Abbattuto il pallone spia: atto di sfida di Pechino ed esitazioni Usa

Quattro misteri. L’incidente proprio quando Usa e Cina stavano riavviando il dialogo. Test dei tempi di reazione di Biden o disputa interna a Pechino?

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Piuttosto misteriosa la vicenda del pallone cinese scoperto a spiare nei cieli Usa – e abbattuto nella serata di ieri, dopo qualche esitazione, una volta arrivato sopra l’Oceano Atlantico.

Quattro misteri

Il primo mistero è ovvio. A quanto pare l’ordigno del Dragone ha potuto violare indisturbato lo spazio aereo americano.

Il Pentagono ha informato il presidente sabato scorso, 28 gennaio, quando il pallone era sui cieli dell’Alaska, ma Biden ha aspettato fino a mercoledì per ordinare il suo abbattimento “prima possibile”. Abbattimento avvenuto infine ieri, dopo che aveva sorvolato una base missilistica nel Montana.

Il secondo mistero è dovuto al fatto che la Cina comunista dispone di un efficiente sistema di satelliti-spia. Perché dunque ricorrere a uno strumento assai meno sofisticato come il pallone aerostatico?

Il governo di Pechino si è in effetti scusato sostenendo che il pallone, sospinto dai venti, è andato fuori rotta. Gli esperti tuttavia osservano che simili palloni sono manovrabili a distanza, e che risulta quanto meno sospetto che sia finito proprio sopra una base missilistica.

Dialogo in ripresa

Il terzo mistero è che Pechino e Washington stavano riattivando un dialogo che s’era interrotto per un periodo abbastanza lungo. Il nuovo ministro degli esteri cinese è l’ex ambasciatore della Repubblica Popolare in America, e vanta conoscenze di primo piano nei circoli che contano nella capitale americana, un chiaro segnale di distensione.

Inoltre, Xi Jinping ha accentuato le sue perplessità circa il comportamento di Putin in Ucraina, e si tratta di un altro segnale di distensione.

I cinesi hanno infatti capito che, per riavviare un’economia in grave difficoltà, hanno bisogno della sponda Usa (e occidentale in genere), mentre il contributo che può fornire la Federazione Russa è irrilevante.

Un atto di sfida

Il quarto mistero proviene da un commento pubblicato sul Global Times, quotidiano in lingua inglese del Partito comunista. Ecco il commento: “Il pallone, anche se civile, è un bersaglio grosso come tre autobus. Se è potuto entrare senza difficoltà nel cielo americano prova che la difesa aerea degli Stati Uniti è un sistema puramente decorativo e non affidabile”.

Commento quanto meno allarmante, poiché induce a credere che il pallone sia entrato nello spazio aereo Usa con il preciso intento di testare in modo diretto tempi e capacità di reazione degli americani. Non un incidente, insomma, ma un deliberato atto di sfida.

Il pallone spia è stato usato dalla Cina nel tentativo di sorvegliare siti strategici negli Stati Uniti, ha affermato il segretario alla difesa Usa Lloyd Austin.

L’ipotesi lotta interna

Ipotizzabile anche una lotta di fazioni a Pechino. Nonostante l’apparente pieno controllo di Xi Jinping sul partito, pare che a Pechino vi siano circoli contrari alla ripresa del dialogo con Washington, e favorevoli a un più stretto rapporto con i russi.

Si è già avuta una prima conseguenza. Il segretario di Stato Usa Antony Blinken ha annullato la prevista visita nella Repubblica Popolare, dove avrebbe dovuto incontrare Xi di persona per valutare lo stato dei rapporti tra i due Paesi.

Le esitazioni Usa

Sul piano interno americano, l’incidente ha provocato notevoli sconquassi. In un primo tempo Joe Biden aveva ordinato di abbattere il pallone, ma il Pentagono ha ritardato l’esecuzione dell’ordine temendo che l’abbattimento potesse provocare vittime civili.

E la maggioranza repubblicana alla Camera ne ha subito approfittato per attaccare direttamente il presidente democratico accusandolo – come sempre – di essere debole di fronte alle sfide poste dalle autocrazie.

Conflitto inevitabile?

In attesa di ulteriori sviluppi, si deve notare che un recente rapporto redatto da circoli militari Usa sostiene che un conflitto militare diretto tra Cina e Stati Uniti sia in pratica inevitabile, prevedendone lo scoppio nel 2025 a causa della contesa su Taiwan.

È chiaro, comunque, che i rapporti con la Repubblica Popolare sono per Washington un problema molto serio. Tanto per l’aggressività cinese, quanto per l’assoluta mancanza di trasparenza da parte di Pechino.

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