
L’America Latina si prepara a un ciclo elettorale denso e delicato. Tra il 2025 e l’autunno del 2026 sette Paesi saranno chiamati a eleggere il presidente e in ciascuno il voto avrà conseguenze decisive, non solo sul governo ma sulla stabilità istituzionale e sociale.
Sinistra indebolita
La sinistra legata al Forum di San Paolo, che ha guidato diverse nazioni per decenni, mostra segnali di indebolimento. Il Forum nacque nel 1990 grazie a Fidel Castro e Luiz Inácio Lula da Silva e nel tempo è diventato un centro di influenza politica, sostenuto da Cuba e finanziato da Hugo Chávez, con governi amici in undici Paesi.
L’influenza di Trump
Oggi, dopo gli anni della presidenza Biden, il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha introdotto una nuova pressione. Le sue politiche su commercio, immigrazione e sicurezza hanno premiato chi si mostra allineato agli Stati Uniti e penalizzato chi si oppone.
In Ecuador, la strategia ha pagato: il presidente Daniel Noboa ha rafforzato la propria posizione avvicinandosi a Washington, sconfiggendo la candidata del Forum di San Paolo Luisa Gonzalez. Altrove, la sinistra appare più fragile, indebolita da insoddisfazione popolare e dalla percezione di politiche economiche inefficaci. Pesano anche accuse di collusioni con la criminalità organizzata, come nel caso di Nicolas Maduro in Venezuela, che ha alimentato la sfiducia verso i leader progressisti.
I Paesi chiamati alle urne
Le elezioni iniziano in Bolivia, dove il 17 agosto il Movimento al Socialismo, al potere da vent’anni, ha subito una battuta d’arresto. Rodrigo Paz Pereira, partito dai sondaggi bassissimi, si è imposto come favorito per il ballottaggio contro Jorge Quiroga Ramirez, ex presidente di destra. I mercati hanno reagito positivamente, interpretando il risultato come apertura a riforme liberali.
In Cile, il voto previsto per novembre vedrà la destra divisa tra quattro candidati e la sinistra compatta con Jeannette Jara. Nonostante la frammentazione, José Antonio Kast guida le intenzioni di voto, ma il margine resta sottile.
L’Honduras, chiamato alle urne il 30 novembre, si confronta con istituzioni fragili e una storia di tensioni violente. Tito Asfura guida le intenzioni di voto, seguito da Salvador Nasralla e Rixi Moncada, esponente del Forum. L’ex presidente Manuel Zelaya ha già evocato scenari di violenza, alimentando timori di brogli e instabilità.
Il Costa Rica voterà il 1° febbraio 2026. L’attuale presidente non può ricandidarsi e il Partito Socialdemocratico del Progresso punta su Laura Fernández. I sondaggi la danno in vantaggio, mentre la destra è in ritardo e i partiti progressisti raccolgono consensi limitati.
In Perù, le elezioni del 12 aprile 2026 evidenziano la frammentazione politica. Rafael López Aliaga guida i sondaggi, seguito dal comico Carlos Álvarez e da Keiko Fujimori. I candidati di sinistra restano in difficoltà e metà dell’elettorato è ancora indecisa o orientata all’astensione, un fenomeno comune anche in Bolivia e Costa Rica.
In Colombia, il voto del 31 maggio 2026 sarà condizionato dalla violenza politica e dalla crisi istituzionale. L’assassinio del giovane senatore Miguel Uribe Turbay ha sconvolto il Paese e segnato la campagna elettorale, mentre condanne giudiziarie a figure di spicco come l’ex presidente Álvaro Uribe aumentano la polarizzazione.
Infine il Brasile, con le elezioni del 4 ottobre 2026, mostra una destra competitiva nonostante la squalifica di Jair Bolsonaro. Lula, a 79 anni, punta a un quarto mandato e ha reagito ai dazi americani invocando il nazionalismo. La sua strategia di sostegno alle imprese colpite e i rapporti crescenti con la Cina e i BRICS accentuano le tensioni politiche e sociali. Lula potrebbe emergere come figura chiave nell’opposizione alle politiche del presidente Trump nella regione.
Il possibile scenario
Lo scenario più probabile indica una vittoria diffusa della destra, favorita dall’appoggio statunitense e dal declino della proposta socialista, anche se in alcuni Paesi rimane la possibilità di governi di sinistra (Honduras, Colombia e Brasile).
Questa divisione in tutto il continente potrà creare due schieramenti contrapposti, che potrebbero dare maggiore sostegno politico ai gruppi della criminalità organizzata o ad azioni di “influenza maligna straniera” (Cina e Russia non resteranno a guardare).
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