
La vita sa essere migliore della fiction, a volte. E il caso dell’assalto dei Pro Pal alla sede della Stampa rientra in una di queste occasioni. Non solo perché a devastare la sede del quotidiano più aperto alle cause Pro Pal sono stati proprio i Pro Pal, e non i fascisti brutti e cattivi che sarebbero dovuti scendere come Attila sull’Italia una volta arrivata a Palazzo Chigi la Meloni. Non solo perché quegli stessi giornali che ogni volta criticano “le manganellate” e la “repressione” della polizia, adesso invocano le camionette della celere per difendere il loro posto di lavoro. Ma anche perché tra i 30 identificati per il raid alla Stampa c’è anche… quello studente ammanettato di fronte a scuola dopo gli scontri coi giovani di FdI e per cui si mobilitarono tutti i sinistra intellettuali.
Avete capito bene. Secondo quanto emerge in queste ore, la polizia avrebbe già riconosciuto almeno trenta antagonisti che sono entrati nella redazione centrale del quotidiano facendosi largo dal bar. Al grido di “giornalista terrorista sei il primo della lista” e “vi uccidiamo”, i “bravi ragazzi” che si erano staccati dal corteo hanno fatto irruzione nella sede, hanno gettato al vento i quotidiani e i taccuini per poi imbrattare le pareti con scritte offensive o in favore dell’imam Mohamed Shahin. Tra gli identificati ci sono attivisti di Askatasuna, del Collettivo Universitario Autonomo e del Kollettivo studentesco autorganizzato (questi due hanno pubblicato i video delle loro gesta anche sui social). “Tra le persone identificate – scrive Repubblica – c’è anche il sedicenne che era stato fermato e ammanettato davanti al liceo Einstein durante gli scontri tra studenti di sinistra e di destra. La Digos prosegue il lavoro per dare un volto agli altri partecipanti all’irruzione. Al momento non risultano ancora denunce”.
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E allora siamo andati a recuperare la copertura della Stampa al caso dell’arresto davanti a scuola che tanto fece discutere. Interviste al ragazzo. Retroscena sui “destri” che volantinavano di fronte al liceo, manco avessero cercato di uccidere qualcuno. Per non parlare dei 120 genitori, dei professori e della preside che consideravano “una ferita” le manette ai polsi di quello studente. Beh, forse gli agenti – visto quanto successo ieri – avevano avuto le loro ragioni a fermarlo e portarlo in Questura. No?
di Franco Lodige, 29 novembre 2025
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