Da Pechino e Mosca sfida all’Occidente. E l’Italia?

Il mondo non è più unipolare, la SCO non sostituirà l'Occidente, ma ne sfida il primato. L'Ue non può essere una fortezza burocratica che danneggia più noi che i concorrenti cinesi

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A Tianjin, al 25esimo vertice della SCO (l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai), Vladimir Putin e Xi Jinping hanno dato un messaggio che non lascia spazi a interpretazioni: il mondo non è più unipolare.

“Le relazioni tra Russia e Cina hanno raggiunto livelli senza precedenti”, ha detto Putin. E Xi ha ribadito che Pechino è pronta a costruire un sistema globale “più giusto e ragionevole”. Tradotto: il blocco alternativo all’Occidente non è una suggestione, ma una realtà che si consolida.

Una “Società contro Occidente”?

La dichiarazione finale della SCO rivendica il diritto a scegliere percorsi autonomi di sviluppo, senza blocchi né logiche da Guerra Fredda. Eppure, è evidente che l’obiettivo è contrapporsi alla supremazia euro-atlantica. Non a caso, più di un analista ha scherzato sull’acronimo SCO: Società contro Occidente.

Il summit ha messo sul tavolo progetti concreti: una Development Bank, bond comuni, un sistema di pagamenti multilaterale alternativo al dollaro. Il messaggio è chiaro: costruire infrastrutture finanziarie e tecnologiche parallele a quelle dominate da Washington e Bruxelles.

Multilateralismo sì, ma con i piedi per terra

Attenzione però: i principali mercati di consumo del pianeta restano Stati Uniti ed Europa. Ed è proprio da lì che le aziende asiatiche traggono i maggiori profitti. Senza i nostri mercati, il “blocco alternativo” si ferma. È quindi qui che entra in gioco il tema centrale: reciprocità.

La Cina non può pretendere di esportare ovunque mentre continua a proteggere i propri campioni nazionali e praticare dumping tecnologico. Ma la risposta europea non può essere la fortezza burocratica che penalizza più i nostri imprenditori che i concorrenti di Pechino. Serve una politica industriale vera, non il solito labirinto di norme che soffoca chi lavora.

Il pragmatismo come unica bussola

Nel silenzio assordante sull’Ucraina, la SCO ha comunque segnato una vittoria diplomatica per Mosca: Putin non è isolato, anzi si muove con crescente agibilità internazionale. E Bruxelles che fa? Si rifugia nei regolamenti, nelle direttive, nelle carte bollate. Peccato che intanto i mercati si spostano altrove.

L’Italia, con il suo tessuto di PMI esportatrici, non può permettersi di vivere in un’illusione ideologica. Restare fedeli all’alleanza euro-atlantica non significa chiudere gli occhi di fronte a un mondo che cambia. O difendiamo i nostri interessi con pragmatismo, oppure saremo spettatori irrilevanti mentre altri scrivono le regole.

Conclusione

Il multipolarismo non è uno slogan, è la fotografia del presente. La SCO non sostituirà l’Occidente, ma ne sfida il primato. In questo scenario, l’Italia ha due strade: seguire Bruxelles nella sua burocrazia paralizzante o tornare a difendere con realismo le proprie imprese. La scelta è tutta politica.

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