
A chi confidava in una sostanziale riduzione delle pressione tributaria allargata, che ovviamente non può prescindere da una pari riduzione della colossale spesa pubblica, il mio consiglio è quello di emigrare il prima possibile in Argentina.
Personalmente, conoscendo sufficientemente il modo in cui in questo disgraziato Paese si amministra il consenso da una cinquantina di anni, non mi aspettavo certamente miracoli da quello che viene definito come il governo più a destra della storia repubblicana. Tuttavia, con le due ulteriori mazzate che Giorgetti & company – l’imposta sui pacchi e l’inasprimento di quella sugli acquisti finanziari – stanno pensando di realizzare soprattutto a danno dei ceti più modesti della popolazione, siamo veramente andati fuori con l’accuso, come suol dire.
In pratica si tratta di due odiosi balzelli che, come in tanti casi, assumono un evidente sapore regressivo; nel senso che ai ricchi e ai benestanti disturbano relativamente (anche perché molti di costoro comprano e vendono prodotti finanziari all’estero, in cui la Tobin Tax non esiste e possono anche permettersi il lusso, volendo, di acquistare prodotti online in eccesso, sopra i fatidici 150 euro, pur di non subire questa ennesima estorsione fiscale), mentre per chi guarda al commercio elettronico come a un piccolo salvagente economico, ciò rappresenta un problema quotidiano reale.
Ed è per questo che potremmo battezzare questo inaspettato colpo di genio dell’esecutivo di centrodestra come l’ennesima tassa di Superciuk, ovvero quel pittoresco personaggio avvinazzato di Alan Ford, popolare fumetto creato nel 1969 da Max Bunker, che aveva la prerogativa di rubare ai poveri per dare ai ricchi, antitesi perfetta del leggendario Robin Hood.
D’altro canto, occorre ricordare, che nel nostro asfittico settore degli investimenti finanziari siamo già saturi di imposte assurde. Infatti, oltre alla citata Tobin tax, che introdusse Mario Monti e che l’attuale Esecutivo intende per ora raddoppiare – poi si vedrà -, c’è un prelievo di 34,20 euro per chi mantiene sul conto corrente da 5.000 euro in su, mentre ogni anno subisce una mini-patrimoniale dello 0,2% del valore complessivo di tutti gli investimenti, sulle cui plusvalenze, per la cronaca, si paga già una pesante imposta del 26% sulle azioni e le obbligazioni e del 12,50% sui titoli di Stato.
Ora gli esponenti più agguerriti del partito trasversale delle tasse diranno che in fondo si tratta di esigui prelievi che non incideranno molto sui bilanci delle persone comuni. Ma è proprio con questi piccoli prelievi che la bestia pubblica che ci ha lentamente ma inesorabilmente condotto nell’interno di un sistema in cui lo Stato preleva e spende ben oltre metà della ricchezza nazionale.
Quindi, cari amici che abbiamo convintamente votato per governare il Paese, vorrei concludere con un piccolo suggerimento: per carità, togliete di mezzo il fiasco di Superciuk!
Claudio Romiti, 15 dicembre 2025
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