È morta Mary de Rachewiltz, poetessa e fedele custode dell’eredità intellettuale di suo padre Ezra Pound. Soltanto lo scorso anno, in occasione del suo centesimo compleanno, aveva riunito nel castello di Brunnenburg studiosi provenienti da tutto il mondo, invitandoli a celebrare ancora una volta l’opera di Pound e a confrontarsi con la sua inesauribile grandezza. Ero stato invitato anch’io, ma i miei impegni accademici non mi consentirono di partecipare e oggi avverto con particolare rammarico di avere perduto l’occasione di incontrarla.
Proprio in quei giorni Mary disse del padre: “Pound è Dante. La gente lo leggerà per secoli e secoli”. In queste parole c’è tutta la fedeltà della figlia, della studiosa rigorosa e della traduttrice che ha consegnato alla cultura italiana l’edizione integrale dei *Cantos*, pubblicata nel 1985 per Mondadori, da lei tradotta, introdotta e curata, con il commento realizzato insieme a Maria Luisa Ardizzone. Fu un’impresa monumentale, premiata con il Premio Monselice, che resta ancora oggi un punto di riferimento critico.
Con Mary scompare una delle ultime grandi testimoni del Novecento letterario, una donna che fece della difesa della poesia una missione durata tutta la vita. Resta il suo Ezra, poeta smisurato, capace di restituire alla poesia moderna l’ambizione di misurarsi continuamente con la civiltà, tenendo insieme Dante e Confucio, il mito e la storia, l’economia e il destino dell’uomo. Ezra e Mary ci hanno insegnato che la tradizione è una forza da riaccendere nel presente e la sua voce, aspra ma luminosa, continuerà a parlare quando molte delle mode letterarie del nostro tempo saranno scomparse. Grazie, cara Mary. Come scrisse tuo padre nel *Canto LXXXI*, “quello che veramente ami rimane, il resto è scoria”.
Spartaco Pupo, 28 luglio 2026
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