale foto scambiata tra la vittima e la fidanzata del killer, il premio scemenza dell’anno la assegniamo a Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano. A chi gli chiedeva se fosse necessario avere “più sicurezza” per evitare episodi simili, ha risposto: “Io direi più valori, più educazione, aiutare questi ragazzi a riflettere, a vivere anche le cose positive, a non lasciarsi trascinare. Certo, ci vogliono evidentemente anche delle misure di sicurezza, non lo neghiamo, ma non sono sufficienti”. E poi ha riassunto il tutto con la formula “più educazione, meno repressione”.

Per carità, Sua Eminenza. Con tutto il rispetto. Certo: la sicurezza non basta, e lo abbiamo detto a più riprese: è inutile inasprire le pene sul “porto di coltelli” per chi è disposto ad uccidere (reato molto più grave). Forse la soluzione sarebbe fare in modo che a comportamenti illegali, tra cui il girare con una lama, portino a conseguenze reali e non solo sulla carta (certezza della pena). Ma neppure l’educazione è sufficiente. Men che meno, come blaterava qualcuno ieri sui giornali, può bastare un corso sessuo-affettivo affidato ad associazioni varie o ai professori (magari gli stessi che si sono dimenticati di segnalare alla polizia che Atif Zouhair , il killer, sognava di sapere “cosa si prova ad uccidere una persona”, citava versetti del Corano, odiava gli ebrei e minacciava col coltello coetanei fuori da scuola).

Se tutto si risolvesse con “l’educazione”, magari quella di Mamma Stato, non esisterebbero guerre, reati o banditi. Dubitiamo che qualcuno a scuola non abbia mai spiegato a Atif che uccidere è grave e che non bisogna nemmeno pensarci. E se bastasse la formazione ai dettami di Santa Madre Chiesa — che indottrina a dovere i suoi sacerdoti — non esisterebbero neppure preti pedofili, abusi e adescamenti di bambini all’oratorio. Eppure, nonostante i seminari, succede. Di fronte a un caso di pedofilia in sagrestia, Sua Eminenza chiederebbe «più educazione, meno repressione» o vorrebbe anche intervenire per punire (e magari prevenire) certi comportamenti?

Giuseppe De Lorenzo, 19 gennaio 2025

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