L’inverno dell’Europa: crisi autoinflitta, la causa è l’interventismo dei governi

Paghiamo più di un decennio di politiche green insostenibili, repressione fiscale e distorsioni del mercato. Non c’è vero dibattito, lo “Stato-tata” non si può discutere

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L’Europa si prepara a subire le conseguenze delle politiche interventiste sbagliate che ha seguito per più di un decennio.

Politiche insostenibili

L’inflazione, una crisi energetica e una perenne stagnazione economica sono i risultati attesi dell’espansione quantitativa, degli innaturali tassi di interesse negativi, del divieto delle fonti energetiche tradizionali senza esserci assicurati prima alternative attuabili, di un debito massiccio, di una enorme spesa pubblica non produttiva e della conseguente sovra-tassazione.

Tutto ciò è accaduto molto prima che la guerra turbasse le terre europee. L’aggressione del presidente russo Vladimir Putin all’Ucraina ha semplicemente portato allo scoperto una situazione insostenibile.

I danni dell’agenda green

L’esempio più chiaro del danno che l’intervento dei governi per scopi politici ha arrecato è nel settore energetico. Per anni i politici dell’Unione europea hanno chiuso centrali nucleari (che producono energia pulita, sicura e a basso costo) e a carbone, e hanno vietato l’esplorazione di gas naturale, danneggiando l’offerta in nome della cosiddetta energia verde.

È stata questa guerra aperta alle fonti energetiche tradizionali, senza avere le alternative rinnovabili per soddisfare i livelli di domanda dei consumatori, insieme alla repressione fiscale, che ha reso l’Ue dipendente dalla Russia e dai Paesi non alleati e che incide sulla sicurezza nazionale.

I burocrati europei parlano di salvare l’ambiente e incoraggiare i veicoli elettrici. Tuttavia, gli elementi essenziali per le batterie di quei veicoli sono prodotti principalmente in Cina, uno dei maggiori inquinatori al mondo, in un processo che aumenta la dipendenza da un Paese avversario.

Non è esattamente chiaro come il clima possa migliorare distruggendo le economie europee, che, grazie alle innovazioni dell’economia capitalista stanno diventando più pulite, aumentando però la dipendenza dalla Cina, mentre nel frattempo il Paese comunista inquina ancora di più.

Un sistema economico nelle mani di Putin

D’altra parte, va notato come l’intero modello economico dell’Ue fosse basato sull’energia a basso costo ottenuta dalla Russia e sui bassi costi di input utilizzati per creare prodotti di alta qualità da esportare nel mondo. Ecco perché il bilancio commerciale dell’Ue è stato positivo fino a poco tempo fa.

Tale modello è stato favorito da tassi di interesse estremamente bassi, che hanno avuto l’effetto di aumentare gli squilibri economici e il debito.

Mosca conosce l’insostenibilità di questo sistema economico, ulteriormente danneggiato dalle politiche verdi e dalla centralizzazione dei mezzi di produzione, e sta colpendo l’Europa alzandone i costi di produzione. È questo fragile modello economico che Putin sta sfruttando per mettere in ginocchio il Continente.

La repressione fiscale

Ancora più importante, l’Ue ha aumentato i suoi regolamenti e la pressione fiscale, limitando gli investimenti nel settore dell’energia e facendo così aumentare i prezzi. Tra il 70 e il 75 per cento del prezzo dell’elettricità nella maggior parte dei Paesi europei è fatto di tasse e costi normativi.

Il lettore deve sapere che la mentalità tra i burocrati Ue è che se qualcosa esiste nelle economie europee, deve essere regolata e tassata. Noi europei siamo profondamente privi di liberalizzazione economica e incentivi per la produzione e l’innovazione, mentre al contrario, gli Stati Uniti sono stati costruiti e hanno prosperato sull’imprenditorialità e sulla libertà.

Il caso Albania

L’Albania non è che un piccolo esempio di una nazione benedetta dalle risorse naturali ma gravata dal malgoverno. Il Paese balcanico produce elettricità utilizzando energia idroelettrica pulita. Tuttavia, non è indipendente energicamente.

In questi anni di transizione democratica non c’è stata né una liberalizzazione, né un’ulteriore diversificazione del settore energetico. Non c’è mai stata una visione e una strategia chiara per costruire la capacità di immagazzinare l’energia prodotta durante l’anno, investire nella rete di trasmissione e produzione e ridurre le perdite di distribuzione.

