
Nella serata di domenica 5 ottobre 2025, Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per la Palestina dal 2022, ha lasciato lo studio della trasmissione televisiva “In Onda” su La7. Durante la puntata, si è acceso un dibattito sulla situazione nella Striscia di Gaza. Albanese ha difeso l’utilizzo del termine “genocidio” per descrivere le azioni militari israeliane, una posizione che ha suscitato discussioni animate tra gli ospiti presenti.
Il confronto con Federico Fubini e Francesco Giubilei
Albanese ha discusso le sue posizioni con Federico Fubini, giornalista del Corriere della Sera, e Francesco Giubilei. Fubini ha espresso disaccordo con la definizione di “genocidio”, sostenendo che spetta a un’inchiesta formale stabilire tale termine. Giubilei, invece, ha richiamato le parole della senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti, affermando che definire “genocidio” l’intervento israeliano sia un’accusa inappropriata.
L’uscita dallo studio
Il confronto si è intensificato proprio dopo l’intervento di Francesco Giubilei. Durante il suo discorso, mentre citava la figura della senatrice Segre, Francesca Albanese si è alzata e ha lasciato lo studio. Luca Telese, conduttore del programma, ha minimizzato l’accaduto dichiarando che la partenza anticipata dell’ospite era stata concordata in precedenza e che doveva terminare la sua partecipazione alle 21.
Francesco Giubilei ha successivamente definito il comportamento di Albanese “una mancanza di rispetto alla storia e alla persona di Liliana Segre”. Il suo commento, pubblicato sui social media, ha ulteriormente alimentato le discussioni sull’accaduto. In una dichiarazione separata, Albanese ha accusato il dibattito di strumentalizzare la figura della senatrice Segre nel contesto del confronto politico e mediatico.
In una intervista a Fanpage, Albanese è tornata alla carica. Intanto ha smentito che il motivo del suo addio sia da riferire solo al “ritardo”. “Sono una persona precisa ed ero già stata costretta a un ritardo, ma non accetto di prolungarlo se devo confrontarmi con due persone che non sono preparate sul tema Gaza”, spiega Albanese che contesta la scelta degli interlocutori (vuole organizzare pure i palinsesti, per caso?). “Io sono una giurista, una tecnica, l’interlocuzione con chi non ha conoscenze del tema è impossibile”. E ancora: “Il mio gesto era legato alla direzione della discussione. Immagini il paradosso di questa situazione, chiamare in causa una persona sopravvissuta all’olocausto e al genocidio. Conosco tantissimi esperti di storia, anche sopravvissuti all’olocausto che dicono quello a Gaza sia un genocidio, ma siccome la posizione della senatrice Segre torna utile, si utilizza quella”.
Insomma: dopo anni in cui la Segre è stata portata sul palmo della mano, adesso, quando fa comodo, diventa sciocco citarla. Secondo Albanese ci sarebbe una strumentalizzazione della senatrice: “La pietra di inciampo della logica è che se una persona ha una malattia, non va a farsi fare la diagnosi da un sopravvissuto a quella malattia, ma da un oncologo. Ho grandissimo rispetto per la senatrice Segre, una persona che ha vissuto traumi indicibili e che è profondamente legata a Israele, per questo sostengo che ci sono gli esperti e che non è la sua opinione, o la sua esperienza personale, a stabilire la verità su quanto sta accadendo […] c’è chiaramente un condizionamento emotivo che non la rende imparziale e lucida davanti a questa cosa”.
Quindi, riassumiamo. Lei conosce tanti esperti di storia, anche sopravvissuti all’olocausto, secondo cui a Gaza sarebbe in corso un omicidio e questi sarebbero “lucidi”. Invece la Segre, che pure è sopravvissuta alla Shoah ma sostiene il contrario, allora non è lucida. Alla faccia del rispetto delle opinioni. In sostanza se non la pensi come Albanese diventi automaticamente “poco lucido”.
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