Caffè avvelenato

Alì “Mortadella” Khamenei

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

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Qui al bar siamo abituati a vederne di tutti i colori e di tutti i tipi, ma uno così, giuro, non ci è mai capitato. È quello che, ai tempi dell’entrata “in Europpa”, negoziò un tasso di cambio demenziale ad essere indulgenti, circa duemila lire per un euro, che serviva solo alla Germania per ammortizzare i costi della riunificazione; ed è lo stesso che, del resto, veniva da una controversa stagione di spezzatini industriali.

Oggi questo personaggio viene riverito in interviste comprensibilmente indulgenti dove lo lasciano libero di spolverare i ricordi, per esempio sulla tollerante, illuminata Guida suprema iraniana appena liquidata: “Ali Khamenei”, ha raccontato Romano Prodi ad Avvenire, “lo incontrai una volta sola. Ricordo la sua camera, spoglia: un letto, un tavolino e una sedia in legno. Mi disse solo poche parole, ma trasmetteva l’idea di un potere assoluto, diverso da tutti gli altri nel mondo”.

Dove abbiamo già sentito qualcosa di simile? Ma sì: nei film di Fantozzi, è il ritratto sputato del megadirettore galattico! La stanza spoglia, il tavolino, la seggiola di legno, il tratto indulgente. Pare che il nostro eroe si sia sentito dire: “Vede Mortadella, in fondo lei ed io siamo uguali”. “Ma… Guida suprema… Non vorrà mica dirmi che lei è… comunista?”. E un tuono squarciava il cielo. “Proprio comunista, no: diciamo medio progressista”.

Un ritratto, c’è da crederlo, che si attaglia anche all’amorevole capo del partito comunista cinese, Xi Jinping. Si sa che il nostro ex boiardo ha una attrazione fatale per quell’immenso Paese. Bologna Pechino coast to coast. Mentre su Trump i ricordi sono a dir poco sprezzanti, ah che schifo di autocrate, che cesso di democrazia. Riprende il nostro ex statista nostalgico: “Erano gli anni di Mohammad Khatami, il presidente riformista. Fui l’unico leader occidentale ad andare a Teheran, in accordo col presidente Usa Clinton che all’inizio non voleva. Ricordo che alla cena ufficiale per la prima volta furono ammesse le donne (per l’occasione con velo rinforzato: non si sa mai, ndr). La grande speranza in quel Paese la perdemmo con il fallimento di quella stagione”. Ma pensa, che peccato. Chi l’avrebbe detto. Forse avrà scoperto che il frugale ayatollah aveva per vizio quello di tirare i capelli alle giornaliste importune. Restandogli in mano la testa, però. No, uno così qui al bar non ci è mai capitato. Speriamo non ci capiti mai.

Il Barista, 16 marzo 2026

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