
L’Assemblea Capitolina ha approvato l’esposizione della bandiera palestinese sul Campidoglio. La mozione è passata con 31 voti a favore durante la seduta del 18 settembre. Il testo impegna il sindaco e la giunta a chiedere al governo italiano il riconoscimento dello Stato Palestinese, “a condannare ogni attentato al diritto internazionale umanitario, compresa la recente offensiva contro Gaza City” e prevede l’esposizione della bandiera come “segno di vicinanza e solidarietà a tutta la popolazione palestinese”.
Sul sito del Comune si legge che l’esposizione della bandiera della Palestina in Campidoglio sarà un “segno di vicinanza e solidarietà a tutta la popolazione palestinese anche in considerazione della violenta escalation e come appello al rispetto della pace, del diritto internazionale e della tutela delle popolazioni civili coinvolte”. Ma gli ebrei romani non la pensano così.
La reazione della comunità ebraica
Victor Fadlun, presidente della Comunità Ebraica di Roma, ha definito la decisione un colpo al cuore per tutti gli ebrei romani. Ha dichiarato: “Vedere la bandiera palestinese sventolare sul Campidoglio è un colpo al cuore per gli ebrei di Roma”. Fadlun ha aggiunto che si tratta di una scelta divisiva che non rappresenta la comunità ebraica con radici millenarie nella città.
Il presidente della comunità ebraica ha espresso preoccupazione per l’aggravarsi del clima di antisemitismo. Ha sottolineato come la bandiera palestinese esposta sul Campidoglio sia la stessa sventolata nelle piazze durante le proteste pro-Palestina. Fadlun ha collegato questo simbolo alle parole d’odio di chi vuole cancellare Israele dopo gli eventi del 7 ottobre. “È una decisione che contrasta con la memoria dell’attentato alla Sinagoga, in cui terroristi palestinesi uccisero un bimbo di 2 anni, Stefano Gaj Taché, un ‘nostro bambino’ come lo definì il presidente Mattarella, e ferirono decine di ebrei. Ci stupisce e rattrista che la propaganda Pro-Pal abbia fatto breccia nel Consiglio Comunale della nostra città”, spiega.
La deriva romana
Parallelamente all’esposizione della bandiera, sono stati interrotti i rapporti tra Acea e la compagnia israeliana Mekorot. La mozione approvata impegna infatti l’amministrazione capitolina a sospendere le collaborazioni con entità israeliane. Questa decisione rientra nelle iniziative di solidarietà verso il popolo palestinese che molte amministrazioni comunali stanno adottando.
Roma ospita la più antica comunità ebraica d’Europa, fatto che rende particolarmente significativa la decisione del Campidoglio. L’astensione del Pd durante la votazione ha generato polemiche tra alcuni esponenti politici.
Molti sui social hanno criticato la scelta del Campidoglio. “Due popoli, implica la presenza di due bandiere assieme alla ‘sacrosanta’ bandiera della pace. La pace non si fa con una sola. Questo è negare i diritti dell’altro”, scrive qualcuno sotto la fotografia del consigliere capitolino Pd Giovanni Zannola che rivendica l’operazione Pro Pal. “Ci andate pure fieri! Ma la Palestina la dobbiamo fare in Europa, a Roma?? Fatemi capire! Ma cosa c’entra! Togliete quello scempio”, aggiunge un altro. C’è chi lamenta “una decisione assurda, presa senza il consenso dei cittadini romani, solo per pochi esaltati. Quante bandiere dovrebbero sventolare? Una per ogni popolo che subisce massacri?”.
Il Pd in imbarazzo
E infatti il Pd capitolino, ieri, è dovuto ricorrere ad una mezza marcia indietro divulgando una nota che cerca di salvare il salvabile nel rapporto con la comunità ebraica romana. “L’esposizione della bandiera palestinese non intende in alcun modo rappresentare un oltraggio alla Comunità Ebraica né tantomeno avallare i terroristi di Hamas, i cui crimini e atti orribili abbiamo sempre condannato con fermezza – scrivono i Capigruppo di maggioranza in Assemblea Capitolina, Valeria Baglio, Ferdinando Bonessio, Giovanni Caudo, Alessandro Luparelli, Sandro Petrolati e Giorgio Trabucco – La scelta vuole ribadire il principio che la pace può nascere soltanto dalla nascita di uno Stato palestinese accanto a quello d’Israele, secondo la logica dei due popoli e due Stati, perché siamo convinti che solamente il riconoscimento reciproco possa garantire a tutti di vivere in sicurezza. Roma è e sarà sempre una casa sicura per gli ebrei, che qui affondano le loro radici millenarie ed sono parte costitutiva della nostra identità, e proprio per questo comprendiamo profondamente la sofferenza che la Comunità Ebraica sta vivendo dal 7 ottobre 2023, dolore che si intreccia con la memoria di tragedie che hanno già ferito questa città, come l’attentato alla Sinagoga del 1982 in cui fu ucciso Stefano Gaj Taché da terroristi palestinesi. Stefano resterà per sempre anche ‘il nostro bambino’, perché la sua memoria è scolpita nella coscienza di Roma e del Paese. La nostra città non smetterà mai di farsi portavoce di un impegno per la pace giusta e duratura, che significa anche esprimere con chiarezza la necessità di una soluzione politica che superi e condanni le scelte del governo Netanyahu e che ridia speranza sia al popolo israeliano che a quello palestinese. Roma sarà sempre al fianco della Comunità Ebraica contro ogni forma di antisemitismo, odio e violenza, e continuerà a promuovere dialogo, convivenza e riconoscimento reciproco, perché questo è il senso più autentico della nostra identità”. Ma ormai il danno è fatto.
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