“Anna Frank non pagava l’affitto”. Saverio Tommasi choc sullo sfratto a mazzate

Il giornalista, che si è imbarcato sulla Flotilla e ha scoperto di dover fare la pipì da seduto, dà il meglio di sé sullo sgombero di Bologna

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saverio tommasi

È tornato! Saverio “Bitini” Tommasi, come lo chiamavano quegli ebrei sionisti degli israeliani, solo che lui non sapeva cosa volesse dire, scemo? Cicciottello? Bamboccetto? Toscano alla panna? Comunque B is back e, per capitalizzare il suo gesto eroico da marinaretto flotillero reimbarcato dagli ebrei infami che lo chiamavano “Bitini”, ha inforcato un paio di occhiali di velleità intellettuali. Ma non sembra mica tanto afflitto però: sosteneva di essere stato brutalizzato da quelle merdacce ebree che continuavano a chiamarlo “Bitini”, una cosa alla Greta, tortura all’araba fenice, che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa, ma ha un colorito roseo, fresco come… come un Bitini, qualsiasi cosa voglia dire.

Però risentito ancora, deciso a rifarsi, non esita a salire in sella al destriero del populismo psicomunista per partire in tutte le direzioni, per esempio il pasticciaccio brutto dello sfratto degli abusivi bolognesi: come stessero le cose, e cioè al contrario della propaganda di Ilaler Salis, manco a dirlo, è stato chiarito ad nauseam: sette ordinanze di sgombero regolarmente disattese, le barricate, le pretese pontificali, hic manebimus optime, il rigetto di qualsiasi soluzione, qualunque alternativa, perché e questa è casa mia, e qui comando io, anche se non è vero, la strumentalizzazione del bambino non disabile ma con problemi, seri, di adattamento, da considerare, si capisce, ma usato da chi aveva tutto l’interesse a buttarla in cagnara: appena lo Stato si ricorda una mezza volta di esser serio, subito i Bitini di tutto il mondo, unitevi lo fan passare da fascista (ma sì, dicessero cosa vogliono, sono patetici, se la cantano e se la suonano).

Ma il nostro Saverio “Bitini” Tommasi, come infine l’hanno rianagrafizzato quei nasoni adunchi di ebrei, non resiste e ci si fionda aggiungendo distorsione a disinformazione fino al punto di scomodare quella ebrea di Anna Frank: il parallelo con gli abusivi bolognesi stride come qualcosa di atrocemente offensivo, provocatorio nel modo più stupido, ad essere indulgenti, più infame altrimenti, per la semplice ragione che non regge, non ha senso, non c’entra niente. Si poteva scomodare chiunque, si è voluto tirar dentro quella martire vera di Anna Frank, ebrea. Ed è vana fatica fargli notare che Anna Frank non era abusiva ma una che si nascondeva con la famiglia alle persecuzioni dei nazisti alleati coi proto-palestinesi che piaccion tanto ai Bitini e ai flotilleri: l’impressione è di un intento volto a ferire, a sputare su una simbologia tragica. Poi saremo noi in mala fede, ma ci si spieghi altrimenti il senso di un paragone così stravolto. Come a dire: vedete? Che in fondo gli ebrei (che mi hanno torturato)… Da riempire a piacere, perché si dà il caso che gli abusivi in questione siano di matrice in senso lato araba, quindi palestinese, quindi fri palestai, quindi Flotilla, quindi ebrei di merda, dal fiume al mare. Quindi merda.

Quando una giustapposizione è oltre l’assurdo davvero, le ragioni che la sorreggono franano. E qui c’è uno spararla grossa, troppo grossa, che segna un salto di qualità nello sprofondo: il ragazzone che fregava i tavolini ai “novax” adesso pretende che gli occupanti senza titolo freghino le case a chi le possiede, e siccome lo sa che una logica simile non si tiene, allora si costringe al sillogismo più sgradevole, inadeguato. O malevolo? O maligno? Come vi pare, potete pure dire che no, B non l’ha fatto apposta, è il troppo slancio che lo tradisce, sai come sono i buoni, esagerano nella generosità, sta di fatto che ne derivano plurime conferme inutili, ormai, perché abbiamo capito, tutti hanno capito come gira la giostra del cuore (i commenti sotto i contenuti del Saverio B Tommasi veleggiano tra l’indignato, il feroce e il compatente): a questi della nuova sinistra B, qualsiasi cosa sia, dell’umanità importa meno di niente: non esiste tragedia che loro non utilizzino per la loro personale e sgangherata visibilità, non c’è impegno che non rifluisca in se stessi, non affiora valore che non si presti ad essere contrabbandato, non si trova buona causa che non nasconda sotto le ragioni più miserabili, non si scorge battaglia civile che non si risolva in un opportunismo coltivato nelle forme più volgari, non si registra mai un gesto, una parola che non sia spolverata dal lievito dei farisei. Il tutto nel mare di lacrime coccodrillesche che puntano a tutt’altri obiettivi, come ha ammesso quella parlamentare grillesca: “Ma quale Gaza, flotille e manifestazioni di piazza erano contro il governo”.

E va beh, ognuno fa la sua politica come può, con la coscienza che si ritrova. Ma ci sia consentito dire che certi mezzi inducono un vomito incontrollabile. La nuova sinistra, che non esiste, che ricorda quell’altro grillino virile il quale andava in giro a tuonare contro l’impoverimento e le diseguaglianze armato di borsette griffate da migliaia di euro, non ha più obiettivi tranne uno: fare i soldi per fare i soldi per fare i soldi, e ha capito che i soldi si fanno apparendo, diventando ectoplasmi di vanità. Per questo sostituito uno via l’altro tutti i suoi fallimenti rivoluzionari: dalla lotta armata di classe ai clandestini, dagli scioperi violenti al genderismo efferato (sui bambini…), dall’ambientalismo sovversivo al gazawismo protocollato sette savi di Sion, fino al capolinea della guerra civile per via immobiliare: se passa la follia dei Tommasi e delle Salis, cioè la casa spetta a chi la occupa, il Paese salta per aria in cinque minuti.

Ovviamente non ci crede nessuno: né Salis con le sue villette brianzole, né Tommasi né la redazione della sua testata divertente, Fanpage, si sognano di offrire ma neppure di cercare una soluzione per abusivi che rifiutano tutte le soluzioni: si salvano, apparentemente, i centri sociali come Askatasuna che però usano i “rifugiati” per sfruttarli e li riducono ai focolai di turbercolosi risorgente. Che capolavoro! La faccenda, in definitiva, è sempre strumentale, serve a rompere i coglioni, a mettersi al centro, a riciclarsi ogni volta dalla cenere delle proprie stupidaggini. E tutto questo è ormai lampante, indiscutibile, perfino proverbiale. Mentre una cosa ancora non è chiara: ma che c…. significa Bitini?

Max Del Papa, 26 ottobre 2025

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