Caffè avvelenato

Adesso il Pd vuole la riforma

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

caffè avvelenato Schlein
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Qui al bar vorremmo essere abbastanza sportivi da dire: meglio tardi che mai. Ma questo non è un bar sport. E il nostro è un caffè avvelenato. Perciò ci purghiamo un po’ nel leggere l’ultimo commento di Vincenzo De Luca: “Anche i magistrati che sbagliano devono pagare. In un Paese democratico non può esistere un potere privo di responsabilità”. Sacrosanto, eh. Peccato che l’ex governatore campano, la cui eredità politica prosegue attraverso il rampollo Piero, segretario dem in regione nonché deputato del Pd, se ne sia uscito così a urne chiuse e a vittoria del No avvenuta.

Magari adesso scopriremo che Giorgia Meloni aveva ragione: molti di quelli che si sono opposti alla riforma solo perché l’aveva fatta il suo governo, in realtà, erano sostanzialmente favorevoli o a una maggiore responsabilizzazione delle toghe, o alla separazione delle carriere, oppure a entrambe le cose. Forse le riforme vanno bene solo se sono targate sinistra.

Allora, anche la Costituzione cessa di essere la più bella del mondo e i giovani non hanno bisogno di mobilitarsi per prevenire il ritorno del fascismo. Dovesse andare al governo, il campo largo proporrà, come era scritto nel programma del Pd, di istituire un’Alta corte disciplinare per i magistrati? O magari stavolta, essendo stata resuscitata dal combinato disposto di giudici, sindacati e centri sociali, la sinistra dovrà andare a rimorchio dei suoi corpi intermedi e limitarsi a introdurre salario minimo, eutanasia e pannelli solari? Fare come Sanchez, no? Uno che, visto il suo rapporto con la giustizia, magari la pensa come De Luca…

Il barista, 25 marzo 2026

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