Anche Fico ha abolito la povertà. La sua

L'ex presidente della Camera scopre il mare aperto: dal Parlamento da aprire come una scatoletta al tonno servito in rada a Procida

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Dice Fico con la barca te lo cucini tu, ma che può inventarsi il povero cronista con questi che vanno oltre la satira, oltre il sarcasmo? Voglio dire, non tengono vergogna, sono catafratti: questi tuonavano, fuoco e fiamme contro la povertà da “sconfiggere”, erano quelli del Parlamento da aprire come la scatola del tonno, poi ci trovano il caviale e non vogliono uscirne più. O dell’entrismo leninista, che è la balla più usata di tutti i tempi, mai trovato uno che cambiasse le cose “dall’interno” salvo invece cambiare subito lui.

Ma come fai a ironizzare su uno che si faceva vedere mentre andava in Parlamento in autobus e adesso tiene il 6 metri in rada, a Procida? Buon pro(cida) gli faccia: sai le belle crocierine con gli amichetti del Fatto Quotidiano, rotta Albanese per Gaza, magari con una deviazione su Dubai, con un po’ di travaglio ma senza ammiraglio, pure lo Iacchettino sullo yachtino? Dico, come fai a sfottere uno che avrebbe tenuto (a casa della compagnia, pare) la servitù in nero, per coerenza, lo sbugiardano e lui invece di starsi zitto fa un casino, denuncia, perde ma non se ne dà per inteso, continua. Che fai, ti rifugi nell’ovvio e nel banale di quelli che volevano instaurare un regime castrista in Italia e poi si fanno il 36 piedi a motore? Ma se aveva già cominciato l’ultracomunista D’Alema, ve lo ricordate come li fulminava col baffo appena gli rinfacciavano l’Icarus: “Beh? Che c’è? Non va bene?”.

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Per dire io sono io eccetera. La politica come bene rifugio, i politici che sanno di avere le stagioni contante e allora mettono a profitto, i loro brevi anni di potere li dedicano al lobbysmo, ai contatti per cui riciclarsi subito come conferenzieri e mercanti. Salvo tornare appena possono al richiamo della foresta, al Palazzo, perché chi è dentro è dentro e si fa la barca, chi è fuori non esiste e ha come unici diritti votare, avallare, lasciarsi rinchiudere, farsi avvelenare. E poi sentirsi insultare dagli stessi che gli hanno distrutto vita e salute. Hanno una protervia. La Ilaler Salis che, forte della ritrovata impunità, ha messo su una boria social da influencer con la bici trendy e il cappelletto modaiolo. E almeno, come osservava Pasolini, si guadagnassero minimamente il pane dorato, le ventimila salvo benefit, ma per sentirla sparare stronzate come la settimana lavorativa di 3 giorni e “non è giusto accusarmi di non aver mai lavorato, io da ragazza facevo piccoli lavoretti artistici”, cioè infilava le perline? Per questa fuffa in 170mila ricchi milanesi l’hanno salvata, due volte?

Poi il cittadino bue, che vota, sempre meno, perché i partiti hanno da tempo rinunciato alle loro funzioni di previsione e di intermediazione per concentrarsi sul qui ed ora degli affari, per lo più loschi, per dire la gestione dell’esistente, questo cittadino che vota e sa e non sa che le distinzioni di campo e di idea sono puramente in funzione di target elettorale, alla fine si riscuote e, come Fantozzi, sbotta: sì, ma questo, che era nessuno, che teneva le pezze al culo quando è entrato, come ha fatto in quattro, cinque anni a passare dal tram allo sloop? E conclude, questo cittadino “schiavo di merda”, in modo se volete facile, gretto, ma non campato per aria: allora lo vedi che la politica serve. E tutti ci vogliono entrare, come quella tiktoker con trascorsi per droga e un processo in corso per spaccio, passata dal corteggiare i 5 Stelle a Forza Italia. E li prendono, perché hanno seguito sui social, perché possono invadere Roccaraso con ventimila misteriosamente sciamati dai vicoli e dai bassi napoletani.

E Forza Ilaria, che siamo tantissimi e abbiamo un sogno in fondo al cuore, entrare e mai più uscire. Diceva questo Fico, dicevano i grillini, i 5 Stelle che Berlusconi andava fatto fuori ed espropriati i suoi panfili a fini di giustizia sociale: che hanno di diverso? L’ipocrisia, solo quella. Fico ci ha la barca, ma in barca ci finiscono quelli che lo votano e sono ciechi e sordi volontari che si cavano gli occhi e si mozzano le orecchie. Furbi, anche: questo che fa il commodoro, Di Maio finito a svacanzare nel golfo Persico grazie al banchiere Draghi, l’altro “Di”, Battista, che sbarca il lunario col populismo filoputiniano e filopalestinese e “iscriveveti al mio canale Substack”. Non avranno inventato niente, non hanno aggiunto niente a un livello politico abissale, ma hanno spostato l’asticella della svergogna, della tracotanza.

Oggi, dopo le faide col fondatore, al solito esaltato e poi rinnegato dall’house organ che è la vera centrale del potere a 5 stelle, tocca a Conte che è un altro tipo impareggiabile, lui infliggeva la povertà dei redditi di cittadinanza e dei bonus a fondo perduto, 120, 150 miliardi di buco statale, “per combattere la miseria” e poi andava a Cortina con la morosa. E aveva subito imparato l’eterna lezione del potere protervo, anche lui: “Beh? Che c’è? Non vi sta bene?”. Rinchiudeva 60 milioni col pretesto pandemico e andava di vacanze di Natale, “sole, whisky e sei in pole position”. E che gli vuoi dire a questi? Al Fico che nessuno capisce che abbia mai combinato in politica per farsi la paranza di cittadinanza? Ma attenti a quel che presumete, lui ha fatto sapere che per raggiungerla a Procida piglierà rigorosamente i mezzi pubblici. Quando si dice essere tutti d’un pezzo. Ma sì, che stiamo a perdere tempo con la misura, e il buon gusto?

Oggi il politico è una star, un influencer e si può, si deve comportare con la volgarità di conseguenza: cosa dicono questi miracolati quando qualcuno gli fa le pulci? Rispondono come il Gilda di Alberto Lionello, il travesta: “Ohei, tì, qualunquista. Fascista!”. Per dire pussa via, fallito, barbone, non debbo rispondere a te delle mie facoltà e neppure di come le ho messe insieme. E il popolo bue un po’ maledice, ma appena se li vede davanti batte le mani, si inchina, supplica oggi come mille anni fa. E questi lo sanno, sanno che più le cose vanno male e più la politica è il sogno, il bene rifugio, l’interlocutore privilegiato per i servi. Chissà se l’ammiraglio Fico per la sua corvetta userà ancora la servitù non regolare, così, tanto per dare un segno di coerenza o se imbarcherà i soliti Fantozzi e Filini di cittadinanza a lavare il ponte, “olio di gomito, cari inferiori”.

Max Del Papa, 11 novembre 2025

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