Quando ci sono due contendenti di pensiero opposto, quello che pretende che l’altro sia zittito, anche con la forza della legge, è quello quasi sicuramente nel torto. È, questa, una cosa che mi è toccata sperimentare di persona in varie occasioni.
Ricordo 26 anni fa – quando, a reti e stampa unificati, era dato per assodato l’inquinamento elettromagnetico, detto anche elettrosmog – fui il primo a scrivere sul Giornale (direttore Maurizio Belpietro) che quell’inquinamento non esisteva. Immediatamente, chi ne sosteneva l’esistenza invocò il mio licenziamento dall’università e che fossi perseguito in nome di non so quale legge (ricevetti anche minacce di morte).
Ormai usiamo tutti da quasi trent’anni la telefonia mobile e nessuna delle sciagure previste da chi voleva farmi fuori s’è avverata. Lo stesso è avvenuto col nucleare: alcuni di quelli che avevano posizioni opposte alle mie si premurarono di prendere a sassate la mia auto e gambizzare Roberto Adinolfi, A.D. dell’Ansaldo Nucleare.
E lo stesso con l’emergenza climatica: chi la nega, oltre che essere bollato “negazionista” – giusto per evocare altri negazionismi – dovrebbe essere perseguito se solo ci fosse un’apposita legge, che il parlamentare Angelo Bonelli ha più volte effettivamente annunciato di proporre.
Si noti che, al contrario, chi sostiene l’inesistenza dell’elettrosmog e dell’emergenza climatica nonché i vantaggi della tecnologia elettronucleare ha sempre chiesto il confronto. Al massimo, ha invocato, in certi casi, una legge già esistente, che è quella contro il procurato allarme.
Nel mio caso, sono stato tacciato più volte di essere bugiardo, ma ho sempre lasciato correre con una sola eccezione: quando mi si accusava di mentire dietro pagamento di non meglio specificate “multinazionali” – una volta quelle della telefonia mobile, un’altra quelle del petrolio e un’altra volta ancora quelle del nucleare. Solo in questo caso sono stato costretto ad agire legalmente, giacché essere pagato per mentire – cosa magari normale in politica, non so – è una cosa vietata dalla deontologia della mia professione. In tutti i casi ho avuto soddisfazione e sono stato risarcito.
Più recentemente – ma ormai son quasi 5 anni – ho preso posizione a favore della Russia in ordine al conflitto con l’Ucraina. Ho ragione? Ho torto? Naturalmente penso di aver ragione, ma non è questo il punto. Che invece è questo: chi pensa che io abbia torto
1) si rifiuta di dibattere con me
2) immediatamente mi ha bollato come “putiniano” o “filorusso”, avendo così deciso che esserlo sarebbe una cosa deplorevole. Il che è strano perché, posto che conveniamo tutti che non ci sarebbe nulla di male ad essere filo-americano, non si capisce che male ci sarebbe ad essere filo-russo o, magari, entrambe le cose a seconda della circostanza. Qualcuno ha sollevato il dubbio (retorico, per non dire la certezza) che io fossi pagato da Mosca, ma lo ha fatto in forma anonima: altrimenti avrebbe dovuto vedersela col mio avvocato, per le ragioni dette sopra.
Tutto questo preambolo nasce dalla lettura del disegno di legge (Ddl) n. 1473 con primi firmatari Carlo Calenda e tal senatore Marco Lombardo del Pd (quello che fece una provocazione leggendo in Aula un testo interamente scritto da IA, rivelando poi la cosa, allarmando contro IA e, con ciò, dimostrando di non aver capito come usare e come funziona IA).
Il Ddl vorrebbe istituire, cito, «uno scudo democratico finalizzato ad assicurare la libertà dell’esercizio di voto, senza ingerenze straniere con la diffusione di informazioni false». A questo scopo, il Ddl prevede che presso le «società dell’informazione» si istituiscano «comitati di analisi» che «anche su segnalazione di cittadini», danno bollini di attendibilità o meno delle informazioni diffuse. I bollini avranno diciture del tipo: «contenuto rimosso», «contenuto in fase di verifica», «opinione personale», e via di questo passo.
