Francia, 36 miliardi per il riarmo. Ma al comando c’è un leader zoppo, non De Gaulle

Una sfida politica e finanziaria molto difficile per la Francia, soprattutto con un quadro politico fragile e frammentato e un presidente sul viale del tramonto

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emmanuel macron davos

Agitare spauracchi serve a smuovere coscienze ed industriali. Si fa fatica altrimenti a comprendere appieno le parole del capo di Stato Maggiore francese, il generale Fabien Mandon che, dalle colonne del Parisien, ricorda alla stampa transalpina che una “guerra aperta” con la Russia resta uno scenario plausibile.

Certo, il generale non è nuovo a questo tipo di esternazioni ma sta di fatto che il governo francese, con il presidente Macron che deve incassare il fatto che il Pakistan, oggi, agli occhi di Trump, è più credibile della Francia per gestire un negoziato di pace, si è mosso pavlovianamente in questa direzione. Meglio prepararsi al peggio, agitando, come già accaduto mesi fa, l’ombra lunga di Putin.

Mancanza di intensità

Funziona, eccome, ha funzionato fino ad ora. Certo la prospettiva di una Russia con quasi due milioni di effettivi entro il 2030, come indica un rapporto del servizio segreto militare francese, impone alla Francia di considerare scenari di confronto anche non convenzionale prolungato.

Il problema, per usare una metafora molto in voga tra gli sportivi nelle ultime settimane, è praticamente lo stesso del nostro bistrattato campionato di serie A: la mancanza di intensità. Pur con il suo arsenale nucleare e con la sua cospicua flotta aerea e marina, la Francia non riuscirebbe a gestire un conflitto prolungato. Manca di munizioni, mezzi, uomini.

In un mondo caratterizzato dal duopolio russo-americano e con due leader iperattivi su diversi fronti contemporaneamente, la baionetta francese appare spuntata e ricorda nostalgicamente la vecchia linea Maginot: concepita per essere insormontabile, non venne nemmeno spazzata via dalla Wermacht ma semplicemente aggirata.

Deterrenza troppo piccola

L’instabilità mediorientale rende insomma concreta la possibilità di dispersione strategica. La Francia, potenza con interessi diretti nel Mediterraneo e nel Golfo, deve garantire presenza navale, protezione delle linee marittime nello Stretto di Hormuz mentre contemporaneamente vorrebbe rafforzare la deterrenza sul continente europeo.

L’attività di marketing nucleare (ombrello che servirebbe a poco se una pioggia nucleare russa si abbattesse sull’Europa) fino ad ora ha funzionato, soprattutto con la Germania (stato disarmato per oltre 50 anni) ed altri staterelli satellite.

Le sue 300 testate, che impallidiscono di fronte alle 8.500 testate russe, sono pur sempre un piccolo deterrente per attirare partner europei spaventati dai metodi brutali di Trump: assomigliano a nuove leve finite in un addestramento di marines stile Full Metal Jacket. Bastano un paio di flessioni e un po’ di pioggia e fango per scoraggiarli.

Ipotesi di riarmo

Insomma, tutto questo scenario spinge la Francia verso un riarmo decisivo. Da qui l’accelerazione della legge di programmazione militare: 36 miliardi di euro aggiuntivi entro il 2030, con una spesa che dovrebbe raggiungere il 2,5 per cento del Pil. L’enfasi su munizioni, droni, difesa antiaerea e guerra elettronica riflette le lezioni dei conflitti attuali, dove il dominio tecnologico e la capacità di sostenere consumi elevati di armamenti risultano decisivi.

La deterrenza nucleare, che continuerà ad assorbire circa il 13 per cento del bilancio, resta il pilastro ultimo contro minacce esterne, ma è l’apparato convenzionale che deve adattarsi alla guerra ibrida e alla proliferazione di sistemi a basso costo, come i droni. L’Iran sta dimostrando come si possa tenere testa ad una superpotenza con sistemi che si possono acquistare su Temu o Alibaba.

In questo quadro si colloca anche la trasformazione progressiva della Marina nazionale. L’ammiraglio Nicolas Vaujour, come racconta la rivista Le Marin, ha annunciato il passaggio da 40.000 a oltre 65.000 effettivi, attraverso un modello “ibrido” che integra riservisti e giovani volontari del servizio nazionale. Non è solo una questione numerica: la marina si prepara a operare in uno spazio marittimo sempre più conteso, dal Mar Nero al Mediterraneo orientale, fino al Golfo Persico.

L’uso massiccio di Intelligenza Artificiale e droni, con la riqualificazione del 10 per cento del personale negli ultimi cinque anni, indica la volontà di adattarsi a un teatro dove la superiorità tecnologica è decisiva quanto la massa critica.

Un presidenza zoppo

Tuttavia, sostenere nel tempo uno sforzo che potrebbe avvicinarsi ai nuovi obiettivi Nato del 3,5 per cento del Pil rappresenta una sfida politica e finanziaria molto difficile per la Francia, dato anche il fragile e frammentato paesaggio politico interno.

Un presidente sfiduciato più volte, sul viale del tramonto, due blocchi politici che si fronteggiano senza che nessuno dei due riesca a prevalere sull’altro. La Francia in questo momento avrebbe bisogno di un De Gaulle ma si ritrova, ahimè, soltanto con un Macron. 

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