Approvato il piano per Gaza: 5 condizioni, 1 milione di sfollati, il 7 ottobre

L'Idf alla fine si piega alla volontà di Netanyahu: via libera all'occupazione, poi la Striscia sarà ceduta a forze arabe

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Netanyahu e Zamir IDF

Nelle prime ore dell’8 agosto 2025, il gabinetto di guerra israeliano ha approvato un piano presentato dal primo ministro Benjamin Netanyahu per l’occupazione militare di Gaza City. Dopo una riunione durata oltre dieci ore, la maggioranza dei ministri ha dato il via libera a un’operazione definita come decisiva contro Hamas. Il piano prevede che le Forze di Difesa Israeliane (Idf) assumano il controllo della città e che circa 800mila residenti vengano evacuati entro la data simbolica del 7 ottobre 2025, il secondo anniversario dell’attacco di Hamas.

Obiettivi del governo e punti chiave del piano di Netanyahu

L’ufficio del primo ministro Netanyahu ha elencato cinque principi che Israele richiede per concludere la guerra: il disarmo completo di Hamas, il ritorno di tutti i 50 ostaggi rimasti (di cui 20 si ritiene siano ancora vivi), la smilitarizzazione totale della Striscia di Gaza, il controllo di sicurezza da parte di Israele e l’istituzione di un’amministrazione che non sia legata né ad Hamas né all’Autorità Palestinese. Il piano punta anche a garantire assistenza umanitaria alla popolazione civile evacuata dalle aree di combattimento. Al momento, Israele controlla circa il 75% del territorio della Striscia.

Dibattito interno: esercito contrario all’occupazione totale

Il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane, Eyal Zamir, si è espresso contro l’occupazione della città. Durante la lunga riunione del gabinetto, ha detto: “Non esiste una risposta umanitaria per il milione di persone che sposteremo a Gaza. Sarà tutto estremamente complesso. Propongo di rimuovere l’obiettivo del ritorno degli ostaggi tra gli obiettivi della guerra”. La sua posizione non ha trovato appoggio nella maggioranza, che invece ha respinto il piano alternativo presentato dallo stesso Zamir.

Cosa succederà a Gaza City: evacuazioni e gestione futura

Il piano punta a evacuare tutti i residenti di Gaza City verso campi profughi e altre zone sicure entro il 7 ottobre 2025. Israele prevede di distribuire aiuti umanitari ai civili che verranno trasferiti fuori dall’area dei combattimenti. Netanyahu ha ribadito che l’obiettivo non è annettere la Striscia ma garantire la propria sicurezza, rimuovere Hamas e passare il controllo a un governo civile che non sia ostile a Israele. In una dichiarazione, il premier ha affermato: “Intendiamo farlo per garantire la nostra sicurezza, rimuovere Hamas da lì”.

Reazioni internazionali e opposizione interna

Il nuovo piano ha generato critiche in diversi Paesi. In particolare, la ministra degli Esteri australiana Penny Wong ha dichiarato: “L’Australia invita Israele a non intraprendere questa strada, che non farà che peggiorare la catastrofe umanitaria a Gaza”. Anche diversi rappresentanti dell’opposizione israeliana e le famiglie degli ostaggi si sono detti contrari all’iniziativa, invitando a soluzioni politiche e a una gestione diversa della crisi in corso. Migliaia di cittadini israeliani hanno manifestato contro l’occupazione e il piano di evacuazione.

Hamas e gli ostacoli nei negoziati

Gli ultimi mesi sono stati segnati da tentativi di negoziati indiretti tra Israele e Hamas per un nuovo cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi, ma questi incontri non hanno portato ad alcun accordo concreto. Netanyahu ha affermato che Hamas “non vuole un accordo”. Dopo l’annuncio di Israele, Hamas ha dichiarato che considererà qualsiasi amministrazione collegata a Israele come una forza occupante e ha avvertito di nuove tensioni nella Striscia se il piano dovesse essere messo in atto.

Sfollamenti e gestione della crisi umanitaria a Gaza

L’approvazione del piano prevede che gli sfollati vengano accolti in campi profughi centrali e in altre aree della Striscia di Gaza. Il governo israeliano si è impegnato a fornire aiuti alle persone che lasceranno Gaza City, mentre l’esercito valuta le difficoltà nello spostamento di un numero così alto di civili. Il capo di stato maggiore Zamir ha evidenziato la complessità dell’operazione e la difficoltà nel garantire una risposta umanitaria efficace in tempi brevi.

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