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Arrestato Peter Mandelson, ex ambasciatore britannico, coinvolto nello scandalo Epstein

La Gran Bretagna di nuovo scossa dal caso del finanziere pedofilo. Dopo l'ex principe Andrea, ora l'ambasciatore

epstein Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Peter Mandelson è stato arrestato. L’ex ministro britannico ed ex ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti è stato fermato dalla polizia di Scotland Yard il 23 febbraio. L’accusa è di abuso d’ufficio. L’arresto è legato all’inchiesta sul finanziere Jeffrey Epstein, morto in carcere. Mandelson è una figura di primo piano del Partito Laburista britannico, noto come eminenza grigia dell’era di Tony Blair. Ha servito come vicepremier sotto Gordon Brown tra il 2009 e il 2010. La sua carriera politica sembra ora giunta a una brusca fine.

Le accuse: informazioni riservate passate a Epstein

I documenti del Dipartimento di Giustizia americano hanno sollevato gravi accuse. Secondo questi fascicoli, Mandelson avrebbe condiviso informazioni riservate con Jeffrey Epstein durante il suo periodo da ministro. I documenti trapelati riguardavano questioni finanziarie delicate. Si parlava della stretta fiscale ai bonus dei banchieri dopo la crisi del 2008. C’era anche l’approvazione del mega intervento Ue da 500 miliardi di euro per il salvataggio delle banche europee. Questi scambi sarebbero avvenuti proprio tra il 2009 e il 2010. La polizia ha perquisito le sue case a Londra e nel Wiltshire.

Le conseguenze immediate: dimissioni e fallimento

Lo scandalo ha avuto effetti immediati sulla vita di Mandelson. L’ex ministro è stato costretto a dimettersi dal Partito Laburista. Ha anche rinunciato al suo seggio a vita alla Camera dei Lord. La sua società di consulenza, la Global Counsel, ha dichiarato bancarotta. La società, da lui co-fondata, è ora sotto amministrazione controllata. Ha cessato tutte le attività e licenziato la maggior parte dei suoi 80 dipendenti nel Regno Unito. Il curatore fallimentare, Interpath, ha spiegato che molti clienti hanno abbandonato l’azienda dopo l’esplosione dello scandalo. Tra i clienti che hanno annullato i contratti ci sono nomi importanti come Barclays, Tesco e Klarna.

Le reazioni politiche

Il leader laburista Keir Starmer ha commentato la decisione di Mandelson di lasciare la Camera dei Lord. “Ha deluso il suo Paese ed è giusto che lasci il seggio”, ha dichiarato Starmer. Il primo ministro era pronto a intervenire con una legge ad hoc per rimuoverlo dalla camera alta. La mossa era motivata dalla mole di dettagli sulla condotta dell’ex politico. L’arresto segna un punto di non ritorno per una delle figure più influenti del New Labour britannico.

Lo scandalo Epstein continua a travolgere i potenti

Mandelson non è il primo nome illustre coinvolto nel caso Epstein. L’arresto arriva dopo quello dell’ex principe Andrea, figlio della regina Elisabetta II. La famiglia reale britannica sembra sotto pressione per questo terremoto giudiziario. Il principe William ha fatto un commento durante i Bafta, gli Oscar britannici. “In questo momento non sono in uno stato di calma”, ha detto l’erede al trono. Ha confessato di non aver avuto la forza di guardare un film sulla tragedia. L’uscita pubblica dei principi di Galles è vista come un tentativo di mostrare stabilità.

Proteste e il ricordo delle vittime

Lo scandalo continua a generare proteste pubbliche. Un gruppo di attivisti britannici chiamato ‘Everyone Hates Elon’ ha compiuto un blitz al museo del Louvre a Parigi. Hanno appeso abusivamente una foto dell’ex principe Andrea. L’immagine lo ritraeva subito dopo il suo rilascio dalla stazione di polizia. La didascalia recitava ‘He’s Sweating Now’ (ora sta sudando). Questo è un riferimento all’alibi usato da Andrea in un’intervista del 2019. Allora sostenne di soffrire di una condizione che gli impediva di sudare. L’alibi serviva a contestare le accuse di Virginia Giuffre, una delle vittime di Epstein. La donna denunciò di essere stata costretta ad avere rapporti sessuali con il reale quando aveva 17 anni.

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