
Qui al bar ci saremo pure rassegnati all’esito del referendum sulla giustizia, ma non riusciamo a normalizzare i comportamenti della casta – e consentiteci di usare questo termine, più inflazionato del petrolio di Hormuz.
Succede che il plenum del Csm consente di superare la settima valutazione di professionalità a Iolanda Apostolico, ossia la giudice che aveva deciso di disapplicare il decreto Cutro sui migranti e che, se vogliamo dirla tutta, era stata pure immortalata a una manifestazione contro la decisione di impedire lo sbarco dalla nave Diciotti, nel 2018. Non esattamente un comportamento da persona super partes, come dovrebbe essere e anche apparire un magistrato.
Fatto sta che, nel 2024, la Apostolico si era dimessa dall’ordine giudiziario, benché lo stesso Csm avesse aperto una pratica a tutela, visti gli attacchi politici ricevuti dal governo dopo le sue discutibili sentenze. E allora sorge una domanda: che senso ha promuovere una toga che non è più una toga? È un atto politico? Un segnale al centrodestra che aveva provato ad attentare all’autonomia e indipendenza dei giudici?
È presto spiegato: lo scatto avrà un effetto sull’assegno pensionistico dell’interessata. Le si poteva forse negare questo tributo? Ognuno si faccia la sua opinione. Sarebbe un po’ come se io volessi smetterla di preparare caffè, lasciassi il bar e, dopo un po’, il titolare e i soci mi promuovessero per farmi avere un assegno statale più pingue. Sono quasi sicuro che non succederebbe: io faccio il barista, mica il magistrato.
Il Barista, 16 aprile 2026
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