La degenerazione generale, della società come dell’informazione, delle arti come del mondo intellettuale, è inaudita, chiede neologismi illustrativi. Uno potrebbe essere: demenzialità. Solo così, forse, si possono catalogare, si possono capire certe operazioni pubblicitarie, anticamente conosciute come marchette, nel chiaro intento di spingere certi consumi sottoculturali ad alto tasso ideologico. Il Corriere, per esempio – what else? – dedica una alluvionale filippica per spingere la seconda serie dello sceneggiato di Scurati su Mussolini (what else?), “M – il figlio del secolo”, tratta dai libri di Scurati su Mussolini, che ha lanciato la figura di Antonio Scurati su Mussolini, interpretato da uno che si è rabbuiato, o-scurato, nel fare Mussolini, ma non del cachet.
Uno sceneggiato molto popolare tra le sezioni dell’Anpi e nelle ztl dove si elegge a furor di popolo Ilaria Salis, l’occupatrice della quale dovremo tornare ad occuparci. Il Corriere è scatenato, con slancio arditista da cerchio di fuoco, con empito futurista degno di miglior causa: e la miglior causa sa di facile ricatto morale, o fate la seconda serie o siete servi dei potenti e dei fascisti che attualmente coincidono.
Demenzialità. Chiunque segua un notiziario Rai, un programma dell’intrattenimento Rai, non può parlare di Tele Meloni senza crederci veramente o senza mettersi a ridere, a meno di non considerare (tele) Meloni del tutto consegnata alla propaganda da agenda su tutto, clima come migranti, gender come gossip, Europa come Palestina. Una settimana di servizi agiografici su una nazionale femminile di calcio che non vince niente e si merita la convocazione al Colle, che ormai è un diplomificio di perdenti ma dalla parte giusta. Poi, si capisce che una televisione governativa sia servile col governo, è la sua missione, una missione detestabile ma istituzionale nel costume dell’Italia pulcinellesca e machiavellica; ma non ci si venga a dire che minore spazio, minore servilismo è dedicato alla opposizione fino alle scartine del partito di Salis.
Sia come sia, questo Mussolini 2 s’ha da fare: manco il gerarca più tetragono sarebbe così sfegatato. “Bisogna chiedersi perché viene cancellata”. Ma anche no, chi se ne frega, figuriamoci se la nuova resistenza, il nuovo partigianato passa, ammesso che sia urgente, per una fiction costata la cifra folle di circa 70 milioni. Magari il motivo sta proprio qui, che ne dite? Ma il Corriere non ci sta, con impeto statalista non si preoccupa dei costi, paga lo Stato, paga Pantalone, l’antifà oltre l’ostacolo e prima di tutto. “La serie più acclamata, magistralmente diretta e scritta…”: è un articolo di giornale o un sonoro da Istitvto Lvce, o un comunicato di Fremantle, il produttore? Sta qui la degenerazione di un giornalismo nemmeno più commerciale quanto scatenato in quel farsi propagandistico, insomma nel votarsi alla causa. Da cui la demenzialità che, per reggere una tesi, frulla di tutto, di più: la censura, “non una censura esplicita, palese, urlata, ma una più strisciante, obliqua, indecifrabile”; la “rottura così forte negli schemi della rilettura cinematografica della nostra storia e del fascismo in particolare”.
Che sia una rottura, ci può stare, si può capire. Ma se non gradisci pavlovianamente, se non ti spari l’M di S con tanto di pastasciutta antifà, se a dirla tutta te ne sbatti dell’ennesima rifrittura ducesca ad uso e consumo di chi la fa e poi passa da martire, sei automaticamente nella fogna della destra italiana che non gradisce, che blocca, fa mancare i soldi. Dice Scurati: “Bisogna chiedersi perché”. E nessuno che gli faccia notare, amico, sei più inflazionato tu della Ferragni dei tempi d’oro, sei in predicato di fare l’assessore, l’europarlamentare, avercene di censurati come te, come Saviano, come tutti voi bimbiminkia antifà con depressione incorporata che tuttavia non vi impedisce l’arroganza dell’ubiquità. Ah, la destra “con Scurati ha un conto aperto. Tanto che la Rai lo scorso anno si è spinta fino a censurare il suo monologo sul 25 aprile”. Per insinuare che questa destra di potere, di nuovo regime è fatta di mezze maniche, gerarchetti pronti alla mortificazione palese, imbarazzante. Cosa che può benissimo essere e in certi casi è. Ma basta ad avanzare il sospetto di un nuovo fascismo che trasforma gli Scurati in Matteotti?
“Tutti gridano al capolavoro” garantisce il Corriere e chi per lui, ma tutti chi? Poi viene fuori che in America non la comprano e allora gli argini cedono definitivamente, si sbatte nel pentolone Oriana Fallaci, Diabolik, (perfino) Virginia Raggi, Sangiuliano, per fortuna senza pompeiana esperta, ma i nuovi protegée di destra come Giulio Base sì, insieme a Pupi Avati, Pirandello, Lucia Borgonzoni, capitan America, Trump, il neofascismo americano, quello italiano meloniano, le piattaforme USA, l’antifascismo controverso, che per gli americani vuol dire fazioso e dunque non interessante in prospettiva commerciale. Strano non abbiamo tirato in ballo Berlusconi buonanima, e sì che da Milano 2 a M2 il passo è breve. Ma davvero ce ne vuole per suggerire che l’America dello showbusiness woke, ammaccata ma ancora viva e vegeta, si faccia scrupoli di sorta davanti a un prodotto militante, politicamente woke come il mussolinismo scuratiano. Certo, se poi ci si infila una zeppa stupida, un falso storico per cui il Mussolini diciannovista esplode in un demenziale «Make Italy Great Again», non si può sperare che i produttori americani paghino per farsi prendere in giro, per lasciar prendere in giro il loro pubblico in un modo così rozzo. E questa sarebbe la serie “di potente bellezza che ha stregato il mondo”.
Demenzialità, portaci via. Alla fine, la tesi è sempre quella e sempre bella: contro la dittatura di cent’anni fa ci vuole una dittatura nuova, fresca, del pensiero, della televisione, che imponga i cartoni animati che piacciono a noi, tu chiamala se vuoi democrazia, se no come ti pare, tanto resti comunque fascio.
Max del Papa, 30 luglio 2025
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