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Albanese ne pesta un’altra: “A Milano si alzano presto, a Napoli…”

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Albanese napoletani

Nei riti dello sciamanesimo, persino l’esperienza extrasensoriale più forte volge sempre al termine e l’individuo che l’ha vissuta torna con i piedi ben saldi nel mondo reale. La stessa cosa sta accadendo a parte della sinistra, che dopo una stratosferica epifania che ha comportato la glorificazione terrena di Francesca Albanese, sta facendo dietrofront avendo constatato le sue ultime uscite e prendendo atto che certamente il suo modus operandi non la ascrive né tra gli aspiranti alla santità né tantomeno tra chi conduce un sano e costruttivo dibattito democratico.

Albanese vuole sempre avere ragione. L’ha dimostrato a più riprese, ridicolizzando ogni interlocutore reo di avere posizioni diverse dalle sue con delle smorfiette inappropriate. E lo fa quasi sempre, sistematicamente, quando vede che la conversazione sta uscendo dai binari dei semplici complimenti alla sua persona. Talvolta si alza e abbandona gli studi televisivi, specialmente quando qualcuno osa nominare la senatrice Segre (sicuramente più titolata di ciascuno di noi ad esprimere un’opinione quando si parla del significato di genocidio). E poi c’è la ciliegina sulla torta, episodio impossibile da non ricordare in un paragrafo atto a dimostrare l’immaturità dialettica della dott.ssa Albanese: l’umiliazione pubblica che ha inflitto al sindaco di Reggio Emilia, colpevole di aver detto che la liberazione degli ostaggi israeliani fosse un passaggio necessario per il cessate il fuoco (col senno di poi, il sindaco potrà quantomeno consolarsi potendo rivendicare di averci visto lungo, nonostante lo shock e le mani in faccia della nostra eroina Pro Pal).

Questa mossa le è valsa le critiche persino di Corrado Augias, non certo un vecchio reazionario, che ha definito la reazione della relatrice ONU “impropria, che sconfina nel fanatismo”.

C’è poi un’intervista recente, rilasciata dalla dottoressa Albanese per l’ottimo e sempre interessante podcast “Tintoria”. Questa volta però la puntata è un lungometraggio di egocentrismo e di narrazione eroica ove la giurista rimarca a più riprese di essere una voce autorevole nel Medio Oriente (sarebbe meglio se lo dicessero gli altri e non lei stessa, di grazia) e nel quale si lancia anche in qualche accenno di stand up comedy, dicendosi stupita per il fatto che “A Milano in tantissimi hanno scioperato. A Milano, non a Napoli…” sottendendo, forse, che i partenopei (di cui lei in senso lato fa parte, essendo irpina) non abbiano una spiccata cultura del lavoro. E poi si concede anche un astruso parallelismo nel tentativo di spiegare che Liliana Segre non sia una voce autorevole in merito al genocidio perché “un malato di cancro non si fa fare la diagnosi da un altro malato”.

C’è da dire però che, a seguito di tutta questa sequela di strafalcioni, qualcuno a sinistra fra i più moderati ha storto il naso e ha iniziato a fare qualche passo indietro in merito alla santificazione della Dottoressa Albanese e al suo tour lungo lo stivale nel quale sta facendo incetta di chiavi delle città, tricolori, onorificenze di ogni ordine e grado. Ha iniziato Picierno qualche giorno fa, definendola “narcisista e polarizzante”. E ora dopo ora il Pd rumoreggia sempre di più, sta di fatto che a Firenze è avvenuto un contrordine in merito al conferimento della cittadinanza onoraria e che a Bologna il sindaco Lepore sta mitigando le forti critiche (e, a dirla tutta, non si sa se ci riuscirà).

Insomma, il risveglio sta avvenendo e l’ennesima figura che poteva portare il vessillo dei vessati, della sinistra, del progressismo, si sta rivelando pian piano un mezzo fiasco. Chi vivrà vedrà!

Alessandro Bonelli, 11 ottobre 2025

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