
La Cassazione dà una mezza picconata ai centri in Albania del governo Meloni, trasformati con l’ultimo decreto in Cpr. Due cause, relative a trattenimenti non convalidati dalla Corte d’Appello di Roma, sono state rinviate alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (Cgue) a cui è stato chiesto di valutare la compatibilità del protocollo con il diritto europeo, in particolare con la direttiva sui rimpatri e con quella sull’accoglienza. I giudici europei dovranno valutare se il centro di Gjader rispetta le normative Ue per il trattamento dei migranti.
A Gjader, in Albania, sono stati trasferiti circa 100 migranti negli ultimi mesi. L’ultimo gruppo di 30 persone era partito da Brindisi il 27 maggio. Attualmente, nel centro vi sono una cinquantina di detenuti, ma questi trasferimenti potrebbero essere gli ultimi. La Cassazione ha posto due questioni principali: la possibilità di trattenere irregolari senza prospettive chiare di rimpatrio e il diritto dei richiedenti asilo a rimanere sul territorio di uno Stato membro fino alla decisione sulla loro domanda. Per queste ragioni, i giudici italiani potrebbero bloccare ulteriori trasferimenti in attesa della pronuncia della Corte europea.
Il caso alla Corte Ue
Il 27 marzo 2025, il governo aveva approvato un decreto per ampliare l’uso del Protocollo Roma-Tirana includendo anche migranti irregolari già presenti in Italia, oltre ai richiedenti asilo originari di “Paesi sicuri.” La Cassazione, però, sembra avere dubbi sull’applicazione extraterritoriale delle norme sul diritto d’asilo, che costringe i detenuti a presentare le loro richieste fuori dall’Italia. Questo aspetto secondo gli ermellini contrasterebbe con le direttive europee, che garantiscono ai richiedenti asilo il diritto di attendere una risposta sul territorio dello Stato membro dove hanno presentato la domanda.
La Corte di Giustizia Ue esaminerà i due casi secondo una procedura accelerata, ma per il verdetto definitivo ci vorranno diversi mesi. Una situazione analoga è accaduta con i “Paesi d’origine sicuri,” dove i rinvii decisi lo scorso novembre sono ancora in attesa di risoluzione. Questo rallentamento potrebbe congelare, di fatto, tutto il progetto albanese promosso dal governo, sospendendo i trasferimenti e rendendo molto difficile che i tribunali nazionali approvino nuove detenzioni in Albania.
La Corte d’Appello di Roma aveva già criticato il progetto definendolo “unico e isolato” rispetto alle norme europee. La Cassazione si è detta non più convinta dell’equiparazione del centro di Gjader ai centri per migranti italiani, una decisione già messa in discussione da precedenti pronunciamenti giudiziari.
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