L’ultima libertà: il contante, un diritto civile che si tiene in mano

La moneta digitale sorveglia; il contante libera. Qualcuno lo aveva visto da tempo: Jacques Rueff. La moneta fisica non si disattiva con un ordine informatico, né ha bisogno di connessione

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Ottant’anni fa, nel 1945, Jacques Rueff, economista, giurista e alto funzionario della Francia, pubblicava “L’Ordre social. Éléments d’une doctrine de la société”. Allievo dell’École Polytechnique e protagonista della vita pubblica del suo Paese, fu consigliere economico di Poincaré e poi di De Gaulle, membro del Consiglio di Stato e giudice alla Corte di giustizia europea. Nel 1958 elaborò la riforma che portò al “franco forte”, restituendo stabilità dopo anni di inflazione e spesa incontrollata.

Tuttavia, lo studioso francese non è stato soltanto un tecnico, è stato altresì un pensatore dell’ordine morale dell’economia, convinto che la libertà non sopravviva senza limiti al potere. Nella sua opera prima indicata, ha infatti sostenuto che una società giusta si fonda su regole che vincolano anche chi governa e che la moneta, se sottratta a ogni ancoraggio reale, diventa strumento di dominio politico.

Smentita silenziosa

In un’epoca che pretende di digitalizzare tutto, quella lezione torna più che mai attuale. A tal proposito vale la pena richiamare che lo scorso settembre la Banca centrale europea ha pubblicato lo studio Keep calm and carry cash – “mantieni la calma e porta con te del contante” – firmato da Francesca Faella e Alejandro Zamora-Pérez.

Dopo anni di campagne contro la moneta fisica, gli stessi tecnocrati invitano ora i cittadini a tenerne una scorta per almeno tre giorni di spese, come riserva di sicurezza in caso di crisi o blackout. È una smentita clamorosa e silenziosa: chi ha costruito la retorica della “smaterializzazione” del denaro riconosce che solo la moneta reale garantisce libertà e sicurezza.

Sottomissione digitale

Per oltre due decenni il potere monetario europeo ha confuso la trasparenza con la sorveglianza. Ha trasformato la lotta all’evasione in pretesto per un controllo capillare, l’efficienza in sinonimo di sottomissione digitale. Epperò, la fiducia non nasce dal tracciamento: ha origine nel riconoscimento reciproco tra individui.

Come ha peraltro mostrato Carl Menger, il fondatore della Scuola austriaca di economia, secondo cui la moneta è frutto spontaneo del mercato, non un’invenzione dello Stato. Rueff ne ha tratto la conseguenza politica: quando la moneta perde la sua base reale e diventa mero strumento amministrativo, il cittadino cessa di essere libero e diventa suddito economico.

Lezioni dal passato

Del resto, la storia abbonda di esempi. Diocleziano tentò di fissare i prezzi per decreto e spense il commercio. La Repubblica di Weimar credette di salvarsi stampando carta e consegnò il Paese all’inflazione. La Grecia del 2015 impose limiti ai prelievi e scoprì che il denaro elettronico apparteneva alle banche, non ai cittadini.

Oggi la stessa illusione si ripresenta sotto forma di “moneta digitale di Stato”: promette inclusione, ma consegna il potere di annullare o sospendere ogni transazione. È la versione moderna dell’economia amministrata, dove la fiducia è sostituita dal comando.

La moneta fisica come diritto civile

Lo studio europeo lo ammette a mezza voce: il contante è parte importante della libertà di scegliere come pagare ed è essenziale per l’inclusione finanziaria. Dietro questa formula di prudenza si nasconde una verità che il potere non osa negare: la moneta fisica è l’unica che non può essere manipolata o “programmata”. È un diritto civile che si tiene in mano, un frammento di indipendenza quotidiana. Non si disattiva con un ordine informatico, né ha bisogno di connessione e neppure teme il blackout. È il linguaggio della fiducia, non del controllo.

Nella letteratura

In argomento, anche la letteratura ha colto il rischio della moneta illusoria. In “Faust II”, Goethe affida a Mefistofele la seduzione della carta-moneta: ricchezza creata dal nulla che dissolve il reale. A sua volta, in “1984”, Orwell immagina una società in cui il denaro è sostituito da crediti amministrati dal potere: nessuno è povero, ma nessuno è libero.

Nel nostro Novecento, poi, tre sguardi convergono sul medesimo nodo: quando il denaro pretende di farsi misura di tutto, corrode la persona. Italo Svevo, nella “Coscienza di Zeno”, mostra come la “salute economica” si trasformi in ottundimento: chi scambia benessere per senso della vita resta disarmato davanti al limite. Luigi Pirandello, dopo il tracollo del 1903, mette in scena figure per le quali il denaro è insieme armatura e condanna: in “Il fu Mattia Pascal” la perdita della disponibilità monetaria coincide con lo smarrimento dell’identità, a ricordare che libertà pratica e autonomia esigono mezzi reali, non promesse astratte.

Carlo Emilio Gadda, nella “Cognizione del dolore”, smaschera poi l’ossessione patrimoniale: la casa di famiglia diventa feticcio di status, un possesso che divora risorse e affetti. In tutti e tre, il denaro è sano solo quando resta mezzo: strumento di scelta e responsabilità, non fine che pretende di governare la vita.

Competizione tra monete

Rueff, come Menger e Friedrich A. von Hayek, sapeva pure che non basta conservare il contante: serve la competizione tra monete, cioè la possibilità per ciascuno di scegliere la valuta che ispira più fiducia. È la concorrenza, non la centralizzazione, a garantire stabilità. Una pluralità di strumenti – contanti, valute private, cripto o metalli – non indebolisce l’ordine, lo rafforza, perché impedisce che il monopolio del denaro si trasformi nel monopolio del potere.

La valuta digitale di Stato, al contrario, concentrerebbe in un’unica istituzione il controllo di ogni transazione, cioè della vita economica stessa.

In conclusione, devesi rilevare come la difesa del contante non rifletta un residuo del passato, bensì una battaglia sempre attuale di civiltà. Significa difendere il diritto di disporre dei propri beni senza intermediari, il diritto di restare anonimi, di scegliere, di dissentire. Ogni banconota è una dichiarazione di indipendenza, un piccolo atto di fiducia reciproca che nessuna piattaforma potrà sostituire.

Finché circoleranno monete reali, la libertà avrà un rifugio materiale. Per questo, ottant’anni dopo, la lezione di Jacques Rueff conserva una voce profetica: l’ordine sociale nasce dal limite al potere, non dalla sua estensione.

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