
Il gasdotto Nigeria-Marocco (Nigeria-Morocco Gas Pipeline, NMGP) entra nella fase operativa. Valore stimato: 25–26 miliardi di dollari.
Il progetto
Tracciato previsto: circa 6.000 km lungo la costa atlantica dell’Africa occidentale fino al Marocco, dove si collegherà al gasdotto Maghreb-Europa e alle reti di distribuzione europee. Dopo gli incontri di alto livello di luglio 2024 a Rabat, i leader della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (CEDEAO/ECOWAS) hanno approvato un accordo intergovernativo che definisce ruoli e responsabilità dei Paesi attraversati.
Per la Nigeria, che possiede le maggiori riserve di gas accertate del continente, il NMGP significa diversificare le esportazioni e penetrare nel mercato europeo. Per i Paesi costieri toccati dal tracciato, oggi dipendenti da combustibili importati o da reti fragili, il progetto promette più sicurezza energetica e opportunità industriali. Il Marocco ha già avviato la macchina operativa: l’ONHYM (Office National des Hydrocarbures et des Mines, ente statale per idrocarburi e minerali) ha annunciato gare d’appalto per i tratti nazionali a partire dal 2025, cercando anche investitori statunitensi e del Golfo.
Gli studi di progettazione dettagliati sono stati completati nel 2024 per la sezione settentrionale. Le valutazioni di impatto ambientale e sociale sono pronte per il tratto Marocco-Mauritania-Senegal, mentre per il segmento meridionale, dalla Nigeria al Senegal, le analisi sono in corso. Una volta completato, il gasdotto trasporterà fino a 30 miliardi di metri cubi (bcm) di gas all’anno. Sarà costruito in fasi, con una holding centrale che curerà il finanziamento e la direzione lavori, e tre società di progetto responsabili delle diverse tratte.
Gli attori principali
A Rabat è stato firmato un nuovo memorandum d’intesa tra tre attori chiave: la Nigerian National Petroleum Company Limited (NNPC), la già citata ONHYM e la Société Togolaise de Gaz (SOTOGAZ), segnando l’ingresso ufficiale del Togo e completando la catena di partnership con tutti i Paesi di transito.
Il Niger ha invece scelto di abbandonare il progetto concorrente: il Trans-Saharan Gas Pipeline, che avrebbe dovuto collegare la Nigeria all’Algeria. Dopo decenni di studi senza progressi concreti, Niamey ha interrotto ogni attività. La decisione riflette anche il deterioramento dei rapporti politici con Algeri, accusata da Niger, Mali e Burkina Faso di sostenere o tollerare reti jihadiste nella regione. Molti leader dei gruppi attivi oggi nel Sahel – come Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI) e le affiliate dell’Isis – sono ex combattenti della guerra civile algerina degli anni ’90. Per gli Stati saheliani, l’Algeria esporta instabilità e minacce.
Questioni di sicurezza e ostilità algerina
Il progetto trans-sahariano è rimasto bloccato anche per ragioni di sicurezza: rischio costante di sabotaggi, saccheggi e atti terroristici lungo il percorso. A ciò si aggiunge l’ostilità strategica di Algeri, che per anni non ha voluto offrire all’Europa un’alternativa alle proprie forniture di gas, coltivando l’idea di diventare per l’Ue ciò che la Russia è stata a lungo: fornitore dominante e leva geopolitica.
Le tensioni sono cresciute dopo che l’Algeria ha intensificato le espulsioni di migranti provenienti da Niger e altri Paesi subsahariani, abbandonandoli nel deserto alla frontiera. L’interesse algerino per il gasdotto trans-sahariano è riemerso solo di fronte all’avanzata del NMGP, sostenuto apertamente dalla CEDEAO, dagli Stati Uniti e dagli Emirati Arabi Uniti. Il contrasto è netto: immobilismo e diffidenza sul corridoio verso il Mediterraneo centrale, slancio e cooperazione sul progetto atlantico.
Il NMGP attraverserà 13 Paesi costieri: Nigeria, Benin, Togo, Ghana, Costa d’Avorio, Liberia, Sierra Leone, Guinea, Guinea-Bissau, Gambia, Senegal, Mauritania e Marocco. Dal terminale marocchino, il gas fluirà verso la Spagna e, attraverso la rete europea, verso altri mercati. Il tracciato fornirà gas anche a tre Paesi senza sbocco al mare – Niger, Burkina Faso e Mali – che, pur governati da giunte militari vicine a Mosca e in rottura con l’ordine politico tradizionale africano, potrebbero rientrare nel dialogo regionale attratti dai benefici economici.
Strumento di sviluppo
Re Mohammed VI e il presidente nigeriano Bola Ahmed Tinubu hanno rilanciato il progetto come strumento di sviluppo e di integrazione africana. Il sovrano marocchino lo inserisce nella più ampia “Iniziativa Atlantica”, mirata a rafforzare la cooperazione tra gli Stati africani affacciati sull’oceano e a creare nuove catene di valore. Per i promotori, il gasdotto darà all’Africa più peso politico e strategico, trasformando l’accesso all’energia e stimolando la crescita.
L’impatto previsto è ampio: investimenti infrastrutturali su scala continentale, riduzione della povertà energetica, maggiore attrattività per capitali esteri, nuove industrie e posti di lavoro lungo il tracciato. Per l’Europa, significa un corridoio energetico sicuro che diversifica le fonti e riduce la dipendenza da fornitori instabili. Per il Sahel, può essere un’occasione per trasformare una delle aree più fragili del pianeta in un nodo di connessione e cooperazione.
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