Lo Stato fornisce elettricità a famiglie consumatori ad un prezzo fisso, l’equivalente di 8 centesimi per kilowattora. A partire dal prossimo mese, secondo il governo, chi consuma più di 800 kilowattora in un mese pagherà 36 centesimi per kilowattora, un aumento considerevole in un Paese in cui lo stipendio medio mensile è pari a circa 500 euro.

Poiché l’Albania non ha la capacità di immagazzinare ciò che viene prodotto, vende energia a un prezzo inferiore durante l’estate e la acquista a un prezzo più elevato durante l’inverno, quando la domanda aumenta, anche se ha il potenziale per rendersi indipendente su un prodotto così importante.

L’Albania soffre delle stesse politiche di ridistribuzione, sovra-tassazione, centralizzazione dei mezzi di produzione e del processo decisionale che stanno rovinando altre economie europee. Ad esempio, circa il 60 per cento del prezzo del carburante è costituito da tasse e, di conseguenza, l’Albania ha uno dei prezzi del carburante più alti in Europa, pur essendo una delle economie più povere.

Di recente, il governo ha istituito un comitato incostituzionale che, insieme ai maggiori partecipanti al mercato, fissa periodicamente i prezzi dei carburanti. Secondo un’analisi della più grande rivista finanziaria del Paese, gli albanesi pagano 2,5 volte di più per il carburante rispetto ai Paesi vicini.

Invece di diminuire l’Iva sui prodotti più elementari, il governo distribuisce denaro per combattere l’inflazione, mentre spende inutilmente, spostando capitale ai suoi clienti e amici. Un monopolio come il governo non sarà mai in grado di canalizzare le risorse nel posto giusto – solo il mercato lo può fare.

Dibattito corrotto

Quel che è peggio, il dibattito tra i diversi partiti ed esperti non riguarda come aumentare la libertà degli individui e delle famiglie, favorire la produzione, l’imprenditorialità e l’industrializzazione del Paese. Non c’è un confronto tra una filosofia di destra e una di sinistra, né tra le politiche di domanda e quelle dell’offerta.

In Albania, come nell’Unione europea, prevale solo la visione keynesiana di sinistra di uno Stato-tata, che mantiene un certo livello di povertà e aumenta la dipendenza delle persone dal governo.

Se le catene dell’invadente Big Government venissero rimosse e il libero mercato, la concorrenza e l’innovazione fossero incoraggiati, verrebbe liberato il potenziale in ogni settore, compreso quello energetico.

Inflazione e debito pubblico

Considerando che negli ultimi anni la classe media è stata quasi distrutta, la maggior parte delle persone oggi riesce a malapena a far quadrare i conti. Ad agosto, l’inflazione annuale dei prezzi alimentari è stata del 14 per cento, mentre i prezzi dei prodotti di base come pane, latte, uova e formaggio sono aumentati di circa il 20 per cento.

Il debito pubblico è salito a livelli record (più dell’80 per cento ufficialmente), le tasse sono altissime, pochi individui controllano quasi tutti i settori dell’economia e c’è poca libertà e concorrenza nei mercati.

A causa dell’aumento dei prezzi di energia sarà un inverno difficile per l’Albania, ma è solo un piccolo esempio di dove sta andando anche l’Europa.

L’interventismo statale

I governi spesso credono di poter adattare il comportamento dei consumatori a determinate idee politiche. Intervengono e distorcono i mercati spostando artificialmente domanda e offerta a livelli non giustificati dal sentimento dei partecipanti al mercato e giocando con una piccola frangia di eco-estremisti.

Lo Stato non può conoscere il “bene” meglio dell’individuo o della famiglia. Solo il mercato, in quanto istituzione più democratica, composta dai desideri e bisogni di tutti gli individui, può raggiungere l’equilibrio e, in caso di fallimento causato da interventi, riprendersi da sé.

In conclusione, l’interventismo dei governi europei ha deformato i fondamenti del mercato, nell’energia e in altri settori. Solo riconoscendo le vere cause possiamo trovare una soluzione praticabile. Potrebbe non essere troppo tardi per invertire la rotta: riaprire le centrali a carbone e investire nell’energia nucleare, incoraggiando al contempo l’esplorazione del gas naturale.

Allo stesso tempo, gli individui, le famiglie e le imprese devono essere aiutati abbassando tutte le tasse sui profitti, sul reddito e sui prodotti di base, riducendo drasticamente la spesa pubblica non produttiva. Il momento di agire è adesso. Domani potrebbe essere troppo tardi.

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