In Belgio ha suscitato grande clamore il caso di Grégory Lenoci, condannato a 17 anni di carcere per il tentato omicidio del vicino, che l’uomo sospettava avesse abusato sessualmente del suo figliastro di sei anni. I fatti risalgono al 24 luglio 2025, quando Lenoci aveva già presentato una denuncia alla polizia contro Marc P., segnalando i suoi sospetti sugli abusi ai danni del bambino
Dopo la denuncia, Lenoci aveva invitato il vicino a casa sua per chiedergli spiegazioni. Secondo quanto raccontato in aula, durante il confronto l’uomo avrebbe perso il controllo quando Marc P. gli avrebbe parlato di un presunto «gioco segreto» con il bambino.
La vicenda era stata preceduta da un allarme della psicologa di Lenoci, che aveva avvertito la procura del possibile rischio di un’aggressione. L’uomo le aveva infatti confidato di sapere che avrebbe rischiato 20 o 25 anni di carcere, ma di voler comunque «difendere suo figlio».
Poco dopo, però, Lenoci ha pubblicato sui social un video di 42 secondi in cui lo si vede colpire ripetutamente il vicino con dei calci. Quando i soccorsi sono arrivati, Marc P. era a terra, privo di sensi.
A distanza di un anno, la vittima presenta ancora gravi danni fisici. Colpito ripetutamente, è stato lasciato a terra privo di sensi e oggi si trova in stato semivegetativo, incapace di comunicare, nutrirsi o muoversi autonomamente. Il tribunale ha riconosciuto la premeditazione e condannato Lenoci a 17 anni di carcere, aggiungendo dieci anni di messa a disposizione del giudice dell’applicazione delle pene. Dovrà inoltre versare 10 mila euro alla vittima.
I precedenti giudiziari della vittima
Marc P. era già conosciuto dalla giustizia belga. Nel dicembre 2020 era stato condannato a 37 mesi di carcere con la sospensione della pena per tentati stupri e atti di natura sessuale con violenza ai danni di un bambino di cinque anni.
La pena era stata sospesa per cinque anni, con alcune condizioni: seguire un percorso psicologico, smettere di assumere stupefacenti e non frequentare minori senza la presenza dei genitori. Se non le avesse rispettate, avrebbe dovuto scontare i 37 mesi.
Nel giugno 2025, quindi, la sospensione era ancora in vigore. Proprio allora un secondo padre lo aveva denunciato per presunti comportamenti sessualmente inappropriati nei confronti della figlia di sette anni. Secondo il suo racconto, l’uomo aveva trasformato il garage in una sala giochi per i bambini del quartiere. Una perizia aveva confermato la credibilità della bambina, ma l’indagine sembrava non avanzare: «I giorni passavano, nessuno veniva», raccontava il padre.
Quest’ultimo aveva quindi ricontattato l’ispettore, segnalando che altri bambini continuavano a frequentare la casa di Marc P. L’agente gli aveva spiegato che il fascicolo era stato trasmesso alla procura e che si attendevano sviluppi.
Il 23 luglio 2025, anche Grégory Lenoci denuncia Marc P. per presunti abusi sul suo figliastro di sei anni. Il giorno successivo il bambino era stato ascoltato ma poi la denuncia non aveva portato a un procedimento per mancanza di elementi sufficienti. E qui le cose precipitano.
Le reazioni
La sentenza ha acceso un dibattito che va ben oltre le aule del tribunale. In Belgio l’opinione pubblica si è infatti spaccata tra chi considera i 17 anni di carcere una pena eccessiva e chi, al contrario, ritiene inevitabile una condanna per chi ha deciso di farsi giustizia da solo.
Al momento della lettura della sentenza, in aula sono esplose proteste e urla contro i giudici. Alcuni sostenitori di Lenoci hanno accusato la giustizia di proteggere i pedofili e, all’uscita dal tribunale, il 49enne è stato accolto dagli applausi di una parte dei presenti.
Nel frattempo, Lenoci ha annunciato che farà appello. «Non ho mai avuto intenzione di uccidere», ha dichiarato, sostenendo di aver perso il controllo e di riconoscersi responsabile di lesioni, ma non di tentato omicidio.
Cristina de Palma, 25 agosto 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


