Askatasuna scatena la guerriglia: polizia sotto attacco

Mobilitazione contro lo sgombero del centro sociale. Bombe carta contro gli agenti

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Fonte foto: agente di polizia

Il 31 gennaio 2026, Torino è stata teatro di una grande manifestazione nazionale contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, avvenuto il 18 dicembre scorso. Circa 20mila persone, tra cui numerosi attivisti italiani e stranieri, sono scese in piazza per esprimere il loro dissenso violento. La città è stata blindata con un imponente dispiegamento di forze dell’ordine, circa mille agenti, per garantire la sicurezza dopo gli episodi di tensione verificatisi in passato.

I tre percorsi della manifestazione

La mobilitazione è stata organizzata in tre cortei distinti, che si sono poi riuniti in un unico grande corteo. Il primo gruppo, partito da Porta Susa, ha incluso sindacati come Usb e Cobas, studenti, e movimenti come Potere al Popolo e No Tav. Un secondo corteo, partito da Porta Nuova, ha visto la partecipazione di movimenti come Extinction Rebellion, Fridays for Future e Non Una di Meno. Il terzo spezzone, da Palazzo Nuovo, ha raccolto studenti universitari, collettivi da tutta Italia e attivisti francesi. Tutti i gruppi si sono incontrati in piazza Vittorio Veneto, proseguendo poi verso i dintorni del fiume Po e del quartiere Vanchiglia.

Scontri e misure di sicurezza

Durante la manifestazione sono stati registrati momenti di tensione. Alcuni manifestanti hanno lanciato bombe carta e razzi, mentre la polizia ha risposto con lacrimogeni e idranti. Numerosi i controlli effettuati già dalla mattina, con 747 persone identificate e 236 veicoli ispezionati. Dieci persone sono state trattenute per possesso di oggetti potenzialmente pericolosi, come maschere antigas, bastoni e coltelli. Il Comune ha inoltre adottato misure straordinarie, vietando l’uso di maschere, caschi e bevande in contenitori di vetro o alluminio.

Partecipanti e slogan di protesta

La mobilitazione ha visto l’adesione di studenti, movimenti antifascisti, anarchici e gruppi ambientalisti. Alcuni slogan riportavano critiche dirette al governo e alla premier Giorgia Meloni, accusata di utilizzare politiche repressive. Da un furgone con disegni del fumettista Zerocalcare, posizionato in testa al corteo, è stato esibito uno striscione con la scritta “Torino è partigiana”. Durante il corteo sono stati intonati cori a favore della resistenza e contro le chiusure degli spazi sociali.

Impatto sulla città

La manifestazione ha lasciato un segno evidente su Torino, trasformata per l’occasione in una città blindata. Piazza Castello è stata sorvegliata in modo speciale, le attività didattiche in alcune sedi universitarie sono state sospese, e i trasporti pubblici modificati per deviare dal percorso dei cortei. Cassonetti sono stati rimossi per precauzione, e i residenti sono stati invitati a organizzarsi per limitare i disagi. Nonostante le misure adottate, la città ha vissuto una giornata tesa e complicata.

I rischi di nuove violenze

Le autorità avevano espresso preoccupazioni riguardo al rischio di scontri, specialmente in seguito agli episodi precedenti, tra cui il lancio di molotov durante il corteo di dicembre. I promotori della manifestazione hanno difeso il loro diritto a manifestare, descrivendo l’evento come un momento di resistenza comune. Il risultato? Sempre lo stesso. Botte alla polizia.

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