Il deposito di un disegno di legge per contrastare l’antisemitismo, firmato dal senatore Graziano Delrio, ha aperto un fronte inatteso dentro il Partito Democratico. L’iniziativa, che in un primo momento sembrava coinvolgere una parte significativa del gruppo dem, è stata rapidamente ridimensionata dal capogruppo al Senato, Francesco Boccia, che ha preso le distanze dal testo: “Non è una proposta del Pd né del gruppo parlamentare”, ha dichiarato, insistendo sul fatto che si tratti di un atto individuale.
Eppure, il provvedimento non è passato inosservato tra i dem. Dieci senatori hanno scelto di sottoscriverlo, tra cui figure di peso come Simona Malpezzi, Alessandro Alfieri, Filippo Sensi e Pier Ferdinando Casini. Un sostegno che dimostra come il tema sia tutt’altro che marginale e, al tempo stesso, conferma la sensibilità diversa che attraversa il partito.
La scintilla: le critiche di Bonelli
A far esplodere il caso, però, è stata la reazione di Angelo Bonelli (Alleanza Verdi e Sinistra), convinto che il testo rischi di ampliare eccessivamente il perimetro delle condotte considerate antisemite. La sua accusa è netta: adottare la definizione dell’IHRA, come previsto dal ddl, significherebbe avvicinare pericolosamente la critica radicale allo Stato di Israele all’odio antiebraico, con possibili conseguenze sanzionatorie.
Secondo Bonelli, una legge formulata in questi termini “finirebbe per colpire chi contesta le politiche del governo israeliano, assimilando il dissenso politico a discriminazione religiosa”.
Cosa prevede il disegno di legge Delrio
Il provvedimento è articolato in sei articoli e prende come riferimento – in coerenza con atti europei e con una delibera del governo italiano del 2020 – la definizione operativa di antisemitismo elaborata dall’International Holocaust Remembrance Alliance.
Tra i punti principali:
- l’obbligo per università e scuole di monitorare costantemente episodi e contenuti riconducibili all’antisemitismo;
- l’individuazione, negli atenei, di un responsabile dedicato alla vigilanza sulle attività di prevenzione;
- la delega al governo per intervenire contro la diffusione online di contenuti antisemiti, anche attraverso strumenti più incisivi di controllo e rimozione.
Delrio difende questa impostazione come necessaria per dare all’Italia un quadro più robusto di contrasto ai fenomeni antisemiti, soprattutto sul web e negli ambienti educativi.
Gli altri testi all’esame del Senato
La discussione parlamentare, tuttavia, non ruota attorno al solo ddl Delrio. Sia la Lega che Forza Italia hanno presentato proprie proposte, anch’esse costruite sulla definizione dell’IHRA.
La proposta leghista introduce misure più rigide: una banca dati nazionale sugli episodi di antisemitismo, sanzioni specifiche per l’odio antiebraico diffuso tramite social network e la possibilità per le autorità di negare manifestazioni pubbliche qualora vi sia rischio di esposizione di simboli o messaggi antisemiti.
Forza Italia, invece, concentra il suo testo sul sistema educativo: prevenzione, segnalazioni obbligatorie e un quadro sanzionatorio che riguarda docenti, personale universitario e studenti.
Un nodo politico ancora lontano dalla soluzione
Il dibattito sull’adozione della definizione IHRA, che già in passato aveva generato frizioni nel mondo accademico e politico, torna dunque al centro della scena. Nel Pd la vicenda Delrio ha fatto emergere una sensibilità non univoca, mentre il resto del Parlamento sembra orientarsi verso un rafforzamento dell’arsenale normativo. Risultato: il Pd dimostra che forse, prima di pensare al Campo Largo, Elly Schlein dovrebbe pensare a mettere insieme le anime del suo partito. Che sembrano andare ognuna per conto suo.
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


