Ira del governo

Aiuti a Gaza, la Flotilla rifiuta l’accordo e confessa: “Ecco il nostro vero obiettivo”

Smascherati i finti missionari per la Striscia: non hanno nessuna intenzione di far arrivare cibo ai Gazawi. I politici italiani a bordo: "Va spezzato il blocco navale"

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greta flotilla

È sconcertante. Assurdo. Pazzesco. Non solo ieri la Global Sumud Flotilla ha rifiutato l’offerta del governo israeliano, mediata da quello italiano, di sbarcare ad Ahskelon per far arrivare in tranquillità gli aiuti umanitari a Gaza. Ma oggi ha rispedito al mittente anche l’offerta di Giorgia Meloni, di Tel Aviv e del Patriarcato latino di Gerusalemme di consegnare attraverso vie speciali qui 23 grammi di cibo a gazawo che gli yacht resistenti stanno inutilmente portando verso la Striscia. Una decisione che smaschera il vero obiettivo della missione: non aiutare i bambini palestinesi, come vanno dicendo, ma provocare un incidente internazionale per forzare il blocco navale.

Gli aiuti a Gaza via Cipro

Il piano, pensato da ministro Antonio Tajani, era il seguente: gli aiuti trasportati dalla Flotilla starebbero stati consegnati alle parrocchie del Patriarcato latino a Cipro, da qui trasferiti al porto di Ashdod in Israele e poi, attraverso un corridoio aperto dalle Misericordie, fatti arrivare a Gaza. Ma i resistenti in barca a vela hanno detto no. La delegazione italiana del Global Movement to Gaza, a nome del Comitato direttivo della Global Sumud Flotilla, ha infatti comunicato “alle autorità italiane di non accettare la proposta ricevuta ieri su una possibile deviazione degli aiuti in direzione Cipro, per poi farli arrivare a Gaza con il coinvolgimento del Patriarcato latino di Gerusalemme”. Ne hanno dato notizia gli attivisti in una nota, spiegando che “la missione rimane fedele al suo obiettivo originario di rompere l’assedio illegale e consegnare gli aiuti umanitari alla popolazione assediata di Gaza, vittima di genocidio e pulizia etnica”.

La Flotilla rifiuta la proposta italiana

Secondo i militanti, “qualsiasi attacco o ostruzione alla missione costituirebbe una grave violazione del diritto internazionale e un atto di sfida all’ordinanza provvisoria della Corte internazionale di giustizia che impone a Israele di facilitare gli aiuti umanitari verso Gaza”. Ma a questo punto il rischio è di arrivare all’incidente internazionale. Il governo italiano ha fatto il possibile, ma – come spiegato da Meloni e Crosetto – non può certo intervenire con le sue fregate nel caso in cui le navi della Flotilla entrassero nel mare israeliano o cercassero di forzare il blocco navale militare.

Dello stesso avviso i quattro parlamentari a bordo della Flottilla. “Il nostro obiettivo – dicono al Corsera i dem Arturo Scotto, Annalisa Corrado e Paolo Romano – è di rompere l’assedio a Gaza e riaprire tutti i corridoi umanitari, a partire da quello marittimo bloccato dal 2007. È questa la nostra missione umanitaria e ad oggi non abbiamo ancora una risposta da parte del governo se quel blocco navale è legale o no. Perché per il diritto internazionale non lo è”. Anche il senatore M5S Marco Croatti non farà passi indietro: “Non possiamo più girarci dall’altra parte, lo scopo è creare un flusso costante di aiuti umanitari che non passi tramite Israele. Meloni dice che i corridoi umanitari ci sono già ma noi sappiamo come utilizzano adesso quegli aiuti, lo stiamo vedendo purtroppo anche nei video, vediamo come attirano le persone con gli aiuti umanitari per poi colpirle, qui serve qualcosa di diverso da quello che i governi stanno facendo in questo momento”.

Il governo irritato

Scontata l’ira del governo. “Il ministero degli Esteri, in stretto coordinamento con la Difesa ha già offerto una soluzione concreta per consentire l’arrivo degli aiuti umanitari, e ha assicurato la presenza in prossimità dell’area di una nave militare, pronta a fornire assistenza e soccorso. Resta tuttavia indispensabile che la flottiglia non tenti di forzare il blocco: esporre vite umane a rischi in acque nelle quali non sarebbe possibile intervenire in soccorso non avrebbe alcun senso e comporterebbe pericoli inutili. Come ho ribadito alle Camere, repetita iuvant, sia l’Ambasciata che lo Stato Maggiore della Difesa israeliano erano stati informati prima e sono costanti i contatti per monitorare ogni possibile problematica. Così come ogni azione e decisione è coordinata con il ministero degli esteri”, ha spiegato Crosetto. “Come ho detto con chiarezza, sia in Parlamento sia all’uscita non ci saranno due navi contemporaneamente impiegate nell’area. La fregata Alpino sostituirà infatti la fregata Fasan, che rientrerà alla propria missione originaria. Per ripetere, anche in questo caso ciò che ho detto con chiarezza in Parlamento, le unità navali italiane non svolgono funzioni di scorta, né usciranno dalle acque internazionali, qualora la flottiglia dovesse decidere di forzare il blocco israeliano. Anzi uno degli obiettivi è quello di scongiurare tale eventualità ed evitare possibili conseguenze negative”.

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