Cronaca

ASKATASUNA ORA MINACCIA: “LA PAGHERETE CARA”

Gli antagonisti pronti alla lotta. Ira contro Meloni: "Il governo vuole colpire il movimento per la Palestina". Attesa per il corteo delle 18

Askatasuna presidio
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Non c’è pace, per gli antifà antagonisti che da stamattina sono senza più la “loro” casa. Dopo lo sgombero dell’Askatasuna, scattato a seguito di una serie di perquisizioni in cui è stato “scoperto” l’uso dei piani alti dello stabile, non agibili e non inclusi nel patto col Comune di Torino, gli attivisti si leccano le ferite. Dentro gli operai sono al lavoro per rompere i servizi igienici, togliere l’acqua e murare gli ingressi. Fuori “dall’Aska” c’è invece un presidio permanente, che viene “innaffiato” dalle camionette della polizia per evitare che diventi troppo importante. Ma è alle 18 che le proteste potrebbero degenerare.

Lo fanno capire chiaramente gli antagonisti in un comunicato ufficiale diffuso dopo lo sgombero dello stabile di Corso Regina Margherita 47. “È chiaro che il governo voglia colpire il movimento per la Palestina e voglia attaccare le lotte sociali. La risposta che seguirà dovrà essere compatta e rispedire al mittente i tentativi di intimidire chi ha capito che si può contare, che insieme si possono trasformare le scelte politiche”. C’è sorpresa, nelle loro parole. “Prenderemo il tempo di raccontare e di dare spazio alle voci che lo animano da ormai quasi trent’anni e che continueranno a farlo nei prossimi, ma intanto – si legge nella nota – vogliamo fare chiarezza su alcuni punti. A quanto si apprende la perquisizione di questa mattina era inerente al procedimento di indagine a riguardo di diverse iniziative degli ultimi mesi in solidarietà alla Palestina che hanno visto milioni di persone scendere in piazza; la perquisizione è avvenuta sia in alcune case di compagni e compagne e al contempo all’interno del centro sociale. Durante la mattina il sindaco Lo Russo ha rilasciato una dichiarazione dal piglio puramente tecnico sulla ‘violazione del patto di collaborazione con il Comune’ in quanto sarebbero venute meno le condizioni per continuare il percorso per il bene comune. La questione sembra si sia svolta su due piani paralleli: da un lato la perquisizione per il procedimento penale, dall’altro sembrerebbe sia stata fatta una pressione nei confronti del sindaco per rescindere il patto”.

Secondo gli attivisti “è chiaro che il governo voglia colpire il movimento per la Palestina e voglia attaccare le lotte sociali, il sindaco con la rescissione del patto ha spianato la strada al governo e quindi allo sgombero. Questo sgombero rappresenta un attacco a chi ha a cuore la citta di Torino e la possibilità di un vivere migliore: chi difende Torino è pronto a riprendersi i propri spazi. Il Comune farà l’utile idiota del governo Meloni? Oggi – prosegue il comunicato – si tratta di scendere in strada per difendere un’idea di città, un’idea di mondo, diverse. La risposta che seguirà dovrà essere compatta e rispedire al mittente i tentativi di intimidire chi ha capito che si può contare, che insieme si possono trasformare le scelte politiche. Hanno capito che bisogna tenere conto di chi non ci sta e questo gli fa paura. Continueremo oggi e domani e dopodomani a costruire dove distruggono, a lottare dove restringono gli spazi di agibilità, a incontrarci a creare rapporti solidali veri. Niente sarà più come prima, il campo è stato tracciato, chi con noi continua a volere un presente e un futuro diversi sa che la partita non è finita, ma solo iniziata”.
Articolo in aggiornamento

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