
Qui al bar avevamo capito che il problema di Milano fossero i fascisti per le strade. Ce lo aveva detto il sindaco Beppe Sala. Però quasi ogni giorno constatiamo che, per le strade, le rapine di solito non le commettono le camicie nere; semmai, le faccette nere. Ieri si è appreso di un ennesimo episodio tremendo: un tunisino, un marocchino e un siriano, debitamente accompagnati da una ragazzina italiana, tutti già noti alle forze dell’ordine, si sono resi protagonisti della brutale aggressione a un quindicenne vicino corso Buenos Aires. Lo hanno costretto a spogliarsi, lo hanno trascinato a un bancomat, gli hanno intimato di chiamare il padre per farsi ricaricare la carta, prelevare soldi e derubarlo. Fortunatamente il babbo ha capito che qualcosa non andava e ha chiamato i carabinieri, che hanno salvato il malcapitato.
Nel frattempo, a Bologna, altra città in cui la priorità del sindaco Matteo Lepore sembra essere la lotta antifascista, un marocchino irregolare rapinava al bancomat una settantatreenne malata di tumore. Il tizio, poi, è stato pizzicato mentre si procurava il crack. Quello per cui il Comune vuole distribuire gratis le pipette ai tossicodipendenti, così “si riduce il danno”. L’autodifesa della sinistra la conosciamo già: la sicurezza dipende dal Viminale, il governo Meloni non assume abbastanza poliziotti e li paga pure poco. Ma i sindaci non se ne occupano per niente? Sala non si era tenuto per sé la delega alla sicurezza? Se la faranno, costoro, una chiacchierata con i prefetti e con i questori? Segnaleranno quello che non va? Che cosa raccontano alle altre autorità? Che l’emergenza urbana sono i nostalgici del duce? I kit per i drogati? Certe volte, sembra proprio che questi antifascisti vivano su Marte.
Il Barista, 23 dicembre 2025
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