
Quando il 46,1 per cento delle cause civili pendenti in Cassazione riguarda controversie fiscali, non siamo davanti a una semplice criticità organizzativa. Siamo davanti alla manifestazione concreta di una frattura profonda tra individuo e potere.
Il fatto che oltre un terzo dei nuovi ricorsi civili presentati nel 2025 riguardi tributi e che il valore delle liti pendenti raggiunga i 25,7 miliardi di euro, come certificato dall’ufficio statistico della Suprema corte, dimostra che il sistema fiscale è diventato una delle principali fonti di conflitto giuridico nella società italiana.
Il costo dell’incertezza
Questo dato ha un significato che va ben oltre la dimensione processuale. Rivela che l’imposizione non opera più entro un quadro di regole percepite come certe, stabili e riconoscibili, ma si estende in un territorio dominato dall’incertezza, dalla sovrapposizione normativa e dalla discrezionalità interpretativa. Il risultato è che il contribuente non si muove più entro confini chiari, opera in uno spazio instabile, nel quale le conseguenze delle proprie azioni possono essere rimesse in discussione anche a distanza di anni.
Ogni scambio volontario, investimento o scelta economica presuppone la possibilità di prevedere il futuro in modo ragionevole. È su questa base che si coordinano le decisioni individuali e si forma quell’ordine spontaneo che nessuna autorità potrebbe progettare. Il sistema dei prezzi, i contratti, la proprietà consentono agli individui di adattarsi reciprocamente senza bisogno di comandi.
Il fisco, invece, interviene unilateralmente su questo processo, modificando retroattivamente aspettative, risultati e calcoli. Quando questa interferenza diventa continua e imprevedibile, il coordinamento lascia il posto al conflitto.
Il primato delle controversie su Imu e Tari è emblematico. Colpire la proprietà significa incidere sul fondamento stesso dell’azione individuale. La proprietà non è soltanto un titolo giuridico. È piuttosto lo strumento attraverso cui l’individuo collega il presente al futuro, organizza progetti, assume rischi, costruisce stabilità.
Quando su di essa si esercita una pressione costante, accompagnata da regole frammentate e applicazioni variabili, l’incertezza diventa strutturale e il conflitto inevitabile.
Il problema è la pretesa fiscale
Il contenzioso non è allora una deviazione patologica, esprime invece la risposta razionale a un quadro instabile. Ogni ricorso rappresenta il punto in cui una pretesa entra in collisione con aspettative legittime. Ogni causa segnala che il confine tra ciò che appartiene all’individuo e ciò che viene rivendicato dal potere non è più chiaramente definito.
Le soluzioni proposte si concentrano sul miglioramento della qualità degli atti, sull’uso più efficace degli strumenti deflattivi, sulla sostenibilità delle pretese. Ma restano interne alla stessa logica. Presuppongono che il problema sia la gestione del conflitto, non la sua origine. Si tenta di rendere più efficiente il sistema che produce il contenzioso, senza mettere in discussione il meccanismo che lo genera.
Eppure, nessuna innovazione procedurale può eliminare un conflitto che nasce da un’espansione continua della pretesa fiscale. Quando il potere supera la funzione di garantire regole generali e diventa uno strumento che interviene costantemente nella sfera individuale, smette di fornire certezza e diventa esso stesso un fattore di instabilità.
L’enorme peso del contenzioso fiscale in Cassazione è la manifestazione visibile di questo processo. Non è la giustizia a essere sovraccarica. È il sistema fiscale ad aver oltrepassato il limite oltre il quale la cooperazione lascia il posto alla difesa.
Finché la pretesa tributaria continuerà a espandersi, la litigiosità resterà elevata. Non per una presunta inclinazione al conflitto, ma perché nessun ordine sociale può reggersi a lungo su aspettative continuamente esposte alla revisione unilaterale.
Ridurre il contenzioso significa allora una sola cosa: riportare il potere entro confini certi, restituendo stabilità alle regole e sicurezza alle decisioni individuali. Solo dove il limite è chiaro, il conflitto si riduce. Dove il limite scompare, la controversia diventa la condizione normale del rapporto tra cittadini e fisco.
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