Aiuto psicologico per studenti pro-Pal? Ma studiate senza rompere i cogl***

L'università La Sapienza offre supporto agli studenti italiani traumatizzati da Gaza

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Ve lo ricordate Abantuono che credendo d’aver fatto 13 bullizzava “mia moglie è una strega e mia suocera è una stronza”, “poveriiina la mammètta, mangia solo fileetto!”?. Ecco: Poveriiini, loro, mangiano il fileeetto! Poveri pro Hamas delle Università, in particolare la Sapienza, che ci hanno il disagio per Gaza e gli hanno fatto il «counseling dell’Ateneo» che sarebbe una perdita di tempo dove qualcuno vien pagato, un baracchino, uno sportello psicologico, spiega con sussiego il Corriere delle cause perse, dedicato all’ascolto di studenti e studentesse «che dovessero manifestare o voler condividere il disagio psicologico e la preoccupazione emerse a seguito dell’attuale situazione di conflitto in Medio Oriente».

La cosa, essendo lucrativa, si espande, hanno aperto un secondo sportello sull’Iran, ma pare vada deserto: dei trentamila falcidiati dal regime in poche ore non fotte niente a nessuno alla Sapienza degli insipienti, meglio fare i flotilleri problematici. E quanto agli studenti di Teheran che non potranno tornare per il secondo semestre di non perdere l’anno, vabbà, sono dettagli, l’importante è Gaza, Gaza, Gaza. Il Foglio li chiama «Povere Stelle», sono i violenti Pro Hamas dove non passa giorno senza casini e occupazioni a senso unico: se uno ha origini ebree, è meglio non ci passi neanche davanti, alla Sapienza; viceversa sono sempre ben accolti emissari di Hamas, “intellettuali” vergognosi, capibastone della Flotilla, elementi da sbarco, centri sociali, il frittomisto di feccia militante. Altro che cospicua presenza di studenti internazionali. Balle, agli studenti iraniani angosciati non ci pensa nessuno, l’unica cosa che conta è offrire supporto psicologico, ma sarebbe meglio psichiatrico, in forma di tso, a quanti si ritengono liberi di dettar legge, e antisemita legge, e gli vengono le crisi isteriche se vengono appena appena limitati poveriiini, mangiano il fileetto. A proposito, come mai non hanno ancora chiamato Ghali che declama Gianni Rodari in arabo trappettaro?

Una grandissima rottura di palle. Ecco cosa sono queste trovate scemenite che tutto hanno fuorché urgenza: dalla psico-Gaza all’ecoansia, che un po’ legnano e un po’ frignano e portano in processione Ilaria Salis. “Oh, per favoore!”, come direbbe il cuturier Valentino in uno dei suoi momenti più irresistibilmente snob. Pare che anche gli askatasuna – ormai un’antonomasia – che hanno messo a ferro e fuoco Torino e si attrezzavano su Milano, dopo aver sistemato l’alta velocità ferroviaria (capito perché ci hanno mandato la gendarmeria dell’ICE?), abbiano bisogno di coccole delle mammètte e degli psicologi antifà: la solita faccenda che diceva Leo Longanesi, che gl’italiani vogliono fare la rivoluzione scortati dai carabinieri (anche per martellarli meglio, tanto non oppongono resistenza).

Noi la buttiamo sul ridere, ma è sempre più bruciante la sensazione di un Paese allo sbando, per ciò che vi esplode e per come viene colto: siamo arrivati, e non c’erano dubbi del resto, al colmo di vedere irridere il fantaccino preso a martellate dagli aska i quali già vengono resi leggenda. Tutta la sinistra, non diciamo balle, non aggrappiamoci ai distinguo di schiuma, ha difeso i terroristi in fama di resistenti, si sono scomodati i pretesti più deliranti, le manovre più losche attorno al referendum, gente come Concita de Gregorio prima accusa il governo di lasciar liberi i peggiori senza bloccarli prima e poi quando passa il pacchetto sul fermo preventivo li accusa di repressione, di fascismo; notori pregiudicati armati di mazze, pistole, armi da taglio non andrebbero bloccati, secondo la sinistra, prima di aver fatto vittime, ma il fermo preventivo va bene per gli ebrei, per chi ha intenzione di diffondere contenuti sgraditi e per chi non obbedisce a certi diktat da “non si invochi la libertà”; ma allegri, Mattarella arriva in tram dopo aver nominato il commendator Jovanotti, una roba che ce l’avessero detta ai tempi di “Fei come la mia moto”, “È qui la fefta” e “Ghimmi faiv” avremmo rinchiuso l’incauta Cassandra. Nessuno ha capito l’onorificenza a un tipo così, comunque a questo punto aspettiamo il Cavalier Ghali.

A proposito, oggi la Stampa intervista uno dei boss di quelli che l’avevano invasa un mese fa, un capo storico di Askatasuna: tutto bene, ragazzi? C’è un sacco di cose che non si capiscono, ovvero si capiscono fin troppo bene. Nell’ateneo più intollerante e violento d’Europa mettono lo sportello di sostegno per gli intolleranti. E per di più gli fanno le cronache agiografiche, superflue ma evidentemente opportune. Quanti avrebbero bisogno di un consulto psichiatrico?

Max Del Papa, 8 febbraio 2026

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