
Ogni giorno entrano nell’Unione europea circa 420 migranti irregolari con 75.900 attraversamenti non autorizzati registrati alle frontiere esterne (Frontex 2025). E la Russia ne approfitta.
Il 10 luglio 2025 il Servizio di intelligence ceco (BIS) ha pubblicato il suo rapporto annuale, documentando che il Servizio di sicurezza federale russo (FSB) sta reclutando migranti provenienti da Paesi terzi tramite canali come Telegram per condurre attività criminali all’interno dell’Unione europea.
Spionaggio e sabotaggio
L’obiettivo è destabilizzare, minare la fiducia nelle istituzioni pubbliche, ridurre il sostegno all’Ucraina e aumentare la percezione di insicurezza nei confronti dei rifugiati. Le operazioni sono condotte al di fuori dei tradizionali circuiti diplomatici: il FSB non si affida più agli agenti sotto copertura delle ambasciate, ma punta su reclute vulnerabili e prive di legami ufficiali.
Analogamente, nel maggio 2024, il controspionaggio polacco ha arrestato diverse persone sospettate di spionaggio per conto dell’Intelligence russa. Tra loro figurano anche rifugiati giunti in Polonia dopo l’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina nel 2022. Le autorità polacche hanno documentato il loro coinvolgimento in attività di osservazione e sorveglianza: installazione di telecamere nascoste lungo linee ferroviarie, raccolta di dati logistici sui movimenti di mezzi e convogli militari diretti in Ucraina, documentazione fotografica dei punti di transito strategici.
Il reclutamento avviene anche nei centri di accoglienza e ai valichi di frontiera, dove agenti sotto copertura si fingono funzionari locali per estorcere ai rifugiati informazioni personali, eventuali legami con l’Intelligence ucraina, e raccogliere dati sensibili sul supporto logistico militare. Particolare attenzione viene riservata ai giovani, considerati più manipolabili, da coinvolgere in operazioni mirate contro le infrastrutture civili e umanitarie ucraine.
La disinformazione
A completare la strategia, si affianca la disinformazione. Nel giugno 2024 il Centro ucraino per la lotta alla disinformazione ha segnalato una campagna coordinata di propaganda sui social network, mirata a screditare i rifugiati ucraini e a diffondere notizie false sulla Nato e sul suo presunto ruolo destabilizzante in Europa. L’obiettivo era semplice: ridurre il consenso pubblico verso Kiev nei Paesi membri dell’Ue.
I migranti russi
Nonostante negli ultimi due anni sia diminuita la discriminazione verso i migranti russi nei Paesi Nato, la loro condizione di vulnerabilità continua a renderli bersagli ideali per il reclutamento. Questi individui vengono utilizzati dal Cremlino come materiale sacrificabile: nessuna protezione legale, nessun supporto diplomatico, nessun riconoscimento. Solo esecuzione e abbandono.
La strategia russa è flessibile, adattabile, e non si limita ai canali clandestini. Prevede il coinvolgimento di ong, think tank, cellule dormienti e agenti “una tantum”, reclutati per una sola azione. I risultati di queste operazioni sono spesso limitati in termini numerici, ma il loro effetto cumulativo può avere un impatto serio sulla tenuta interna dei Paesi europei. La fiducia dell’opinione pubblica viene erosa lentamente, il sostegno all’Ucraina ne risente, la sicurezza interna si indebolisce.
Il precedente bielorusso
Un caso emblematico che ha anticipato questa modalità è quello della Bielorussia nel 2021. In quell’anno il regime di Alexander Lukashenko ha utilizzato l’immigrazione irregolare come strumento di pressione geopolitica. Il governo bielorusso ha facilitato il rilascio di visti turistici a cittadini di Paesi come Iraq e Siria, appaltando le procedure a tour operator compiacenti.
I pacchetti venivano pubblicizzati sui social come “vacanze a Minsk” e comprendevano voli da Istanbul, Damasco, Dubai. Arrivati in Bielorussia, i migranti venivano ospitati in hotel statali e successivamente trasferiti al confine con Polonia e Lituania, anche tramite taxi o autobus. Secondo le autorità polacche, solo nell’estate del 2021 ci sono stati circa 30.000 tentativi di attraversamento della frontiera.
La foresta di Białowieża, uno dei siti naturali più antichi d’Europa, è diventata il teatro tragico di questa operazione: centinaia di persone, spesso con indumenti inadatti al clima, sono state respinte dai militari polacchi e poi rimandate indietro con la forza dalle autorità bielorusse, tra manganelli e cani da pattugliamento. Una trappola a cielo aperto, dove la temperatura sottozero ha contribuito a decine di morti. “Non li fermerò – aveva dichiarato Lukashenko alla Bbc – perché non vengono nel mio Paese, ma nel vostro”.
Polonia nel mirino
La Polonia è un obiettivo primario di queste operazioni: essendo il principale hub logistico per gli aiuti militari a Kiev, l’Intelligence russa mira a rallentare e compromettere il suo ruolo. Questo spiega l’alta frequenza degli arresti in territorio polacco, così come l’interesse diretto mostrato da FSB e GRU per gli snodi ferroviari e aeroportuali del Paese.
Un’inchiesta condotta dall’emittente polacca TVN nel febbraio 2024 ha portato alla luce una rete di reclutati operanti in Polonia su mandato russo: tra le attività svolte, la videosorveglianza illegale di infrastrutture militari, l’installazione di microcamere in luoghi sensibili come l’aeroporto di Jasionka e lungo le ferrovie, la pittura di graffiti contro il partito Diritto e Giustizia (PiS) e il presidente Andrzej Duda, la distribuzione di volantini contro la guerra.
Ai partecipanti venivano offerti 7 dollari per i graffiti, 5 per i volantini e fino a 300 dollari per piazzare le telecamere. In alcuni casi sono stati promessi compensi fino a 10.000 dollari per azioni di sabotaggio, come il deragliamento di treni: non tutti hanno accettato, ma alcuni sì. L’agenzia per la sicurezza interna polacca (ABW) ha individuato le telecamere, alimentate da pannelli solari e connesse a Internet, nei pressi di snodi chiave per la logistica degli aiuti militari a Kiev.
Tutti i compiti affidati dovevano essere documentati con video o fotografie, da inviare ai referenti stranieri. L’intera operazione dimostra che i servizi segreti russi usano ogni leva disponibile, compresi i migranti, come strumenti di guerra ibrida. Intanto, almeno undici Paesi dell’Ue (più la Norvegia) hanno reintrodotto controlli alle frontiere interne. Once upon a time in Europe, the Schengen area…
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