Da tanti considerato un eroe di guerra, per molti opinionisti Benjamin Netanyahu affronterà le imminenti elezioni israeliane come un referendum su di sé e sulla sua gestione del 7 Ottobre. E otto agenzie di sondaggi nazionali a ottobre lo danno in testa, col suo partito, il Likud, primo dello schieramento parlamentare con dai 20 ai 31 seggi.
In Israele si vota un partito, non un candidato, e le coalizioni devono essere annunciate prima delle elezioni; è un sistema proporzionale puro con liste bloccate in un unico collegio nazionale; ci sono 120 seggi nella Knesset, quindi ne servono 61 per la maggioranza, e la soglia di sbarramento è al 3,25 per cento, ossia 4 seggi. Al momento ci sono 38 liste in corsa. Nei sondaggi la coalizione di centrodestra è data tra i 61 e i 63 seggi, e, se rimane l’attuale, è composta da Likud + RZP-Zehut + Otzma + Shas + UTJ.
I principali partiti
Likud, leader Benjamin Netanyahu, seggi uscenti 32, sondaggi 20–31 seggi.
Programma: libero mercato e poco intervento statale; dottrina di sicurezza forte, supremazia militare. Sostegno agli insediamenti in Samaria e Giudea; contrario a uno Stato palestinese. Contrario a una legge sulla leva completa per gli haredim.
Yashar! Leader Gadi Eisenkot (ex capo di Stato Maggiore), seggi uscenti 0 (nuovo), sondaggi 20–24 seggi.
Programma: sicurezza nazionale e diplomazia regionale. Piano dettagliato per la parità nel servizio militare. Ampliamento delle libertà civili. Gadi Eisenkot, candidato premier, in una dichiarazione odierna al confine di Gaza, ha dichiarato: “Entro 18 mesi dal mio ingresso nell’ufficio del primo ministro, Hamas non governerà più nella Striscia di Gaza“.
Together/Beyachad (Insieme), leader Naftali Bennett (vice: Yair Lapid), seggi uscenti 24 (Yesh Atid), sondaggi 8–13 seggi.
Programma: riforma della leva, costo della vita. Israele ebraico, democratico e liberale. Unità sionista e difesa delle istituzioni democratiche. Su Samaria e Giudea: annessione di oltre il 60 per cento (ricordiamo che questi territori sono israelitici e israeliani, occupati dall’invasione araba del 1948 e offerti agli arabi come “terra in cambio di pace” dagli Accordi di Oslo, quindi giuridicamente non sarebbe un’annessione).
I Democratici, leader Yair Golan, seggi uscenti 4, sondaggi 8–10 seggi.
Programma: parità nel servizio militare. Rafforzare le istituzioni democratiche e scrivere una costituzione. Riconoscimento di tutte le correnti dell’ebraismo. Trasporti pubblici di Shabbat, separazione religione-Stato. Rete di protezione sociale più forte. Contrario all’annessione, favorevole a una soluzione a due Stati (in realtà soluzione formalmente rifiutata dagli arabi per sei volte: nel 1937, 1938, 1948, 1993, 2000, 2010).
Sionismo Religioso (con Zehut/Noam), leader Bezalel Smotrich, seggi uscenti 6–7 (8 secondo IPF), sondaggi 5–7 seggi.
Programma: identità ebraica e nazionalismo. Sovranità israeliana su Giudea e Samaria. Legge sulla leva che consenta agli haredim di studiare Torah con integrazione graduale nel lavoro.
Shas ed Ebraismo della Torah Unito (UTJ) sono entrambi partiti di haredim, seggi uscenti 5/7, sondaggi 5/10.
Programma: carattere religioso tradizionale, conservatorismo sociale, programmi di welfare. Esenzioni dalla leva per gli studenti religiosi. Stato guidato dalla halakhah (tradizione “normativa” religiosa dell’ebraismo).
Nell’Israele “razzista, segregazionista e fascista” ci sono due partiti arabi, Hadash–Ta’al–Balad (Lista Congiunta ) e Ra’am (Lista Araba Unita), già presenti nella Knesset con 5 seggi uscenti a testa e sondaggi attorno ai 5/9 seggi.
Programma: lotta alla criminalità e all’emarginazione politica degli arabi; due Stati e ritiro di tutti gli israeliani da Samaria e Giudea. Separazione religione-Stato, diritto al ritorno, rilascio dei prigionieri accusati di terrorismo. Hadash è un partito socialista arabo-ebraico con radici comuniste. Ra’am vuole uno Stato palestinese con Gerusalemme Est capitale. Interessi dei cittadini arabi.
Israele, coi suoi 9 milioni di abitanti, in un territorio più piccolo della Sicilia, circondato da centinaia di milioni di musulmani, si conferma come l’unica vera democrazia progressista del Medio Oriente e di buona parte dell’Africa.
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