
Quello che è successo attorno alla stazione Termini, nelle ultime 48 ore, è l’ennesima fotografia impietosa di una città dove l’ordine pubblico sembra un optional. Prima la spedizione punitiva contro un funzionario del ministero delle Imprese e del Made in Italy. Poi – come se nulla fosse – le molestie a una ragazza e un altro paio di aggressioni nel quartiere. E alla fine la domanda è sempre la stessa: possibile che un gruppo di otto persone – tutti nordafricani – possa muoversi così liberamente per Roma, lasciando dietro di sé un bollettino da guerra?
Non sarà colpa di questo governo governo, sia chiaro. L’immigrazione è fuori controllo da anni. Ma quanto accaduto a Termini certifica che l’allarme è concreto, concretissimo. Questi otto nordafricani vanno cacciati, non hanno alcun diritto di stare nel nostro Paese. Vanno identificati, presi ed espulsi immediatamente. Niente fogli di via che non servono niente. Diretti in Albania. O nei loro Paesi di origine. Ma non devono rimanere in Italia un minuto di più.
Il mosaico delle inchieste
La Procura si è trovata a dover aprire due fascicoli distinti. Il primo, sulla rapina ai danni di un rider, è affidato al pm Saverio Musolino e ha già portato a due fermi. Il secondo, il più grave, riguarda il tentato omicidio del 57enne aggredito a piazza dei Cinquecento: sul tavolo della pm Nadia Plastina sono finiti quattro nomi, due fermati sabato (un egiziano e un tunisino, rispettivamente 18 e 20 anni) e altri due nelle ultime ore. Gli ultimi identificati? Due tunisini, 20 e 21 anni. Uno con un curriculum criminale che parla da sé – furto, rapina, lesioni, resistenza a pubblico ufficiale – l’altro irregolare e già noto per rapina. Sono stati beccati dopo l’ennesimo scippo, in via Ostiense, rincorsi fino a Ponte Settimia Spizzichino. Indossavano gli stessi vestiti visti nelle immagini del pestaggio davanti a Termini. Addosso, pare, tracce di sangue.
Le telecamere che raccontano tutto
La ricostruzione degli investigatori è impietosa. Le telecamere hanno ripreso la scena dall’inizio alla fine: un uomo che cammina lungo via Giolitti, si accorge di essere seguito da un gruppo, accelera, prova ad allontanarsi. Niente da fare. Il branco corre, lo circonda, lo prende a calci e pugni. E continua anche quando è a terra. Non c’è alcuna rapina: il cellulare della vittima non viene neppure portato via. Una violenza cieca, gratuita, “in stile Arancia Meccanica”, dicono gli inquirenti. Lo stesso gruppo, noto alle forze dell’ordine e attivo tra Termini, Trastevere e San Paolo, il giorno dopo ha pensato bene di picchiare il cameriere di un sushi bar e importunare una ragazza. È stata lei a chiamare la polizia, permettendo l’intervento che ha chiuso il cerchio.
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Il quadro clinico della vittima
Intanto il 57enne massacrato sabato sera resta in condizioni serie al Policlinico Umberto I. Una nuova Tac, per fortuna, non ha mostrato peggioramenti rispetto al micro-versamento registrato domenica. Ma il problema è che le lesioni sono pesanti: diverse fratture al volto, una particolarmente grave alla mandibola. È sedato, in coma farmacologico, e lo sarà per le prossime 48 ore. Poi inizierà il percorso per la chirurgia maxillo-facciale. Come se non bastasse, durante l’aggressione l’uomo ha respirato sangue e muco: i medici hanno dovuto ripulire i polmoni e avviare una terapia antibiotica contro una polmonite.
Coisp: “Ora una risposta”
“Due aggressioni brutali, avvenute a poche ore di distanza nelle strade adiacenti alla stazione Termini a Roma, avrebbero potuto trasformarsi in tragedie ancora più gravi dal momento che una delle vittime ha riportato lesioni importanti ed è stata trasportata in ospedale. Solo grazie alla risposta immediata e coordinata della Polfer, del Commissariato Viminale e della Squadra Mobile di Roma è stato possibile individuare e fermare in tempi rapidissimi i presunti responsabili di entrambi gli episodi” il commento perentorio di Domenico Pianese, segretario del Sindacato di Polizia Coisp, che ha posto l’accento “sull’elevatissimo livello di professionalità dimostrato dagli operatori impegnati sul territorio, capaci di lavorare in piena sinergia in un contesto urbano complesso e ad alta densità criminale come l’area della stazione Termini”. Il segretario del Coisp ha acceso i riflettori su un nodo ormai strutturale: “Dai riscontri emerge ancora una volta un dato allarmante: i soggetti fermati risultano già gravati da precedenti per reati violenti. È il tema della recidiva, che continuiamo a denunciare da tempo: arrestare non basta se chi delinque abitualmente torna rapidamente in strada pronto a colpire di nuovo. Non possiamo chiedere alle Forze dell’ordine di essere l’unico argine senza strumenti normativi adeguati e senza una reale efficacia delle misure cautelari. Lo Stato ha dimostrato di esserci, ora è necessario che la risposta sia completa, coerente e soprattutto duratura”.
Franco Lodige, 12 gennaio 2026
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