Naturalmente si prevedono sanzioni: da 10.000 a 10 milioni di euro per le società di informazione che non si adeguano, e da 50.000 a 60 milioni di euro e reclusione fino a 6 anni per chi diffonde disinformazione riconducibile a ingerenze straniere.
Carlo Calenda è a volte apprezzabile, ma altre volte esternatore di deliranti pensieri, come quelli in ordine al conflitto tra Russia e Ucraina. Ecco le sue parole nell’auspicare che il Ddl diventi legge: «perché Mosca avrà tutto l’interesse a sostenere Vannacci, Cinque Stelle, e nascenti movimenti filo-russi, altrimenti le prossime elezioni saranno falsate, e la democrazia rischia di crollare». Interessante anche questo passaggio: «la Schlein si finge morta, la Meloni va a giocare a calcetto, e lo fanno perché hanno forze pro-russe all’interno del loro schieramento».
Ora, quel che sembrano voler uccidere la democrazia, se non essere eversive, sono proprio le parole di Calenda e gli intenti del Ddl. Ora, la politica è, in parte, anche l’arte di saper mentire (a volte a fin di bene), di dissimulare (a volte a fin di bene), di agire secondo convenienza e non secondo giustizia (a volte a fin di bene), nonché un’attività ove tutto è opinabile.
Cosicché avrebbero un bel daffare questi comitati a bollare “opinione personale” ogni parola che esce dalla bocca di tutti quelli che frequentano Quirinale, Palazzo Chigi, Palazzo Madama, Montecitorio, Palazzi di Regioni, Province, Comuni, Sedi di Partito e via discorrendo. A cominciare dalle parole di Calenda medesimo.
Il quale vede come il fumo negli occhi il fatto che Mosca sosterrebbe Vannacci, Cinque Stelle etc. I quali, esimio Calenda, si dà il caso che siano regolari partiti politici rappresentanti peraltro una buona percentuale degli elettori. Tra l’altro, immagino – e non ci vedo nulla di male, visto che la sostiene – che Kiev sostenga il suo partito e lei stesso, no?
Così come lei s’è fatta l’opinione “personale” che nel conflitto tra Russia e Ucraina è questa ad aver tutte le ragioni, perché mai nega l’intelligenza all’europarlamentare Roberto Vannacci, a quelli del M5S, ad alcuni del Pd, di Fdi o di FI, di pervenire alla conclusione opposta?
E poi: che problema c’è ad essere filorusso? Io lo sono: ne ammiro la letteratura, la musica, il balletto, il pattinaggio artistico (su ghiaccio e su rotelle), la matematica, la fisica, l’abilità nel gioco degli scacchi. Come peraltro sono filo-americano per un mucchio di altre ragioni.
E, quanto al conflitto, ebbene sì: penso che Mosca abbia tutte le ragioni e Kiev tutti i torti. Sull’argomento mi piacerebbe confrontarmi pubblicamente con lei, ma lei non ha gli attributi per confrontarsi neanche con me. E questo non perché io ho ragione (ammetto che potrei anche aver torto) ma perché lei (e quelli come lei) non hanno alcun argomento, se non questo: «la Russia ha attuato e l’Ucraina ha subìto una invasione».
Sotto la veste di questo argomento non c’è nulla: non Storia, non cronaca, non diritto. Lei, Calenda, ha poco contribuito a salvare un Paese, l’Ucraina, che temo finirà miseramente per mano di una nazistoide élite che la governa. Se le disturba l’aggettivo che ho usato, posso solo ribatterle che non io ma il Presidente della Polonia ha revocato un’onorificenza di cui era stato insignito quel Volodymyr Zelensky con cui lei va a braccetto. In ogni caso, col suo Ddl non si saprebbe mai chi ha ragione: lei a sostenere Kiev o io a sostenere Mosca, perché lei mi zittirebbe, multerebbe e incarcererebbe con la forza della legge. Cosa che io mai farei a lei.
Franco Battaglia, 24 luglio 2026
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